Giornata mondiale del volontariato
Palermo Capitale del Volontariato: un cammino tutto in salita, ma la legacy c’è
Si conclude il viaggio di "Palermo Capitale del Volontariato", con una mobilitazione da parte di oltre 2500 enti del Terzo settore della provincia di Palermo. Un percorso che ha animato i territori dando modo alle piccole associazioni di dare il meglio, anche se non sono mancate criticità come la mancanza di una visione politica che guardi al futuro. La legacy di questo anno? «La nascente Fondazione di Comunità», dice Giuditta Petrillo, presidente del Csv cittadino. Per don Sergio Ciresi, direttore della Caritas locale: «Da domani in poi si deve collaborare di più e meglio, tutti quanti»
Si potrebbe partire dai dati per raccontare l’anno che ha caratterizzato “Palermo Capitale del Volontariato 2025”, che oggi si conclude con una grande cerimonia al Teatro Massimo di Palermo alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Una festa, che ha dato modo di ritrovarsi a quanti hanno animato le otto circoscrizioni cittadine attraverso le numerose iniziative territoriali previste dal progetto la cui cabina di regia è stata abitata da CSVnet, associazione nazionale dei Centri di servizio per il volontariato, in partenariato con il Forum nazionale del Terzo settore e Caritas italiana e in collaborazione con l’Associazione dei Comuni Italiani-Anci.
Si potrebbe partire dai dati per dire che è stato un anno speciale per gli oltre 2.500 enti di Terzo settore della provincia di Palermo, per i circa 45mila volontari attivi nel territorio palermitano, gli oltre 200 enti locali partecipanti, i 15mila cittadini raggiunti o coinvolti attraverso oltre 40 eventi territoriali, i mille studenti di 12 istituti scolastici in attività Pcto.

Si potrebbe esultare pensando che sia stato un successo su ogni fronte e probabilmente in parte è così. Ma non sono pochi che si chiedono quanto le varie iniziative che hanno animato i territori abbiano lasciato solo un bel ricordo rispetto a una giornata di festa o siano state capaci di generare semi di reale cambiamento.
Un’occasione perduta
«Ci sono state tante belle iniziative, ma ritengo sia mancato il piano politico», sostiene Giuseppe Montemagno, portavoce del Forum del Terzo Settore Sicilia. «La questione non era fare vedere che ci sono tanti volontari bravi, capaci di fare belle cose, ma di guardare in prospettiva. Anche se la protagonista era Palermo, si sarebbe dovuto pensare alla dimensione regionale, quindi giocando su un piano diverso. Poteva essere un anno in cui si costruiva un futuro diverso, invece si è rimasti relegati troppo alla dimensione locale. Anche il coinvolgimento del Forum avrebbe dovuto essere diverso».
«Ci sono stati eventi anche di un certo spessore, ma spesso di rappresentanza», rincara la dose Ferdinando Siringo, presidente del Movi Sicilia. «Il problema è che la maggior parte è stata fatta a spese delle associazioni che hanno dovuto attingere alle loro casse. Anch’io ritengo che sia mancato un pensiero politico, non di organizzazione: vuol dire andare ed essere presente nei territori, analizzare, discutere con la comunità, sperimentare insieme ai cittadini. Sarebbe interessante capire se anche le altre città che hanno vissuto l’esperienza di essere “Capitale del Volontariato” hanno avuto gli stessi problemi».

Una frammentarietà di servizi da cui ripartire
«Per me, invece, è andata abbastanza bene», afferma don Sergio Ciresi, direttore della Caritas diocesana di Palermo. «È chiaro che il problema, a prescindere dall’essere Capitale del Volontariato, è la frammentarietà dei servizi. Ci sono a volte dei luoghi in cui i servizi sono tantissimi accanto ad altri che soffrono la loro assenza. E ci sono tante associazioni e organizzazioni che fanno quasi tutti le stesse cose, rispondendo non del tutto ai bisogni reali della comunità, in particolare su quelli emergenti. Dobbiamo fare ancora molto su questo, ma credo che in questo anno siamo riusciti a lavorare bene insieme. Noi, come Caritas, puntiamo molto sul rafforzare il servizio di volontariato nelle parrocchie, in collaborazione con le associazioni del territorio, perché una cosa di cui parlo spesso anche nel mondo ecclesiale è che, a volte, le parrocchie non collaborano con le realtà locali. La lettura che è emersa da questo anno è che da domani in poi si deve collaborare di più e meglio tra tutti quanti».
Il volontariato che opera partendo dal basso
«Lo slogan “Il volontariato che non ti aspetti… Il tuo!” era stato scelto pensando di rivolgerlo a ciascuno, alle associazioni, alle istituzioni, perché nessuno deve restare fuori e indietro. Questo anno», dice Giuditta Petrillo, presidente del Centro di Servizi per il Volontariato di Palermo, « ci è servito per mettere in risalto quello che è il volontariato un po’ di tutta la Sicilia, parlando, confrontandoci. Chiaramente il centro di questo percorso è stato senza dubbio Palermo, che ha dato prova di avere quel volontariato che non ti aspetti. Non lo abbiamo mai pensato come autocelebrazione, ma come impulso per ogni genere di realtà. I volontari non hanno eseguito, ma hanno collaborato in un percorso di coprogettazione che li ha visti protagonisti di processi di trasformazione. Anche le periferie si sono risvegliate, per esempio con i tour del volontariato, per noi una scoperta, una novità. I volontari hanno portato a scoprire le bellezze della città anche le scuole, impiegando per esempio come guide le persone fragili. È solo un esempio di quello che ha saputo costruire “Palermo Capitale del Volontariato”. Nonostante le promesse di aiuti economici che poi non sono giunti dalle amministrazioni pubbliche, non ci siamo fermati: uno dei risultati è stato il protocollo sull’amministrazione condivisa siglato con l’Anci Sicilia da tutti e tre i Csv siciliani a cui è seguita l’idea di far nascere una Fondazione di Comunità. Abbiamo capito che il Terzo settore costruisce dal basso, dimostrando che il volontariato sa essere un elemento importante di democrazia, di libertà, di partecipazione».

