Elezioni regionali
Nelle urne vince sempre l’astensione: per invertire la rotta servono “palestre di cittadinanza”
A votare è andato meno di un cittadino su due, in Toscana il calo rispetto al 2020 è del 15%. Emiliano Manfredonia, presidente di Acli: «È preoccupante che non ci sia un'alleanza trasversale per contrastare il fenomeno»
Se una malattia non si cura, di norma peggiora. In politica, la grande malattia del nostro tempo si chiama «astensione» e l’ultimo soggetto ad averla contratta è la regione Toscana. Alle elezioni regionali di domenica 12 e lunedì 13 ottobre ha votato meno di un elettore su due: l’affluenza si è attesta al 47,7%. Il crollo rispetto al 2020, quando già meno di due elettori su tre erano andati alle urne, è pesante: -14,9%. Due settimane fa erano state le Marche e la Valle d’Aosta a fare i conti con questi gli stessi sintomi, seppur più tenui: rispettivamente -9,74% e -7,52% rispetto a cinque anni fa. Il trend, però, è di lungo corso, basta guardare i dati delle ultime Politiche, poi quelli delle Europee e così via. Sempre in discesa.
Un problema lasciato senza risposte dalla politica
In Toscana, dove il centrosinistra ha vinto con il governatore uscente Eugenio Giani, che si è imposto sul candidato del centrodestra Alessandro Tomasi con il 53,9% dei voti contro il 40,9%, il dato sull’affluenza è il più basso mai registrato, peggio ancora che nel 2015 quando si votò solo il 48,2% degli aventi diritto. «È un dato gravissimo, inquietante», commenta con VITA Emiliano Manfredonia, presidente nazionale di Acli e di natali pisani. «Non è tanto una questione di destra o sinistra, ma di disaffezione generale verso le istituzioni». Più dei numeri in calo, però, «quello che preoccupa è che non ci sia un’alleanza trasversale per invertire questo trend».
Tra le cause di disaffezione verso la politica, influiscono molto sia la qualità del dibattito pubblico, sia i temi che lo riempiono. «Non c’è più una corsa a convincere l’elettore su dei progetti, ma si gioca a delegittimare l’avversario. I social su questo impattano molto», sottolinea Manfredonia. «Anche nel caso della Toscana, mi stupisce che in campagna elettorale non ci sia interessati a temi come il servizio sanitario o la formazione professionale, che sono in mano alle Regioni. Ho visto più che altro una lotta tra bande, con tanti singoli e pochi progetti».
La cura possibile: coinvolgimento e partiti “palestra” di democrazia
Il vero problema dell’astensionismo, oltre che in una generale sfiducia nella capacità delle istituzioni di incidere nella vita quotidiana, per Manfredonia è da ricercare nel fatto che le persone non si sentono più protagoniste. Per stimolare nuove forme di partecipazione politica, a fine settembre Acli ha organizzato a Firenze una giornata di studi dal titolo emblematico: «La democrazia nelle tue mani, il potere di esserci». «Il focus era sui giovani», spiega Manfredonia. «Con le recenti manifestazioni per la pace abbiamo visto che non tutti i giovani sono disinteressati e disimpegnati. Per questo, con altre realtà come Arci, ActionAid, Agesci e Azione cattolica abbiamo dato vita a una sorta di patto associativo per chiedere ai giovani stessi di indicarci nuovi modi per coinvolgerli».
Lo scorso anno, Acli aveva presentato due proposte di legge di iniziativa popolare che non hanno avuto sviluppo perché non hanno raggiunto le 50 mila firme necessarie. L’obiettivo di entrambe era sempre quello di combattere la disaffezione dalla vita pubblica. La prima proposta di legge riguardava l’istituzione di assemblee partecipative. «Quando si parla di partecipazione politica non ci si può limitare a considerare l’atto di andare a votare. Bisogna pensare nuovi modi per ingaggiare le persone e farle sentire importanti. Con le assemblee si sarebbe data una possibilità di partecipare a dei momenti di confronti ma senza gli oneri di impegnarsi con una funzione pubblica o politica».
La seconda proposta di legge, invece, riguardava i partiti e il loro ruolo di «palestra» di democrazia e vita politica. «Non può venire meno il loro ruolo, ma non possono neppure essere in mano a uno o pochi proprietari. I partiti devono tornare a essere luoghi dove si forma una classe dirigente e dove si studia la società. Devono tornare nei quartieri, tra il popolo, e svolgere un’attività sociale. E per farlo, serve reintrodurre il finanziamento pubblico, che noi abbiamo proposto».
Come detto, le due proposte non hanno avuto seguito, ma l’azione di Acli non si ferma: «Anche se non sono andate in porto, sono temi che stiamo cercando di rilanciare, ma non troviamo sostegno dai partiti. Prima si mostrano interessati e poi si tirano indietro», conclude Manfredonia.
In apertura: Eugenio Giani, governatore della Toscana, al seggio elettorale (Instagram)
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