Donne e lavoro

Nei percorsi Stem mancano le donne (e si sente): Deloitte al Parlamento europeo

Presentato a Bruxelles lo “European Stem Observatory”, realizzato da Fondazione Deloitte e dal Public Policy & Stakeholder Relations Centre di Deloitte, basato su dati Eurostat, Cedefop, Ocse e su oltre 11mila interviste in dieci Paesi europei. Pur rappresentando il 55,1% degli studenti universitari europei, le donne iscritte in ambito Stem sono il 32,2%, con una crescita di appena lo 0,3%

di Chiara Ludovisi

Attirano ancora troppo poco, in Italia e in Europa, le discipline STEM (Science, Technology, Engineering & Mathematics). Per quanto il futuro dell’Europa e del suo sviluppo dipenda in buona parte da queste, sono ancora troppo pochi i ragazzi e soprattutto le ragazze che scelgono di intraprendere questo percorso. 

Se ne è discusso ieri presso il Parlamento Europeo a Bruxelles, in occasione della presentazione dello  “European STEM Observatory”, realizzato da Fondazione Deloitte e dal Public Policy & Stakeholder Relations Centre di Deloitte, basato su dati Eurostat, Cedefop, Ocse e su oltre 11mila interviste in dieci Paesi europei. 

All’incontro, aperto da un video messaggio della Presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola, sono intervenuti la Vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno, la Vicepresidente del Parlamento Europeo, Antonella Sberna, la Deputata del Parlamento Europeo, Isabel Benjumea, il Primo Consigliere della Rappresentanza Permanente Italiana presso l’UE, Alberto La Bella, il Ministro di Stato del Belgio, H.E. Frans van Daele, la Tesoriera e Membro fondatore della Women Entrepreneurship Platform (WEP) Charlene Lambert, la Chair di Deloitte Central Mediterranean Silvana Perfetti, il Presidente Fondazione Deloitte, Guido Borsani, il Direttore Generale di DG CONNECT, Roberto Viola, il CEO di Deloitte Central Mediterranean (Italia, Grecia e Malta) Fabio Pompei.

La situazione, da quanto emerge, è critica ormai da un decennio e non accenna a migliorare: nonostante il bisogno di competenze tecniche e scientifiche, solo il 26,5% degli studenti universitari europei è iscritto a percorsi STEM (Science, Technology, Engineering & Mathematics). 

Lo ha evidenziato, all’inizio dell’incontro, Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo. «Solo uno studente europeo su 4 sceglie un percorso STEM e di questi solo 1 su 3 è donna. Questo squilibrio limita la capacità dell’Europa di innovare e indebolisce la nostra competitività. rendendo più difficile rispondere alle sfide del presente del futuro», ha detto. «I percorsi STEM non sono pochi addetti ai lavori, ma rappresentano una risorsa strategica per l’autonomia e la resilienza del nostro continente». Picierno ha quindi ringraziato Deloitte, «che ogni anno organizza una riflessione sulle donne e sulla parità di genere e che oggi ci presenta dati fondamentali per programmare politiche e interventi. Quando il potenziale delle donne è limitato, diventa limitato anche il potenziale dell’Europa», ha aggiunto. «Se l’Europa vuole essere competitiva, le donne devono assumere sempre di più ruoli di leadership. L’inclusione non è questione solo di equità, ma anche di capacità economica. Deloitte e la Fondazione Deloitte ci hanno fornito i dati e le analisi: ora spetta a noi tradurre le indicazioni in azioni e in opportunità che sapremo dare alle prossime generazioni», ha concluso. 

Pochi studenti STEM, pochissime studentesse

I dati dello studio sono stati presentati dal presidente di Fondazione Deloitte, Guido Borsani. «Per citarne solo alcuni, appena il 26,5% degli studenti universitari europei è iscritto a percorsi STEM: nessun miglioramento, anzi un lieve peggioramento rispetto alla precedente rilevazione quando la percentuale era del 26,6%. Più di un’azienda su due segnala difficoltà nel trovare profili adatti e la carenza è particolarmente acuta in percorsi strategici, come gli ICT (Information and Communication Technology): in questo ambito, gli studenti iscritti rappresentano solo il 20,6% del totale STEM».

E se la parità di genere fatica ad affermarsi in tutto il mondo produttivo, in nel caso dei percorsi STEM il divario è ancora più evidente: pur rappresentando il 55,1% degli studenti universitari europei, le iscritte in ambito STEM sono il 32,2%, con una crescita di appena lo 0,3%

Secondo l’Osservatorio, gli indirizzi di Ingegneria sono i più scelti dagli studenti (52,6%), seguiti da scienze naturali, matematica e statistica (26,8%). Solo uno studente su 5 intraprende il percorso ICT. In questo campo la presenza delle donne continua a essere limitata: appena il 20,6% dell’intero bacino ICT. Anche in Ingegneria si segnalano poche ragazze, solo il 27,5%. Scienze naturali, Matematica e Statistica sono gli unici ambiti in cui si è raggiunta la parità di genere con un 50,6% di iscritte.

