Cooperative di comunità
Ostana, la montagna che parla di economia civile
Un nuovo vocabolario sta nascendo a Ostana, nell’ambito di ConversAzioni, il Festival che dà voce alle imprese e alle cooperative di comunità. Ideato da Viso A Viso e promosso da Confcooperative Habitat Piemonte, prosegue fino all’8 novembre come spazio di dialogo, riflessione e formazione per le aree interne. Oltre la fatica e un'idea di montagna eroica, la cooperazione di comunità può diventare un moltiplicatore di uguaglianza e concretezza
Visto da Ostana, uno dei borghi più belli d’Italia affacciato sul Monviso, il mondo ha una fisionomia diversa. Centro non è più soltanto il cuore pulsante di una grande città: è il fuoco acceso di un centro culturale piantato in un paese di 87 abitanti e 1250 metri di altitudine, uno spazio che è insieme bottega, asilo nido, biblioteca e anche aula temporanea per studenti universitari in visita. Il centro culturale in questione si chiama Lou Pourtoun ed è una struttura pubblica gestita da Viso A Viso, una delle 147 cooperative di comunità nell’orbita di Confcooperative che in Italia stanno provando a cambiare il modo con cui guardiamo alle aree interne.

Si sta svolgendo qui, in un lungo fine settimana di dialogo, conferenze e formazioni (qui il programma), il Festival delle imprese e cooperative di comunità ConversAzioni. Ideato da Viso A Viso e promosso da Confcooperative Habitat Piemonte, si propone di riflettere quest’anno (siamo alla quarta edizione) sul concetto di inclusione. L’ha spiegato in apertura dei lavori Laura Cantarella di Viso A Viso: «Chi è localizzato fuori dal centro è incluso o escluso, spesso non per scelta propria. Città da un lato, Alpi e Appennini dall’altro. Se siamo qui oggi è perché crediamo che la cooperazione di comunità sia un dispositivo prezioso, forse il più adatto, per superare questa visione vettoriale e dicotomica».
Piccolo vocabolario della cooperazione di comunità
Sul tema si sono confrontati questa mattina – sollecitati in una tavola rotonda dal direttore di VITA Stefano Arduini – volti e voci di Confcooperative nazionale e Confcooperative Piemonte (che pochi giorni fa ha ha celebrato il suo 50° anniversario), Regione Piemonte e Assopiemonte Leader. Un confronto importante per ragionare sulle relazioni che il mondo cooperativo cuce al suo interno e nei sistemi territoriali in cui si muove. Punto di partenza? Le parole. Una scatola appoggiata sul tavolo della grande sala convegni custodisce nelle giornate di Festival i biglietti e le riflessioni suscitate dagli interventi: in due ore di dibattito, ne ha accolte almeno trenta. Qui una piccola selezione per chi non c’era.
Fatica L’ha nominata per primo Giacomo Lombardo, sindaco di Ostana, una delle persone che dal 1985 a oggi si è adoperata per fare del suo paese un modello quando si parla di terre alte che hanno saputo resistere al declino. «Ostana combatte, da quarant’anni e con fatica, la sua battaglia per non morire: da cinque abitanti è arrivata a 50 che effettivamente vivono qui, età media 37 anni. A muovere tutto è stato l’amore».
Economia sociale «L’economia della globalizzazione ha lasciato fratture sociali e territoriali che distinguono i luoghi in aree che ce la fanno e aree che arretrano. Abbiamo bisogno di ripensare le nostre azioni, che devono tradursi in politica, in iniziative legislative, normative e fiscali e intervenire nella vita delle comunità», ha detto il presidente nazionale Confcooperative Maurizio Gardini. «Qualche settimana fa è stato pubblicato il Piano d’azione per lo sviluppo dell’economia sociale, che apre a una prospettiva di speranza. Richiama a un’economia diversa, non necessariamente in opposizione a un’economia di tipo capitalistico, ma in grado di ridefinire il quadro e la visione. Avere un action plan candida l’economia sociale a rivendicare una propria azione, risorse, misure». In questo contesto, la cooperativa di comunità diventa strumento strategico: «Una risposta ai bisogni concreti delle comunità».
Diritto di cittadinanza attiva/ Misure selettive/ Sussidiarietà È ancora Gardini a parlare: «Per sviluppare impresa ci vogliono servizi, viabilità e reti digitali. È un diritto di cittadinanza attiva nel mondo di oggi. Servono misure selettive, che sappiano leggere i territori, e sussidiarietà, perché né il pubblico né il privato da soli possono rispondere alle esigenze del presente».

