Aree interne

Noi come Niscemi: la nuova vita dopo la frana

L'emergenza di Niscemi, in Sicilia, riporta alla mente vecchi e più recenti drammi vissuti in Italia. Gli esempi di altri due borghi fantasma, Gairo in Sardegna e Craco in Basilicata: dal dramma del trasferimento di tutti gli abitanti fino alle nuove opportunità di sviluppo turistico

di Luigi Alfonso

La vicenda di Niscemi (Caltanissetta) e la conseguente, indispensabile evacuazione della popolazione, da una parte pongono l’accento sulle necessità immediate della popolazione locale e, dall’altra, richiamano l’attenzione sulle sue prospettive future. Ricollocazione è la parola più ripetuta. Per Legambiente Sicilia, «va immediatamente messa mano al Piano Nazionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico e vanno scelte politiche urbanistiche completamente diverse, a volte così dirompenti da essere inizialmente invise alla popolazione, per garantire una vivibilità sostenibile nel futuro. A Niscemi come sulla costa ionica non possiamo immaginare che si possa ricostruire come prima e, come chiedono alcuni, più di prima».

In Italia, non è il primo caso di una gigantesca frana che distrugge una parte più o meno cospicua di un centro abitato. Ecco due esempi di come è stato gestito il “dopo”.

Il caso di Gairo, in Sardegna

In Ogliastra, nella parte centro-orientale dell’Isola che anche nei giorni scorsi è stata flagellata dal ciclone Harry, c’è un paese fantasma che oggi è conosciuto con il nome di Gairo vecchio, per distinguerlo dal vicino paese di Gairo (Nuoro). Già alla fine dell’Ottocento, alcuni violenti nubifragi provocarono pericolosi smottamenti nel territorio. Il colpo di grazia giunse nel 1951, con un’alluvione che costrinse le autorità a imporre la completa evacuazione. Si decise, così, di ricostruire altrove il paese, ma gli abitanti non raggiunsero un accordo sul luogo esatto in cui edificare il nuovo centro. Di fatto, nacquero tre comunità: Gairo Sant’Elena (posto a circa 3,5 km di distanza, è conosciuto semplicemente con il vecchio nome di Gairo, dove ha sede il municipio), la frazione montana di Gairo Taquisara e, più a valle, Gairo Cardedu, che nel 1984 è diventato Comune autonomo e ha assunto il nome di Cardedu.

Uno scorcio di Gairo vecchio, in Sardegna

È soprattutto il vecchio borgo di Gairo Vecchio ad attrarre ancora oggi migliaia di turisti che amano la Sardegna più suggestiva e selvaggia dell’entroterra. Per ragioni di sicurezza, è vietato entrare o avvicinarsi ai vecchi edifici. «Stiamo lavorando per mettere in sicurezza non solo le case abbandonate, ma anche tutta l’area circostante», spiega il sindaco di Gairo, Sergio Lorrai, troppo giovane per poter aver vissuto in prima persona lo storico avvenimento degli anni Cinquanta. «Sono sempre numerosi i visitatori che vengono a vedere l’antico paese e questo ci fa piacere. Ma, per poter consentire loro l’accesso al sito, è indispensabile creare le condizioni minime di sicurezza».

Il trasferimento obbligato della popolazione, negli anni Cinquanta, fu facilitato da due nuclei di abitazioni preesistenti a pochissima distanza dal luogo del disastro.

«Ma sono passati oltre 70 anni da quell’evento, oggi si può fare una programmazione differente», ragiona il sindaco Lorrai. «Certo, se mi metto nei panni degli abitanti di Niscemi, comprendo la loro disperazione nell’aver perso tutto, o quasi. È angosciante pensare al prossimo futuro, anche alla luce di quanto è accaduto nel passato più o meno recente in occasione dei terremoti che hanno devastato l’Italia: se prendiamo l’esempio de L’Aquila, non mi sembra che siano state risolte tutte le criticità. Se poi guardo a casa nostra, soltanto in questi mesi stiamo arrivando a una svolta nella definizione dell’accatastamento delle abitazioni costruite nelle nuove aree. La maggior parte dei gairesi non è ancora proprietaria della casa in cui vive, in quanto non è mai stato completato il trasferimento formale dal demanio statale alla Regione e da questa al Comune. Una storia incredibile, ma anche complessa da gestire a distanza di tanti anni: fare il passaggio ufficiale tramite il notaio è davvero difficile. Stiamo completando l’elenco dei beneficiari: molti sono emigrati all’estero, altri nel frattempo sono deceduti. Soltanto nel luglio 2025 abbiamo effettuato il trasferimento dei mappali. Ecco, mi auguro che tengano conto di tutti questi ostacoli, se gli abitanti di Niscemi dovessero decidere di trasferirsi in blocco in un vicino borgo da ripopolare o comunque in un’area più adatta».

