Ambiente
Niscemi: mentre frana un territorio, si compatta la comunità
Sono circa 1.800 gli abitanti di Niscemi che hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni in seguito alla frana che sta facendo collassare gran parte del paese. La comunità sta affrontando l'emergenza con grande senso di solidarietà. Per Giuseppe Montemagno, referente del Forum del Terzo Settore Sicilia, «questo è solo il momento di darsi da fare per non vedere scomparire un territorio»
«Ha presente un castello di sabbia? Sì, proprio quelli che si fanno al mare con paletta e secchiello. A Niscemi sta succedendo quello. Una volta che finiranno di franare tutte le pareti attorno, inizierà a venire giù il paese, in maniera obliqua. Vedere sbriciolarsi il nostro territorio è come assistere allo sgretolamento del proprio essere».
C’è tanto sconforto nelle parole di Flora Malvè, nata e cresciuta a Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Questo comune, da domenica 25 gennaio, sta vivendo l’altra faccia del disastro ambientale. Se il ciclone Harry ha imperversato e spazzato via parte delle coste marine, non solo quelle siciliane, in questo caso a venire giù è stata la collina del versante ovest di Niscemi, nell’area del torrente Benefizio e del quartiere Sante Croci. Angoscianti le immagini di decine e decine di abitazioni che si affacciano sull’orlo del precipizio e di auto pendenti nel vuoto.
Un Comune di cira 25mila abitanti in provincia di Caltanissetta, alle pendici dei Monti Iblei, con una finestra di bellezza ineguagliabile sulla Piana di Gela. «Stiamo vivendo momenti emotivi molto contrastanti», spiega Malvè. «Prima di tutto c’è tanta rabbia perché, in questi trent’anni, come si legge dappertutto, non è stato fatto niente: non si è pensato a un consolidamento del territorio che avrebbe evitato tutto o gran parte di quanto accaduto. Poi c’è tantissima tristezza e angoscia, soprattutto da quando il capo nazionale della Protezione civile ha detto che tutta la collina di Niscemi è destinata a crollare. Stiamo, infatti, già facendo le valigie per trasferirci in campagna, nelle case che solitamente usiamo per la villeggiatura. Chi, invece, non ha l’urgenza di utilizzare quelle case per sé le sta aprendo a chi non ha dove andare».
Gli animi sono in tumulto da quando, alle 13 di domenica 25 gennaio, hanno dovuto tutti raccogliere i beni di prima necessità. Si è trattato veramente di prendere le prime quattro cose che hanno potuto e di uscire diciamo pure definitivamente dalle loro case. Esattamente come avvenne nel 1997, quando una frana distrusse a Niscemi i quartieri Sante Croci, Pirillo e Canalicchio: anche allora le persone uscirono di casa mentre i piatti erano fumanti sulla tavola. Come un’altra tragica domenica, quella del 14 gennaio 1968 nella Valle del Belice quando, alle 13.28, la prima scossa colpì i Comuni di Montevago, Gibellina, Salaparuta e Poggioreale. La seconda venne percepita sino a Trapani, Sciacca e Palermo. Il terremoto in quel caso non si fermò e colpì duramente molti altri Comuni, trasformando la vita di migliaia di abitanti negli anni a venire.
Un tetto per tutti e la scuola per i ragazzi
Tristezza, paura, ma anche profondo vuoto quello che stanno vivendo gli abitanti di Niscemi. Gli sfollati sono circa 1.800, per i quali è stato allestito il Palazzetto dello sport comunale. I volontari della Protezione civile sono presenti, pronti a prestare assistenza continua. Nel frattempo, però, la vita a Niscemi si è fermata.
«Ci stiamo già attivando, insieme alle scuole del comprensorio colpito dalla frana, per seguire i ragazzi con la Dad», afferma Samantha Malvè, docente dell’istituto superiore Leonardo da Vinci di Niscemi, istituto a indirizzo tecnico e professionale. «Aspettiamo indicazioni precise da parte dei dirigenti. I nostri ragazzi riportano lo sconforto che coinvolge tutti perché vedere le persone uscire dalle proprie case con solo un sacchetto in mano è un’immagine veramente straziante. La cosa bella è che a Niscemi si sta dimostrando la forza della comunità: ci siamo subito attivati per portare agli sfollati coperte, cuscini, qualunque cosa potesse servire alle prime necessità. C’è chi si sta pensando ad attivare un numero per le donazioni. Faremo di tutto per superare questo momento e tornare a vivere il nostro territorio».
Un vento solidale che arriva anche da lontano
«Ricordo l’evento del 1997, sembra ieri», si inserisce Peppe Montemagno, portavoce del Forum del Terzo settore della Sicilia, «ma allora la frana coinvolse una zona periferica di Niscemi, mentre in questo caso l’area coinvolta è più estesa. Si dice che ci posssa essere il rischio che la collina frani del tutto e che Niscemi scompaia. Sentivo, proprio oggi, il responsabile della Protezione civile dire che non è a rischio tutto il paese, ma in questo momento possiamo fare solo ipotesi. Non dico che dobbiamo stare a guardare, ma non è neanche facile intervenire perché è pericoloso addentrarsi in zone a rischio crollo. Noi siamo in stretto contatto con il sindaco e con i dirigenti scolastici perché abbiamo in corso un progetto rivolto al benessere degli adolescenti, EsserCi, sostenuto dall’Impresa sociale Con I Bambini, che coinvolge anche il Comune di Niscemi. È un percorso all’interno del quale abbiamo aperto degli sportelli di supporto psicologico, che crediamo possano essere di aiuto anche in quetsto frangente. Ovviamente è una piccola goccia nell’oceano rispetto a quanto sta accadendo, ma ci siamo e ci rendiamo disponibili per quel che servirà».
Un territorio fragile che ha bisogno di cure
«Ci piange il cuore ad assistere a quel che sta accadendo agli abitanti di Niscemi», commenta Ennio Bonfanti, presidente del Wwf Caltanissetta. «Non è il momento di puntare il dito, ma di mettere in sicurezza il territorio. Diciamo, però, da tempo che invece di pensare a investire ingenti somme di denaro in opere come il Ponte di Messina, dovremmo focalizzarci su problematiche di sicurezza, così da consentire una vita normale in contesti così fragili che hanno bisogno di interventi seri. Un territorio, nel quale, quest’anno, gli incendi hanno devastato un polmone verde di biodiversità di rilevanza a livello internazionale che insiste nella Piana di Gela. Ciò che sta accadendo grida alla coscienza di tutti: nessuno può né deve voltarsi dall’altra parte».
La foto di Niscemi è della Protezione civile di Caltanissetta
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