Il docufilm
“Neanche Dio è solo”, la storia di Fondazione Arché al cinema
Lunedì 15 dicembre, al cinema Palestrina di Milano, sarà proiettato in anteprima nazionale il film che ricostruisce il cammino di Arché, a partire dalla scelta di padre Giuseppe Bettoni di occuparsi di sieropositivi nel pieno dell’emergenza Aids, fino alla Fondazione così come la conosciamo oggi: un luogo accogliente per madri con bambini, donne vittime di violenza e migranti. Sarà presentato anche il nuovo libro “Dare casa all’amore ferito”, che raccoglie testimonianze di operatori, volontari e famiglie
«La storia di padre Giuseppe non poteva non essere narrata, perché è una storia d’amore». È nato da qui Neanche Dio è solo, il docufilm che ricostruisce la traiettoria di servizio e speranza che ha portato un giovanissimo padre Bettoni a gettare il primo seme di Fondazione Arché così come oggi la conosciamo. Una casa accogliente per chi si misura con la violenza e con il dolore, un posto dove perdita e rinascita si tengono per mano.

A pronunciare quella frase è stato il dottor Wu Zhao Xiang, dopo aver incontrato padre Bettoni. È il produttore, insieme a Big Eyes Vision e a Claudia Porilli – Artech Digital Cinema, in collaborazione con Maggie Foundation, di un film che in 62 minuti cuce una testimonianza su una vita che ne ha intersecate (prendendosene cura) molte altre. Quella che doveva essere una semplice intervista si è trasformata in un racconto aperto, un messaggio di pace che dà voce a chi spesso non ne ha. Sarà proiettato in anteprima nazionale lunedì 15 dicembre alle 20,45 al cinema Palestrina di Milano.
Una regista under30
«È stato il mio primo grande progetto». Luce Maria Franchina ha 27 anni, e prima che il dottor Wu la scegliesse come regista non sapeva nulla di quella Fondazione nata nella sua Milano nel 1991. Non sapeva che cosa significasse avere 20 anni allora, le campagne in tivù per combattere l’Aids, lo stigma, la paura. «Ho iniziato a porre domande a padre Bettoni mossa da una curiosità sincera», racconta. «È un interlocutore che non ama parlare di sé, ma ci siamo riconosciuti nello stesso intento: raccontare, attraverso la sua figura, una storia più ampia, fatta di aiuto e umanità».

Con le musiche originali di Maximilien Zaganelli, il film si appoggia sulle immagini d’archivio racchiuse in un fotolibro. A colpire Franchina in modo particolare è la scelta di padre Bettoni: «Nel pieno dell’emergenza Aids, decise di dedicarsi ai sieropositivi, sfidando il pregiudizio della Chiesa e della società. Nel 1991 ha fondato l’associazione Arché, che nel tempo si è trasformata in Fondazione, aprendo le porte a madri con bambini, donne vittime di violenza e migranti». Oggi opera a Milano, Roma e San Benedetto del Tronto con case di accoglienza e progetti educativi.

Un uomo con i piedi per terra
Chi è padre Bettoni? «Un uomo con i piedi per terra», risponde la regista: «riesce a portare il messaggio di Gesù non tanto attraverso una dottrina ma attraverso l’esperienza e un insegnamento concreto». Che cosa si aspetta dall’uscita del docufilm? «Che riesca a portare un messaggio universale attraverso il lavoro di una persona la cui vita è completamente immersa nell’umanità». Quale messaggio? «Che siamo tutti uguali, degni di dignità, rispetto e seconde possibilità. È qualcosa che padre Bettoni trasmette in ogni singola parola e in ogni singolo gesto, che non è mai individuale». Arriva da qui il titolo Neanche Dio è solo: «Arché è un insieme di tante persone».
C’è anche un libro
Durante la serata (l’ingresso è libero su iscrizione tramite questo form), padre Giuseppe Bettoni presenterà insieme a Paolo Dell’Oca, portavoce della Fondazione, Dare casa all’amore ferito. L’esperienza di Arché (In Dialogo, 240 pagine), un volume corale che raccoglie testimonianze di operatori, volontari e famiglie. Un racconto che attraversa fragilità, resilienza e rinascita, e che invita a riflettere sulla forza della cura e dell’accoglienza verso chi vive situazioni di grande vulnerabilità.
Le fotografie sono di Fondazione Arché o fornite dall’intervistata
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