Diritti e Salute
Oblio oncologico: col decreto interministeriale Lavoro-Salute, ci siamo quasi
Un «passaggio atteso e fondamentale», «un passo concreto nella direzione giusta» per la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia Favo. Ora per la piena attuazione della legge sull'oblio oncologico manca un ultimo provvedimento, quello per il settore bancario.
Manca poco. Si procede verso la piena attuazione della legge sull’oblio oncologico, entrata in vigore in Italia il 2 gennaio 2024, il cui iter attuativo era atteso entro l’estate di quell’anno. Questa è la volta del penultimo passo mancante: il decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministro della Salute, n. 4/2026, del 20 gennaio 2026. Il decreto interministeriale era un «passaggio atteso e fondamentale», spiegano dalla Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia Favo, per garantire alle persone che hanno affrontato un tumore pari opportunità nell’accesso, nel rientro e nella permanenza nel mondo del lavoro e viene accolto «con grande soddisfazione». Un risultato frutto dell’impegno ultradecennale soprattutto della rete associativa di Favo e dell’Associazione italiana malati di cancro (Aimac).
È quasi fatta
Con questo decreto, che segue di pochi giorni il provvedimento dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni IVASS per il settore assicurativo, «si compie quasi integralmente il percorso di attuazione della Legge 193/2023» spiega Elisabetta Iannelli, segretaria di Favo: «Manca ormai soltanto il provvedimento del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio CICR per il settore bancario. Il provvedimento IVASS e il DM Lavoro–Salute danno attuazione alla legge in due ambiti cruciali per il ritorno a una vita piena e dignitosa dei guariti dal cancro, proteggendoli da odiose e inaccettabili discriminazioni. Assicurazioni e lavoro sono stati i motori che hanno permesso di arrivare al riconoscimento effettivo del diritto all’oblio oncologico».
Non solo i guariti
«Apprezziamo in particolare che il Ministero abbia recepito le osservazioni presentate da FAVO» spiega Elisabetta Iannelli, «confermando che la platea dei destinatari delle politiche di inclusione lavorativa comprende non solo i guariti dal cancro, ma anche coloro che, pur senza evidenza attuale di malattia, sono ancora sottoposti a trattamenti adiuvanti o a follow‑up, condizione che non consente di ritenere malate le persone ma non permette ancora di essere dichiarati guariti. È un chiarimento decisivo, da noi fortemente richiesto, che evita discriminazioni e tutela una fascia di lavoratrici e lavoratori oncologici che vivono una condizione di fragilità spesso invisibile. Naturalmente, i malati di cancro continuano a beneficiare delle tutele giuslavoristiche già vigenti».
«Positivo anche il riferimento al Piano Oncologico Nazionale e al decreto legislativo 62/2024 sugli accomodamenti ragionevoli, che rafforza l’impianto del provvedimento e lo colloca in una cornice moderna di tutela dei diritti e di inclusione lavorativa» conclude Iannelli: «Resta ancora molto da fare per rendere effettivi gli accomodamenti ragionevoli, anche attraverso una maggiore diffusione delle modalità flessibili di lavoro, ma questo decreto rappresenta un passo concreto nella direzione giusta. FAVO continuerà a collaborare con le istituzioni affinché i diritti sanciti sulla carta diventino realtà nella vita quotidiana delle persone che hanno affrontato un tumore.»
Foto di Mitchell Johnson su Unsplash
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