Eroismo/ Normalità La prima parola deve lasciare il passo all’altra, secondo Alessandro Maggioni, presidente nazionale Confcooperative Habitat. «La montagna non deve essere più associata a un modo di vivere estremo, eroico. Deve assumere il ruolo di un’alternativa valida alla grande città. Se un grande centro come Milano rischia di diventare il più grande replicatore di disuguaglianze, facciamo della cooperazione di comunità un prezioso replicatore di uguaglianza e concretezza».
Generatività Per Marco Gallo, assessore regionale allo Sviluppo e Promozione della Montagna, Aree interne e Gal, «è cambiato il vento che tira in montagna, c’è un’attenzione nuova e un desiderio di costruire vissuti più sostenibili. La conoscenza dei territori, le infrastrutture materiali e immateriali e la collaborazione tra pubblico e privato sono elementi essenziali per un nuovo paradigma».

Straordinario Irene Bongiovanni, presidente Confcooperative Cultura Turismo e Sport, invita ad assumere un approccio culturale diverso: «Quando parlo di aree interne, mi impegno a sostituire l’aggettivo e a definirle speciali, cioè straordinarie. Per territori straordinari, servono strumenti straordinari: il dispositivo del partenariato speciale pubblico privato, un osservatorio per mappare e studiare l’esistente, una visione imprenditoriale, la capacità di fare rete e la vocazione della cooperazione a innovare».
Bene comune Per Gianluca Vignale, assessore regionale ai Fondi per lo Sviluppo e la Coesione, «il patrimonio pubblico è un bene della collettività: va gestito in ottica di sussidiarietà per una reale ricaduta sociale territoriale».

Bisogno di casa Fabiola Di Loreto, direttrice nazionale Confcooperative, ha portato numeri e pensiero: «L’abitare cooperativo ha un ruolo vitale nelle città, nelle aree rurali, nelle zone montane, garantendo condizioni di vita inclusive, sostenibili ed eque. Mentre a Milano un lavoratore si può permettere in media di acquistare 12 metri quadri, il 60% del territorio italiano è a rischio desertificazione. La qualità della vita nelle aree interne può attrarre gli abitanti delle città. Delle 147 cooperative di comunità aderenti a Confcooperative, il 54,4% opera nei settori culturale, turistico/esperienziale e di valorizzazione del territorio: su 5mila soci, la gran parte lavoratori, il 46,4% è donna, sintomo di un’attenziona alla conciliazione vita lavoro. C’è bisogno di dialogo e di proseguire l’iter per dare una cornice legislativa alle cooperative di comunità».
Progettualità condivise e in rete Franco Gilardi, presidente Assopiemonte Leader che raggruppa i 14 Gruppi di azione locale (Gal) del Piemonte, ha descritto la struttura e le competenze dell’organizzazione che presiede: «Siamo un braccio operativo della Regione Piemonte, a disposizione per qualunque iniziativa sul territorio».
Ecosistemi di servizi Li ha chiesti Federico Bernini della cooperativa Viso a Viso in chiusura: «Tavoli che guardino alla scuola, alla sanità e ai trasporti in modo sinergico e condiviso, per ecosistemi che siano davvero vivibili».
Le fotografie sono di Alessandro Aimonetto/Irpimedia
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