Inclusione
Non solo campioni: il diritto allo sport per le persone con disabilità
Fondazione Don Gnocchi ha sviluppato un programma di attività sportive e ricreative destinate a persone con disabilità che coinvolgono ogni anno oltre 250 utenti nel Nord Italia. Il referente e ideatore Antonio Spinelli: «Alcuni dei nostri utenti raramente escono dalla propria routine quotidiana, ma fare sport è un diritto di tutti e favorisce inclusione e socialità». L'obiettivo è portare il modello in tutta Italia
«Non ci penso a stare schiscio». Gabriele ha 53 anni e nella sua vita ha sempre cercato di fare sport, anche se non è mai stato facile. Fin dalla nascita, infatti, siede in carrozzina perché è nato prematuro. «Non pesavo nemmeno un kilo… considerando che era il 1972, possiamo dire che sono un miracolato per avercela fatta», racconta. Nella sua condizione, dice, o ci si arrende o ci si rimbocca le maniche e ci si mette in gioco. Quando può, va a nuotare, cosa che fa da quando era bambino, ma siccome è complicato da un punto di vista logistico, si tiene attivo tirando di scherma. «Mi aiuta a sbloccarmi e a sentirmi “come gli altri”. Lo sport è un veicolo di integrazione anche per le persone con disabilità, perché ci permette di essere protagonisti e non invisibili. Non siamo inutili, partecipiamo anche noi alla vita della società».
Gabriele vive nella rsd della Santa Maria Nascente di Milano della Fondazione Don Gnocchi ed è qui che, ogni lunedì, scende in palestra per la lezione settimanale. Da tre anni, infatti, la Fondazione ha sviluppato un intenso programma di attività sportive e ricreative destinato sia a chi vive nelle residenze sia agli ospiti dei centri diurni delle 13 strutture dell’Area Nord (Milano, Legnano, Pessano, Monza, Seregno, Inverigo, Malnate, Salice Terme, Rovato, Torino). La programmazione 2024-25 (settembre-giugno) ha coinvolto oltre 250 utenti, di cui 154 presso la Santa Maria Nascente. Scherma, powerchair hockey, bocce, nuoto, baskin (basket in carrozzina), tiro con l’arco, attività motoria di base, rieducazione equestre, calcio, moto-terapia, wheelchair karting, ippoterapia, yoga, giocoleria. «Lo scopo non è quello di creare il campione paralimpico, ma quello di dare a tutti la possibilità di fare sport, perché è un diritto di tutti», spiega Antonio Spinelli, referente Attività sportive e ricreative per l’Area Nord della Fondazione, la mente dietro al progetto. «Prima dell’atleta, al centro c’è la persona, con tutte le sue potenzialità ed i suoi limiti. C’è la persona con la sua storia».

(foto di Fondazione Don Gnocchi)
La programmazione delle attività non è stata decisa a tavolino, ma è frutto dell’esperienza diretta di Spinelli. «Io nasco come operatore sanitario e ho più di trentacinque anni di esperienza in ambito sportivo alle spalle. Ad alcuni utenti facevo fare un po’ di sport, sia perché è un veicolo di socialità e inclusione, sia perché fa loro bene». Non tutti, infatti, hanno come Gabriele la possibilità di uscire e andare al lavoro o di farsi accompagnare a fare attività sportiva individuale oppure a vivere momenti ricreativi come andare allo stadio, fare un aperitivo con gli amici o andare al cinema. «Alcuni dei nostri utenti raramente hanno la possibilità di uscire dalla propria routine quotidiana se non per la lezione settimanale di scherma piuttosto che di bocce», sottolinea Spinelli. Piano piano, è diventato un punto di riferimento per i colleghi della Santa Maria Nascente e quindi per le altre strutture della Fondazione, fino a diventare responsabile.
La possibilità di accedere alle varie discipline è valutata insieme ai terapisti e agli educatori che quotidianamente seguono le persone coinvolte. Da un punto di vista pratico è fondamentale anche l’apporto e la presenza dei volontari, che si occupano di trasporti, accompagnamento. «I benefici che riscontriamo sono diversi», spiega Giulia Manna, educatrice della Santa Maria Nascente. Innanzitutto, ci sono quelli psico-emotivi, perché grazie alla pratica sportiva gli utenti scoprono un nuovo valore di sé, dettato dal fare una cosa di cui non si ritenevano in grado. «Poi, ci sono tutti i benefici motori, cognitivi, relativi alla memoria». È anche per questo che la Fondazione Don Gnocchi ha stipulato una convenzione con Csi Milano, al fine di promuovere lo sport come strumento educativo e inclusivo per persone fragili e con disabilità, anche con scambio reciproco di competenze pratiche.
Le attività non sono tutte uguali. Alcune vengono fatte negli spazi della Fondazione grazie agli operatori e formatori della stessa, altre all’esterno, per altre ancora viene un istruttore pagato. È il caso, per esempio, del corso di scherma, uno dei primi a essere attivato grazie a un accordo con l’Accademia di scherma di Milano, già attiva nella formazione sportiva di persone con disabilità. «I risultati che raggiungono i “ragazzi” sono evidenti, chi lo fa da più tempo oggi riesce in gesti tecnici che prima sembravano impensabili», dice Simone, l’istruttore che ogni lunedì insegna a Gabriele e ai suoi 21 “compagni di classe”. «È una cosa che mi arricchisce dal punto di vista umano e non solo perché incontri realtà particolari, ma perché è bello vedere il loro progresso. Devo dire che spesso ci mettono più impegno loro che i ragazzini che sono iscritti ai corsi dell’Accademia».
Per il futuro, l’obiettivo di Spinelli e, soprattuto, della Fondazione è quello di riuscire a sviluppare una programmazione analoga in tutta Italia e non solo nell’Area Nord (dove, tra l’altro, ci sono delle disparità di opportunità tra le varie strutture: alla Santa Maria Nascente, per esempio, si fanno 11 attività sportive diverse, a Inverigo solo due). «È un tema di risorse, ma penso che sarà superabile, perché il valore dell’iniziativa è riconosciuto da tutti».
In apertura: Gabriele durante una lezione di nuoto (foto di Fondazione Don Gnocchi)
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