Agroindustria

Nocciole, il crollo è mondiale e la causa ambientale, dalla Turchia alla Tuscia

Ferrero interrompe l'import di nocciole dalla Turchia. Il prezzo è raddoppiato nel giro di pochi mesi, dall’inizio dell’estate a oggi. La produzione è crollata per una gelata tardiva e per l’attacco della cimice asiatica. Anche in Italia il settore è in profonda crisi. Confagricoltura chiede sostegno al governo. Ferrero risponde aprendo una scuola gratuita per agronomi e tecnici, per rilanciare la filiera. Intanto non si affrontano i problemi ambientali, nemmeno nella Tuscia, dove a chiederlo è il Consiglio di Stato.

di Elisa Cozzarini

Le nocciole sono in crisi anche in Turchia, maggiore produttore mondiale. Più del 70% proviene da questo Paese. Ma quest’anno il raccolto è crollato, secondo le stime, da 600-700mila tonnellate a 500mila, o meno, a causa di una gelata tardiva e di un’infestazione della cimice asiatica. E il prezzo, da giugno, è raddoppiato, passando da 9 a 18mila dollari alla tonnellata oggi.

Ferrero, che accusa i commercianti turchi di speculazione, ha deciso di interrompere i rifornimenti. Per ora l’azienda, che utilizza un quarto delle nocciole prodotte al mondo, attingerà alle scorte e si rivolgerà al Cile e agli Stati Uniti. Ne ha dato notizia, nei giorni scorsi, il Financial Times.

Una crisi ambientale ed economica

L’Italia, secondo produttore al mondo, non se la passa meglio. Della crisi del settore corilicolo abbiamo scritto su VITA già a fine settembre. La coltivazione intensiva dei noccioleti è la principale responsabile dell’inquinamento del Lago di Vico, nella Tuscia. Una sentenza del Consiglio di Stato impone alla Regione Lazio di adottare misure per la protezione del bacino lacustre.

Qui, degrado ambientale e perdite economiche vanno di pari passo e indicano la necessità di cambiare modo di produrre.

In provincia di Viterbo e in altre aree tra le maggiormente vocate, in Piemonte, Campania e Sicilia, il calo raggiunge anche più del 70% del potenziale produttivo.

Nella Tuscia i danni economici sono quantificati a 160milioni di euro. Per far fronte alla crisi, Confagricoltura ha scritto al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, chiedendo interventi a sostegno del comparto. Le cause di questa stagione particolarmente negativa sono dovute all’andamento meteorologico anomalo in tutta Italia, con scarsità o eccesso di piogge, ondate di calore, carenza di ore di freddo, eccesso di umidità, forti venti. Questo ha favorito la diffusione della cimice e ha portato allo sviluppo di avversità fungine, batteriche e virali e ad abbondanti cascole anticipate. Ma, sottolinea Confagricoltura, «ormai da qualche anno, il potenziale produttivo italiano non riesce ad esprimersi al meglio, e pertanto la marginalità delle imprese corilicole è in seria difficoltà, stretta tra costi di produzione elevati e rese sempre più esigue».

Una scuola per la nocciola

A riconoscere l’urgenza di una svolta, perché «la filiera affronta sfide decisive legate ai cambiamenti climatici, alle nuove fitopatie e alla pressione competitiva globale», è la stessa Ferrero.

L’azienda ha promosso la nascita di un percorso formativo gratuito, per agronomi e tecnici, dedicato alla coltivazione della nocciola in Italia: la Hazelnut Agronomy Program, in collaborazione con l’European Institute of Innovation for Sustainability e con il Consiglio nazionale dei dottori agronomi e forestali – Conaf.

Resta da vedere se la scuola targata Ferrero affronterà anche la questione ambientale.

In apertura, foto di João Pedro Freitas su Unsplash

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