Nuovi leader
New York, l’agenda neosocialista del sindaco alla prova dei fatti
È incominciato il mandato del primo cittadino più votato della città dal 1969: tra asili gratis, affitti bloccati e trasporti in autobus senza biglietto, l’agenda di Zohran Mamdani punta a ridisegnare la Grande Mela. Dopo le promesse elettorali, ora si dovrà passare ai fatti: le difficoltà sono le risorse limitate, i limiti normativi e le pesanti eredità su carceri e sicurezza
Migliaia di persone hanno sfidato il freddo newyorchese (c’erano circa 3 gradi) per sentirselo dire e lui non le ha deluse. Nel suo primo discorso alla città da sindaco in carica, Zohran Mamdani ha rassicurato i suoi elettori che non ha nessuna intenzione di ridimensionare il proprio programma, come gli è stato suggerito da più parti vista la radicalità (e conseguente difficoltà nel realizzarli) di alcuni punti. «Mentre scrivevo questo discorso, mi è stato detto che questa sarebbe stata l’occasione per ridefinire le aspettative, che avrei dovuto usare questa opportunità per incoraggiare la gente di New York a chiedere poco e ad aspettarsi ancora meno. Non farò niente di simile», ha scandito Mamdani davanti a City Hall, il municipio. Anzi, ha rilanciato: «Governeremo con espansività e audacia. Potremmo non avere sempre successo, ma non saremo mai accusati di non avere il coraggio di provarci».
L’agenda Mamdani
Musulmano, nato in Uganda, figlio di un professore indo-ugandese e di una regista indiana, Mamdani è stato eletto il 4 novembre con oltre un milione di voti, risultato che fa di lui il primo cittadino di New York più votato dal 1969 a oggi. I suoi 34 anni, invece, lo rendono il più giovane da oltre un secolo a ricoprire la carica. Esponente dell’ala socialista del Partito democratico – al discorso di insediamento c’erano icone del socialismo in salsa statunitense come Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez – il suo obiettivo è quello di trasformare la Grande Mela da città per ricchi e ricchissimi a città per tutti. Tutta la sua campagna elettorale si è incentrata attorno al tema della «affordability», accessibilità, promettendo asili gratis, affitti calmierati, supermercati pubblici, trasporto pubblico di superficie gratuito, salario minimo a 30 dollari l’ora e maggiore tassazione per i ricchi. Ora, però, è il momento di passare dalle parole ai fatti.
Il primo a cercare di tenere i piedi per terra è lo stesso Mamdani, che fin da tempi non sospetti ha allontanato da sé il calice del «tutto e subito», promettendo al contrario di completare il suo programma in otto anni, cioè nel tempo di due legislature. La prima delle sue proposte a essere stata etichettata come difficilmente realizzabile è l’aumento della tassazione per i ricchi, perché non è sua diretta competenza ma dello Stato di New York. Ma anche il piano di Mamdani di congelamento del prezzo degli affitti, suo cavallo di battaglia in campagna elettorale, è finito nel mirino dei critici a causa degli effetti collaterali che potrebbe avere. Il progetto del nuovo sindaco prevede il blocco quadriennale dell’aumento dell’affitto per oltre un milione di appartamenti che sono già sul mercato a canone stabilizzato. Per Mamdani è l’obiettivo più facile da realizzare perché sarà lui a nominare i membri della commissione che deciderà sugli aumenti (ma ci vorrà del tempo, perché dovrà attendere che alcune nomine fresche terminino il proprio mandato), ma la realtà potrebbe essere diversa da quella che si immagina.
Affitti congelati ed edilizia pubblica: cercasi risorse
Gli ostacoli sono tre. Il primo è il più intuibile: l’opposizione dei proprietari che verrebbero danneggiati dalla misura e che quindi cercheranno di impedirla in tutti i modi. In secondo luogo, per molti analisti un intervento prolungato di congelamento dei prezzi ridurrebbe gli incentivi a investire nella manutenzione e nel miglioramento del patrimonio edilizio da parte dei proprietari, con conseguenti danni nel medio-lungo periodo. Infine, siccome l’intervento di Mamdani riguarderebbe solo una parte delle abitazioni affittabili, il rischio è che per il resto degli appartamenti i prezzi schizzino alle stelle. Come ha ricordato il New York Magazine citando il premio Nobel per l’Economia Paul Krugman, «”l’analisi del controllo degli affitti è tra le questioni meglio comprese in tutta l’economia e, almeno tra gli economisti, una delle meno controverse… Quasi ogni libro di testo per matricole contiene un caso di studio sul controllo degli affitti, utilizzando i suoi noti effetti collaterali negativi per illustrare i principi della domanda e dell’offerta”».