Le ragioni delle scelte, dalla famiglia ai pregiudizi

Ma cosa pesa di più nella scelta dei ragazzi e delle ragazze e quali ragioni disincentivano il loro orientamento verso questi percorsi? I sondaggi riportati nel report evidenziano che la famiglia continua a esercitare un ruolo decisivo nelle scelte: il 51% degli studenti STEM indica i familiari come un fattore determinante, percentuale che sale al 60% tra i giovani lavoratori. 

Oltre alla famiglia, determinante è la percezione di sé, o meglio il pregiudizio culturale: tra gli studenti non STEM, la maggioranza (6 su 10) ha preso in considerazione un percorso scientifico, ma molti hanno rinunciato a iscriversi perché considerato «troppo difficile»: lo afferma il 33% degli intervistati, mentre un altro 30% ritiene di «non essere portato».

Questi pregiudizi pesano soprattutto sulle ragazze, che incontrano stereotipi e discriminazioni con una frequenza ancora elevata. Oltre 7 su 10 tra studentesse e giovani lavoratrici STEM dichiarano di aver assistito a episodi discriminatori e il 48% delle studentesse afferma di averli subiti in prima persona. Una dinamica che incide non solo sulle scelte individuali, ma anche sulla capacità dei sistemi nazionali di trattenere e valorizzare il talento femminile.

Il mercato del lavoro cerca, ma non trova

Questo accesso limitato e insufficiente ai percorsi STEM ha una forte ricaduta sul mercato del lavoro. Più della metà delle aziende segnala infatti difficoltà nel reperire profili adeguati, in particolare in ambiti come Ingegneria (63%) e tecnologia (55%). Circa un’azienda su 3 indica la competizione internazionale come un fattore che rende complesso trattenere personale qualificato. Per far fronte a questo problema, 8 aziende su 10 chiedono interventi pubblici mirati a migliorare l’offerta formativa nazionale e potenziare gli scambi tra università e mondo del lavoro.

Silvana Perfetti, Alessandro De Luca, Isabel Benjumea (foto Alessio Pisanò/TotalEU)

«Il quadro tracciato dall’Osservatorio STEM mostra con chiarezza che l’Europa non sta avanzando al ritmo necessario per sostenere le sue ambizioni economiche», ha commentato Fabio Pompei, Ceo di Deloitte Central Mediterranean (Italia, Grecia e Malta). «Le iscrizioni ai percorsi STEM restano stagnanti, il genere continua a essere una barriera nei settori più critici e la distanza tra domanda e offerta di competenze si allarga. È sempre più necessario un cambio di passo. Solo un impegno congiunto tra istituzioni, imprese, famiglie e sistema formativo potrà trasformare le STEM da nicchia di competenze a motore reale della competitività europea».

Dai dati ai programmi e alle politiche

Gli europarlamentari presenti hanno quindi commentato i dati emersi e provato a tradurli in programma politico per il futuro.

Roberta Metsola

La presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola, intervenuta attraverso un video messaggio, ha parlato di «una realtà che non possiamo più ignorare: il futuro dell’Europa dipende dalle STEM. Ci mostra dove si trovano i divari, ci permette di monitorare i progressi e, soprattutto, orienta le nostre politiche nella giusta direzione». E ha ricordato: «L’Europa è sempre stata la casa dei costruttori, degli innovatori, degli inventori. Ciò che dobbiamo imparare a fare meglio è riconoscere quel potenziale, valorizzarlo e tradurlo in risultati concreti. Il Parlamento europeo lo sa e questo è il momento di fare ancora di più», ha concluso.

Fare ancora di più significa assumere «lo sviluppo delle competenze STEM come infrastruttura fondamentale delle transizioni digitale, ecologica e produttiva in corso», ha detto la vicepresidente del Parlamento Europeo Antonella Sberna. «Si tratta, a tutti gli effetti, di una priorità strategica per l’Europa, una leva essenziale per garantire competitività, innovazione e coesione sociale. Sempre di più è necessario coinvolgere gli attori impegnati nella creazione di un ecosistema che possa favorire lo sviluppo delle competenze, soprattutto in questi settori. Noi oggi siamo qui per rinnovare il nostro impegno, nella direzione indicata dallo studio di Deloitte e della sua fondazione, che ringrazio per l’impegno costante», ha dichiarato. 

Foto tratte dalla diretta. Dove indicato, foto di apertura e dove indicato credit Alessio Pisanò/TotalEU

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