Sergio Lorrai, sindaco di Gairo

Da un evento drammatico possono nascere delle opportunità di sviluppo? «Stiamo cercando di creare le condizioni per facilitare la creazione di posti di lavoro per i nostri giovani», commenta Lorrai. «Vorremmo valorizzare il vecchio borgo, ma dobbiamo fare i conti con una serie di procedure per la messa in sicurezza. Stiamo lavorando per ridurre il rischio idrogeologico, con opere importanti di mitigazione. Se tutto va bene, entro il prossimo mese di maggio ci sarà la posa di un lungo cavo in acciaio che dai monti di Osini arriverà all’ingresso di Gairo vecchio. Ci siamo ispirati al “Volo dell’angelo”, un’infrastruttura turistica sulle Dolomiti lucane che attrae numerose persone durante buona parte dell’anno».

Il silenzio surreale di Craco, in Basilicata

«Un viaggio nel silenzio, dove il tempo sembra essersi fermato». Inizia così la presentazione di un percorso turistico a Craco (nella foto d’apertura) curato dalla cooperativa sociale “Oltre l’arte” di Matera, che porta avanti una serie di progetti basati principalmente su turismo e inclusione sociale. Dà lavoro a 90 persone (di cui il 30% con disabilità fisiche o cognitive) in tutto il territorio regionale, compreso l’antico borgo di Craco. La vicenda di quest’ultimo è simile a quella di Gairo, ma mostra una differenza sostanziale: una parte del vecchio centro abitato è tuttora percorribile a piedi. «I turisti che vi si recano, tutti muniti di caschetto, sono guidati dai nostri operatori in un percorso tracciato che è totalmente in sicurezza e dunque accessibile», spiega Rosangela Maino, presidente della cooperativa.

Rosangela Maino, presidente della coop. sociale Oltre l’arte (Matera)

Nel 1963 una frana cambiò il destino di quella comunità. Una serie di successivi cedimenti, protrattisi sino al 1974, costrinse progressivamente la popolazione a trasferirsi a valle, in località Peschiera, dove fu realizzato il nuovo abitato che prese ancora il nome di Craco (il sito originario viene chiamato Craco vecchia, dove sono stati girati numerosi film celebri, tra cui Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi, La Lupa di Alberto Lattuada, La passione di Cristo di Mel Gibson, Agente 007 – Quantum of Solace di Marc Forster, Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo e Ninfa Plebea di Lina Wertmüller).

Uno scorcio del vecchio borgo di Craco (Matera)

«Ci siamo aggiudicati un bando del Comune di Craco per la valorizzazione e gestione del percorso di visita», precisa la presidente Maino. «Così abbiamo assunto dieci giovani del luogo, che possono raccontare anche numerosi aneddoti legati alle difficoltà patite in quel periodo da genitori e nonni. Quella generazione ha subìto una terribile violenza ed è stata costretta a lasciare abitazioni e luoghi di lavoro, per trasferirsi altrove. Molti di loro hanno cambiato regione, ma c’è pure chi è andato a vivere all’estero. Una ferita sociale che ha portato un cambiamento nella comunità, costretta a ricostruire un sistema identitario».

Visitatori a Craco con le guide di “Oltre l’arte”

«È molto bello che questo progetto di rivalorizzazione oggi venga portato avanti da un gruppo di giovani del posto: sono loro che gestiscono il percorso, l’accompagnamento dei visitatori e il servizio di bigliettazione. Mantengono viva la memoria, la storia della comunità. Non sarebbe la stessa cosa se la narrazione la facessi io, che sono di Matera. Tra l’altro, in un paese di meno di 600 abitanti, l’aver creato dieci nuovi posti di lavoro non è roba di poco conto. A essi si aggiunge tutto l’indotto, alimentato dai circa 30mila turisti che si recano a Craco nel corso dell’anno. Queste attività hanno ridotto l’ulteriore spopolamento e generato nuove opportunità di sviluppo locale».

Credits: le foto di Gairo sono fornite dal sindaco Sergio Lorrai, quelle di Craco sono della coop. sociale “Oltre l’arte” di Matera

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