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Oltre il “sociale in polvere”: se il margine si fa istituzione, la comunità deve farsi carovana

Il lavoro di Aldo Bonomi, Salvatore Cominu e Albino Gusmeroli dal titolo "Istituzione del margine e istituzione della comunità", una ricerca densa e necessaria condotta per conto della Caritas Ambrosiana, parte da un paradosso economico: il territorio dell’Arcidiocesi di Milano, un'area che produce il 14% del Pil nazionale, è diventata la "capitale italiana delle disuguaglianze". Ora è il volontariato che deve superare l’assistenzialismo per diventare forza che trasforma i bisogni in comunità di cura e cittadinanza

di Emanuele Alecci

Pane Quotidiano, Onlus di distribuzione di generi alimentari con sede in viale toscana , Milano (Italia) Martedì 23 Dicembre 2025 (Foto Claudio Furlan/LaPresse) Pane Quotidiano, a non-profit organisation distributing foodstuffs based in Viale Toscana, Milan (Italy) Tuesday, 23 December 2025 (Photo: Claudio Furlan/LaPresse)

​Leggere l’ultimo lavoro di Aldo Bonomi, Salvatore Cominu e Albino Gusmeroli, una ricerca densa e necessaria condotta per conto della Caritas Ambrosiana, significa immergersi in uno specchio che restituisce un’immagine inedita e inquietante della nostra società. Per chi, come me, ha abitato inconsapevolmente i mesi della sua gestazione attraverso dialoghi personali, telefonate e scambi con Bonomi, questo testo è molto più di una ricerca: è la formalizzazione di un linguaggio condiviso, una “piattaforma comune” dove l’intuizione profetica del volontariato e la categoria scientifica della sociologia si fondono.

​È un testo che va letto da vari punti di vista, ma io sento il dovere di farlo guardandolo con gli occhi del volontariato, l’unico punto di osservazione che permette di trasformare l’analisi in vita vissuta.

​1. La diagnosi: un’eccellenza che frammenta

​La ricerca parte da un paradosso economico: il territorio dell’Arcidiocesi di Milano, un’area che produce il 14% del Pil nazionale, è diventata la “capitale italiana delle disuguaglianze”. Qui, dove il benessere medio è elevato, la ricchezza è così concentrata da generare quello che Bonomi definisce il sociale in polvere. ​Con questo termine, Bonomi descrive la crisi di quel tessuto fatto di reti territoriali e mutuo soccorso che un tempo “teneva in squadra” economia e società. Oggi la polvere è l’isolamento: famiglie mononucleari isolate, anziani soli e una solitudine urbana dove lo scambio gratuito (dal baby-sitting alle piccole riparazioni) è sostituito dall’indifferenza o dal servizio a pagamento. In questo scenario, il “margine” non è più un’emergenza, ma un’istituzione prodotta sistematicamente dal sistema.

​2. Il Terzo Racconto e la Pedagogia Trasformativa

​Davanti a questa frammentazione, il volontariato non può limitarsi a essere un “manutentore dei legami” o un semplice erogatore di servizi logistici. Deve invece abbracciare la pedagogia trasformativa: un agire nelle “faglie sociali” per trasformare la comunità dei bisogni in una comunità di cura, rendendo la persona protagonista del proprio riscatto. ​Qui emerge il cuore della nostra piattaforma comune: il Terzo Racconto. Tra il racconto dello Stato (spesso ridotto a burocrazia) e quello del Mercato (focalizzato sul profitto), il Terzo Racconto mette al centro la capacità umana vivente. È la narrazione di chi “istituisce la vita” partendo dalle “vite minute”, rifiutando la logica della delega per produrre nuovi anticorpi sociali.

​3. Dalle oasi alla carovana: La terra permessa

​I dialoghi di questi mesi hanno riportato al centro un’intuizione di Luciano Tavazza che ci è molto cara: la terra permessa, uno spazio dove il volontariato si fa cittadinanza. Bonomi ha tradotto questa spinta analizzando il passaggio dalle Oasi alla Carovana.

  • ​Le Oasi sono nicchie isolate di mutuo soccorso che ancora resistono, ma rischiano di rimanere frammentate.
  • ​Farsi Carovana significa invece costruire un sistema, un’alleanza larga capace di accorciare le filiere istituzionali e “fare rete” in modo autentico.
  • ​Significa abitare il confine tra il conflitto (necessario per dare voce agli “invisibili”) e il rammendo (la cura dei legami lacerati).

​Conclusione: La sfida di un sistema diverso

​Questa ricerca ci dice che la solitudine si batte solo se la comunità si organizza. Come volontari, non possiamo limitarci a guardare: dobbiamo usare queste categorie – sociale in polvere, oasi, carovana – per orientare il nostro cammino.

​Non siamo qui per tappare i buchi di un sistema che non funziona, ma per immaginare e costruire un sistema diverso, dove nessuno sia considerato uno “scarto”. Questo testo di Aldo Bonomi, Salvatore Cominu e Albino Gusmeroli, che ci arriva come un dono e un compito, è uno strumento da studiare attentamente per trasformare la nostra azione quotidiana in una vera forza istituente.

Foto: persone in fila per la distribuzione di pacchi alimentari/Milano/Claudio Furlan/LaPresse

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