Se le leggi dell’economia minacciano il congelamento degli affitti, le ragioni di bilancio mettono a repentaglio un altro punto cardine della campagna di Mamdani, cioè la costruzione (entro 10 anni) di 200 mila nuove unità abitative a prezzi accessibili e il restauro dei complessi di edilizia pubblica esistenti. Il problema, però, è che mancano le risorse. Secondo l’Independent budget office del Comune, alla New York City housing authority – l’ente che gestisce il patrimonio residenziale pubblico della città – servono circa 78 miliardi di dollari nei prossimi 20 anni per rimettere a norma i 350 complessi esistenti, dove vivono circa 450 mila persone con un reddito medio intorno ai 26 mila dollari l’anno. Questi inquilini pagano un affitto medio molto basso (628 dollari al mese), che non basta a coprire i costi di manutenzione degli edifici. Il bilancio della New York City housing authority è dunque coperto per due terzi da fondi erogati dal governo federale, che però sono in contrazione da anni. Dove troverà le risorse necessarie, Mamdani? Se lo chiedono i suoi critici e gli scettici.
Asili, autobus e supermercati: servono oltre 7 miliardi di dollari
Un altro punto molto costoso – e per questo difficile da realizzare – del programma di Mamdani è quello di garantire asili nido e scuole d’infanzia gratis per tutti i bambini dalle 6 settimane ai 5 anni. Secondo le stime annunciate dallo stesso sindaco, la misura potrebbe arrivare a costare fino a sei miliardi di dollari. Risorse che Mamdani vorrebbe reperire grazie a un aumento della tassazione dei ricchi e delle grandi aziende, operazione non così scontata. A legiferare sulla materia è, infatti, lo Stato di New York, guidato dalla democratica (ma moderata) Kathy Hochul. Pur essendo favorevole agli asili gratuiti, è contraria all’aumento delle tasse per i ricchi ma appoggia l’aumento di altre imposte. Insomma, il neoeletto sindaco dovrà essere abile a trattare con la compagna di partito o con il suo successore qualora lei non venisse confermata nelle elezioni di quest’anno.
L’aumento della tassazione servirà anche a finanziare altre due proposte di Mamdani: la creazione di cinque supermercati pubblici, valutata dal New York Times in 60 milioni di dollari, e la gratuità del trasporto pubblico di superficie tramite autobus, che dovrebbe costare quasi 800 milioni di dollari, sempre secondo lo stesso giornale.
Carceri e polizia, le sfide che Mamdani eredita
Tra le difficoltà che Mamdani dovrà affrontare non ci sono solo quelle legate al suo programma, ma anche alcune lasciate in «eredità» da chi è stato a City Hall prima di lui. Innanzitutto, il sistema carcerario, che appare per certi aspetti fuori controllo. Il Comune di New York – e quindi Mamdani – non ha più il controllo del sistema carcerario dopo che questo è stato sottoposto a commissariamento dalla giudice federale Laura Swain a causa delle numerose morti, specialmente nel carcere di Rikers Island, dove sono morte 48 persone durante la sindacatura di Eric Adams (predecessore di Mamdani), di cui 15 nell’ultimo anno.
In che modo tutto questo impatta con l’operato di Mamdani è presto detto: in base a una legge del 2019, Rikers Island va chiuso entro il 2027, mentre vanno aperte nuove carceri più piccole all’interno dei vari quartieri. La costruzione di queste strutture, però, procede a rilento, costa più del dovuto e, soprattutto, non piace ai residenti. Come segnalato dal già citato articolo del New York Magazine, Mamdani si trova in una sorta di trappola: da un lato deve prendersi la responsabilità politica della impopolare costruzione delle carceri, dall’altro non ha quasi alcun potere nella gestione del sistema carcerario, tutto in mano al commissario.
Infine, Mamdani eredita dall’amministrazione Adams un altro punto che rischia di giocare a sfavore della sua immagine e riguarda la polizia, travolta da alcuni scandali interni legati soprattutto a un presunto sistema di corruzione in cui le promozioni sarebbero state vendute. In questa vicenda, Adams è accusato di «aver dato potere a individui con noti precedenti di abusi e cattiva condotta» e, al contempo, di aver rovinato «le carriere e la credibilità di coloro che hanno denunciato» il sistema. Di nuovo, Mamdani si trova in una situazione spinosa: difficilmente difenderà gli accusati, per non passare come amico dei presunti corrotti. Al tempo stesso, sostenere l’inchiesta potrebbe mettergli contro la polizia di New York, scenario che nessun sindaco si augura.
In apertura: Zohran Mamdani il 2 gennaio alla stazione di Queens della metropolitana (AP Photo/Eduardo Munoz Alvarez/LaPresse)
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