Famiglia

Orfani di femminicidio: cosa c’è per loro?

Il Tribunale per i Minorenni di Roma ha deciso che il figlio di Federica Torzullo, uccisa il 9 gennaio dal marito da cui si stava separando, crescerà con i nonni materni. Il sindaco farà da tutore. Un caso che riaccende l’attenzione sui figli che rimangono dopo l'uccisione della madre: circa 3.500 in Italia, ancora senza un registro nazionale e spesso privi delle tutele pur previste dalla legge. A colmare il vuoto, il Terzo settore. In particolare, il doppio bando "A braccia aperte" di Con i bambini, che sostiene reti su tutto il territorio nazionale. Scarica l'instant book di VITA

di Veronica Rossi

peluche solo

Il figlio di Federica Torzullo e Claudio Carlomagno resterà con i nonni materni, con il sindaco di Anguillara a fare da tutore. Federica Torzullo è stata uccisa dall’ex marito ad Anguillara Sabazia il 9 gennaio; i genitori di Carlomagno sono stati trovati suicidi il 25 gennaio. In questi giorni il bambino è stato affidato ai nonni materni e il tribunale ha confermato questa scelta.

Tanti orfani speciali, nessun dato certo

Non è la prima volta che un giudice si trova a decidere su un caso del genere. Secondo le stime, sono circa 3.500 gli orfani di femminicidio in Italia. Ma, appunto, si parla solo di stime: un registro ufficiale nel nostro paese non c’è ancora. Questi minori sono vittime tre volte: perché hanno perso la mamma in un modo terribile, perché contestualmente perdono anche il padre, di fatto, e perché sono invisibili per il sistema istituzionale.

In una relazione dello scorso agosto, la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio indicava come urgente e non più rinviabile l’istituzione di un registro nazionale degli orfani di crimini domestici, che consenta di analizzare le dimensioni del fenomeno, gli aspetti quali-quantitativi, i fattori di rischio, la raccolta delle esperienze e degli interventi messi in atto. A novembre, Mara Carfagna, deputata di Noi moderati, ha presentato come prima firmataria un progetto di legge proprio per creare una banca dati nazionale e un registro, istituito presso il ministero per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità e dedicato ai bambini e ai ragazzi rimasti orfani a seguito di crimini domestici – in particolare dopo un femminicidio – così da garantirne la tutela effettiva e il monitoraggio costante.

A oggi, però, il figlio di Torzullo – così come gli altri che, purtroppo, si trovano nella stessa situazione – non verrà inserito in nessuna anagrafe. Così, tuttavia, sarà più difficile anche verificare che i minori abbiano il sostegno di cui necessitano.

La legge c’è, manca l’applicazione

Ma come vivono questi bambini e ragazzi? Innanzitutto bisogna dire che una legge che garantirebbe loro una serie di tutele processuali ed economiche esiste già ed è del 2018. La norma, per esempio, prevede che si proceda automaticamente al sequestro dei beni dell’indagato per risarcire i danni agli orfani o il trasferimento dell’eredità dalla madre ai figli (che non è scontato, visto che spesso a uccidere sono i coniugi), oltre alla creazione di un fondo economico dedicato e alla possibilità per i bambini e i ragazzi di cambiare cognome. Di fatto, tuttavia, questa legge rimane largamente inapplicata, perché è poco conosciuta e ferraginosa nel suo utilizzo. Solo per fare un esempio, del fondo, che ha un finanziamento complessivo di 12 milioni di euro all’anno, tra il primo agosto 2020 e il 31 luglio 2021 sono stati erogati appena 261mila euro a favore di 32 orfani; 29 assegni mensili da 300 euro (per un totale di 8.700 euro); 65mila euro come ristoro di spese mediche e borse di studio per 17 orfani. Mancano le informazioni, mancano le procedure e la burocrazia blocca le famiglie affidatarie. Tra le altre difficoltà, se il padre omicida si suicida, i benefici economici decadono: questo però accade in poco meno di un terzo dei casi.

Altre criticità, evidenziate anche dalla Commissione parlamentare, sono l’inadeguatezza dell’indennizzo una tantum, fissato a 60mila euro (ai sensi della legge 122 del 2016) anche se nello stesso nucleo ci sono più orfani e l’assenza di una disciplina specifica che assicuri il diritto alla deindicizzazione – cioè l’oblio in rete – per gli orfani di femminicidio.

Il progetto “A braccia aperte”

Quindi gli orfani di femminicidio sono completamente soli nel nostro Paese? Non proprio. Esistono delle associazioni e degli enti che, un po’ in tutta la penisola, se ne prendono carico. A sostegno di queste attività Con i bambini ha pubblicato nel 2020 il bando “A braccia aperte”, che ha stanziato 10 milioni di euro dal fondo per il contrasto della povertà educativa minorile; i progetti avevano una durata complessiva di 48 mesi. Nel 2025 un nuovo bando ha messo a disposizione 5 milioni di euro per continuare le attività in corso e altri 5 milioni per l’avvio di nuove iniziative, che dureranno 60 mesi.

Attualmente, i progetti attivi sono: Orphan of Femicide Invisible Victim, promosso dalla cooperativa sociale Iside (Nord Est); S.O.S. – Sostegno Orfani Speciali, promosso da Centri Antiviolenza E.M.M.A. Onlus (Nord Ovest); Airone, promosso dall’associazione Il Giardino Segreto (Centro Italia) e Respiro – Rete di Sostegno per Percorsi di Inclusione e Resilienza con gli orfani speciali, promosso dalla cooperativa sociale Irene ’95 per il Sud.

Durante i primi cinque anni, le reti nate dalla call di Con i bambini hanno agganciato in totale 450 orfani di femminicidio e ne hanno presi in carico 250. Questo passaggio, che può sembrare il più semplice, in realtà non lo è affatto: in assenza di un registro ufficiale, le organizzazioni hanno dovuto cercare sul territorio, affidarsi ai servizi e alla memoria degli operatori. Per ogni ragazzo è stato avviato un percorso personalizzato, non una linea d’azione standard.

Spesso le famiglie affidatarie rischiano di essere in difficoltà, soprattutto quando si tratta di familiari della persona uccisa, affaticati dalle tante incombenze. Di frequente si perdono informazioni, non si conoscono i diritti.

Grazie al progetto Airone è stato avviato in parte del Paese un numero di pubblica utilità, che dà informazioni utili e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati sul territorio. Il numero è 800 99 00 44, ma è disponibile solo in Lazio Abruzzo, Marche, Molise, Toscana e Umbra. Un bel passo, ma ancora troppo poco per la Commissione, che l’estate scorsa ha auspicato la creazione di una linea raggiungibile da tutto il territorio nazionale.

Foto di Kasia su Unsplash

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