Legge di Bilancio

Nel mirino l’assegno di inclusione, un emendamento lo vuole dimezzare

A lanciare l’allarme l'Alleanza contro la povertà. Antonio Russo: «Non possiamo credere che si intenda davvero procedere con l’ennesimo taglio». In pratica se venisse approvata la modifica si eliminerebbe - dopo i primi 18 mesi - la sospensione di un mese prima del rinnovo. Ma si ridurrebbe a metà l’importo della prima mensilità

di Redazione

Forte preoccupazione per le notizie, circolate in queste ultime ore, che parlano di dimezzamento dell’importo della prima mensilità dopo il rinnovo. A esprimerla l’Alleanza contro la povertà. Quella che si paventa all’orizzonte è una modifica che penalizza i beneficiari ed è contenuta in un emendamento alla Legge di Bilancio presentato dalla maggioranza.

Qualora l’emendamento fosse approvato, saremmo di fronte all’ennesimo accanimento del governo contro i poveri. La modifica, contenuta nell’articolo 38 comma 1 è questa: “L’importo della prima mensilità di rinnovo è riconosciuto in misura pari al cinquanta per cento dell’importo mensile del beneficio economico rinnovato ai sensi del primo periodo”. 

Come funzionerebbe la modifica

Dunque, nel momento in cui si elimina (opportunamente) il mese di sospensione tra il primo ciclo di 18 mesi dell’Assegno di inclusione e il rinnovo, si introduce però (inspiegabilmente e senza previa discussione) il dimezzamento dell’importo della prima mensilità del rinnovo. Una scelta che, pur evitando la pausa formale del sostegno, introduce un taglio secco e immediato del reddito proprio nel momento di maggiore fragilità dei nuclei familiari.

Lo Stato risparmia (poco) sulle spalle dei più fragili

Secondo le stime circolate sulla stampa, questa misura garantirebbe allo Stato un risparmio di circa 100 milioni di euro annui. Una cifra modesta se rapportata alla spesa complessiva della manovra, ma che viene ottenuta scaricando il costo su famiglie che già vivono sotto o a ridosso della soglia di povertà assoluta.

Si calcola che siano circa 350–400mila le famiglie che, a partire dal 2026, completeranno il primo ciclo di 18 mesi di Assegno di inclusione e presenteranno domanda di rinnovo: per questi nuclei, il dimezzamento della prima mensilità significherebbe una perdita media stimabile tra i 250 e i 300 euro, con punte più elevate per le famiglie numerose o con minori. Una riduzione tutt’altro che marginale, che rischia di compromettere il pagamento di affitto, utenze, spese alimentari e sanitarie.

Un precedente grave nel metodo e nel merito

Alleanza contro la povertà critica con preoccupazione questa misura, sia nel metodo che nel merito. Nel metodo, perché un emendamento non discusso pubblicamente e presentato all’ultimo momento mina la credibilità del processo decisionale e impedisce un confronto serio con chi da anni monitora e valuta le politiche di contrasto alla povertà. 

Nel merito, perché una volta ancora il governo va a risparmiare sulle spalle dei poveri, trasformando quello che dovrebbe essere uno strumento di inclusione in una misura sempre più incerta e punitiva, colpendo proprio chi non è riuscito, in 18 mesi, a uscire da una condizione di bisogno grave.

L’appello

Di qui l’appello di Alleanza contro la povertà: «Proprio recentemente siamo stati auditi dal governo in merito alla legge di Bilancio. Abbiamo presentato le nostre proposte e le nostre analisi, frutto del lavoro dei nostri esperti», ricorda il portavoce Antonio Russo. «Abbiamo anche pubblicato e presentato un documento sulla povertà, in cui emerge chiaramente quanto le misure di contrasto siano già gravemente insufficienti per rispondere al bisogno e alle gravi fragilità. Ora, non possiamo credere che si intenda davvero procedere con l’ennesimo taglio, colpendo proprio chi si trova in maggiore difficoltà».

«Chiediamo quindi l’immediato ritiro dell’emendamento. Il contrasto alla povertà non può essere affidato a interventi opachi e regressivi, né può diventare un capitolo su cui fare cassa in silenzio», conclude Russo.

In apertura Photo by Tomas Anton Escobar on Unsplash

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