Prendere possesso dei territori per costruire buone pratiche di vita
A Palermo, per esempio, si è raccontata un’altra storia rispetto alla solita: quella di un milione di italiani che, attraverso i patti di collaborazione, si stanno prendendo cura dei “beni di nessuno” come se fossero i propri. Il primo “Festival dell’amministrazione condivisa”, celebrato nei mesi scorsi, ha sancito più di 50 patti di collaborazione, oltre 350 iniziative tra eventi, interventi di rigenerazione urbana e animazione territoriale. Numeri che raccontano di un impegno quotidiano, silenzioso ma tenace, di mediazione tra amministrazioni pubbliche, volontariato, Terzo settore, cittadinanza attiva, istituzioni e privato locale.
Grazie, poi, a una partnership tra la Fondazione Teatro Massimo e il Cesvop si è articolato in un percorso ricco e multiforme, capace di coinvolgere bambini, ragazze e ragazzi in esperienze di valore culturale e sociale. Una su tutte quella che, grazie all’associazione Cuore Che Vede odv ha dato loro l’opportunità di varcare la soglia delle quinte del Teatro Massimo. Non da spettatori, ma da esploratori di un mondo affascinante, hanno visto da vicino gli artigiani e le maestranze al lavoro, scoprendo come nascono scenografie e allestimenti, toccando con mano la magia che si cela dietro ogni rappresentazione. Un’esperienza che ha acceso nei loro occhi la meraviglia e la curiosità, mostrando loro che l’arte è fatta anche di mani sapienti, di mestieri antichi, di passione quotidiana.

Dalle ceneri di un’ex discarica a cielo aperto è, per esempio, nato un giardino. Dove la mafia aveva lasciato degrado, oggi i bambini corrono su prati verdi e le famiglie si ritrovano all’ombra degli alberi. La villetta Martina Bologna, nel quartiere Cruillas di Palermo, ha riaperto i battenti lo scorso novembre, trasformata dall’impegno di decine di volontari che hanno lavorato fianco a fianco con i cittadini per restituire alla comunità uno spazio verde abbandonato.
Per non parlare di WeCare, il festival della “cura” e del volontariato che ha visto protagonisti 500 giovani studenti provenienti da nove scuole di Palermo. Un evento che ha trasformato Villa Trabia, storico parco cittadino, in un laboratorio di cittadinanza attiva, dove gratuità e reciprocità diventano parole d’ordine di una generazione impegnata nel cambiamento sociale.
Un piccolo esempio di storie di ordinaria scesa in campo del volontariato, capace di stimolare i cittadini a riprendere possesso del proprio territorio costruendo, attraverso le bruone pratiche, comunità consapevoli e responsabili del proprio futuro. Anche in vista della nascente Fondazione di Comunità che sta vedendo la luce in questi giorni.

L’alleanza dalla quale nasce la Fondazione di Comunità
«Ci siamo dati sei mesi di tempo, ma solo perchè un tempo fisiologico per definire il percorso», prosegue Petrillo, «dopodicchè la “Fondazione di Comunità di Palermo” sarà una realtà. Un’alleanza storica e rappresentativa della società civile, frutto di un percorso di studio condiviso, che mira a dotare la Città Metropolitana di un motore generativo e di un “corpo intermedio solido” capace di trasformare la storica frammentazione in una forza d’insieme organizzata, concentrandosi sull’attrazione di risorse extra-locali e sulla co-progettazione del welfare. Tredici gli enti del comitato promotore (Addiopizzo, Centro studi Opera don Calabria, Bocs, Caritas diocesana di Palermo, Centro servizi volontariato di Palermo, Legacoop Sicilia, Libera Palermo, associazioni “San Giovanni Apostolo”, Laboratorio Zen insieme, Next – Nuove energie x il territorio, Per esempio, People help the people, Vivi sano) che ne costituiscono l’ossatura , certi che la Fondazione potrà fare la differenza».
Il volontariato? Dobbiamo dare ai giovani la possibilità di innamorarsene
«Il volontariato oggi è sicuramente calato nei numeri rispetto a qualche anno fa», riflette in conclusione don Ciresi, «ma purtroppo c’è una questione socioculturale di cui tenere conto, che riguarda soprattutto i giovani. Ce ne sono tanti che vengono a prestare servizio in mensa, alla Caritas, stipuliamo anche delle convenzioni con alcune università attraverso Erasmus+, ma il loro problema siamo noi adulti: non siamo riusciti a trasmettere la bellezza della gratuità del servizio, quanto è bello consegnarsi gratuitamente per aiutare l’altro. Non siamo riusciti a trasmettere quei valori che venti, trenta, quarant’anni fa ci animavano. Dovremmo fare un passo indietro e cercare di capire come fare innamorare anche i nostri ragazzi di quello che a noi faceva battere il cuore».
Le foto sono state fornite dall’ufficio Comunicazione di “Palermo Capitale del Volontariato”
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