Medio Oriente
Niccolò Parrino, Emergency: «Qui a Gaza non hanno mai smesso di bombardare e i medicinali continuano a non arrivare»
Israele interrompe e ripristina il cessate il fuoco. Oltre cento morti in una notte, la metà bambini. «La verità è che gli attacchi nella Striscia non si sono mai fermati», racconta Niccolò Parrino, logista per l’organizzazione umanitaria Emergency a Khan Younis. «Gli aiuti umanitari sono assolutamente insufficienti. E da mesi noi denunciamo la mancanza di medicinali che continuano a non arrivare: mancano garze e antibiotici»
di Anna Spena
Mentre Israele e Hamas si accusano a vicenda di aver violato la tregua, nella Striscia di Gaza, la scorsa notte, sono state uccise – in poche ore durante gli attacchi delle forze israeliane – più di cento persone, almeno la metà sono bambini. Nella serata di ieri il premier israeliano Netanyahu ha ordinato di condurre nuovi raid sulla Striscia. «Ma questa offensiva non è la prima da quando è entrata in vigore la tregua. L’attacco però è stato più forte di quelli che lo avevano preceduto», dice Niccolò Parrino, logista per l’organizzazione umanitaria Emergency a Khan Younis. Parrino è entrato nella Striscia solo da poco più di un mese.
La tregua, entrata in vigore lo scorso 10 ottobre, e mediata da Stati Uniti, Egitto e Qatar, insieme a Turchia e Arabia Saudita – che prevedeva tra l’altro l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia – regge? «Quando è stata annunciata», continua Parrino, «ho visto i miei colleghi e le mie colleghe palestinesi cautamente sollevati. E per qualche settimana non abbiamo visto sulle nostre teste jet passare, bombardare e tornare indietro. Ma le esplosioni non sono mai finite, i droni non hanno mai smesso di presidiare il cielo. Negli ultimi giorni le esplosioni sono aumentate sempre di più: ieri notte siamo arrivati al culmine».
Il cessate il fuoco è stato interrotto da Netanyahu ieri sera, e ripristinato questa mattina.
«Ma nelle vicinanze della nostra clinica, che si trova nella zona umanitaria, giravano due droni molto bassi. Così bassi che potevamo vedere i missili che trasportavano. I nostri colleghi e le nostre colleghe palestinesi hanno pensato “il cessate il fuoco è finito, la guerra è ricominciata”. C’era ieri sera un umore estremamente cupo e lo è stato anche stamattina, specialmente dopo una notte in cui alcuni colleghi hanno perso amici, conoscevano vittime, e hanno sentito le esplosioni molto vicine alle loro case. Un attacco in particolare è stato vicinissimo al nostro compound».
Emergency, entrata nella Striscia ad agosto 2024, ha costruito e gestisce una clinica nell’area di al-Qarara. Nella struttura offre primo soccorso, stabilizzazione di emergenze medico chirurgiche e trasferimento presso strutture ospedaliere, assistenza di base per adulti e bambini, attività ambulatoriali di salute riproduttiva e follow up infermieristico post-operatorio. Da novembre 2024, un team dell’organizzazione offre supporto medico e logistico a un Centro di salute primaria nella zona di al-Mawasi, nel sud della Striscia, gestito dall’associazione Cfta (Culture & Free Thought Association).
Ogni giorno i medici dell’organizzazione visitano oltre 250 pazienti.
«La situazione continua ad essere drammatica», spiega l’operatore umanitario. «C’è stato sicuramente un aumento dei beni in ingresso. Si è notata una diminuzione dei prezzi. Sono riapparsi prodotti molto basilari, essenziali, che prima non si trovavano. Ad esempio la carne congelata, che però costa costa circa 30 euro al chilo o il gas. Riguardo agli aiuti umanitari durante la guerra entravano al massimo 50 camion al giorno, un numero impensabile. Durante il cessate il fuoco, abbiamo visto entrare 200 camion al giorno in totale. Ma il fabbisogno sarebbe di almeno 1.200 camion al giorno. Per quanto ci riguarda, non abbiamo notato un aumento dei farmaci. Mancavano prima e continuano a mancare ancora oggi. Abbiamo bisogno soprattutto di antibiotici e garze. Il cessate il fuoco a Gaza non è mai sembrato un vero cessate il fuoco. Quest’ultima notte è stata l’ultima goccia che ha tolto anche ai palestinesi ogni speranza. Purtroppo, anche durante queste poche settimane di “mezza tregua”, i bisogni sono rimasti enormi».
AP Photo/Mariam Dagga/LaPresse
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