Inclusione

Parità di genere, da Coop quasi un manager su due è donna

Cresce la leadership femminile dell'azienda cooperativa, che a Milano rilancia la campagna "Close the gap". Nel piano 2026: supermercati rifugio con i "Punti Viola", formazione interna con la Fondazione Cecchettin e il pressing per l'educazione affettiva obbligatoria a scuola

di Francesco Crippa

«Abbiamo la necessità di rivolgersi a tutti, uomini e donne, ragazzi e ragazze, per mettere a disposizione dell’Italia una società più matura e consapevole». Maura Latini, presidente di Coop Italia, conferma anche per il 2026 l’impegno per accrescere l’inclusione e la parità di genere nell’azienda e nella comunità in cui i suoi dipendenti sono inseriti con il lancio, dal Teatro Franco Parenti di Milano, della campagna “Close the gap”, giunta alla sua sesta edizione. L’obiettivo è quello di non arrendersi alla «consuetudine» che porta al perpetrarsi, di generazione in generazione, di forme di violenza di genere.

L’agenda 2026

Oltre all’accoglienza e al reinserimento lavorativo per donne vittime di violenza saranno due le direttive principali dell’agenda di quest’anno. Da un lato, rafforzare i risultati raggiunti con la Certificazione per la Parità di genere Uni Pdr 125, lo strumento volontario previsto dal dipartimento per le Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri che Coop Italia ha ottenuto nel febbraio 2024. Inoltre, dal 2026 sono 39 i punti vendita Coop Alleanza 3.0 che hanno ottenuto la certificazione di “Punti Viola”, cosa che li rende presidi di accoglienza aperti a chiunque si trovi in stato di pericolo, grazie alla formazione di 664 dipendenti.

In particolare, l’obiettivo sarà quello di estendere l’attività di formazione interna sperimentato con esiti positivi a Padova da Coop Alleanza 3.0 e Coop Reno in collaborazione con Fondazione Giulia Cecchettin.
Sono stati 145 i dipendenti coinvolti nel progetto pilota. Dopo un’indagine preliminare per invitare i partecipanti a una riflessione individuale per avere più consapevolezza sulle proprie conoscenze e percezioni della violenza di genere, ci sono stati diversi incontri volti a diffondere una nuova consapevolezza sul tema, promuovere una cultura inclusiva, monitorare e segnalare eventuali criticità e imparare a riconoscere comportamenti inappropriati fino alle vere e proprie molestie.

«Non ho mai visto cambiamenti sociali robusti arrivare senza una grande consapevolezza da parte di uomini e donne», ha richiamato Latini, sottolineando come percorsi educativi di questo tipo abbiano un impatto non solo sulla cultura aziendale, ma su tutta la comunità in cui ogni dipendente è inserito.

L’impegno con le scuole

Il secondo filone di intervento di “Close the gap” sarà, invece, dedicato alle scuole, con la promozione di una campagna di sensibilizzazione sull’urgenza dell’inserimento nei programmi scolastici di un corso obbligatorio in materia di educazione alle relazioni da affidare a professionisti. Al tempo stesso, Coop Italia continuerà a sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare (che ha già raccolto 72mila firme) per attivare sportelli psicologici pubblici e gratuiti nelle comunità, scuole comprese.

Non a caso, contestualmente al lancio di “Close the gap”, al Teatro Parenti è stato dato il via anche alla seconda edizione di “Dire, fare, amare”, la campagna di Coop a sostegno dell’introduzione dell’educazione affettiva nelle scuole. L’impegno di Coop in ambito scolastico è attivo già da tre anni, con una proposta educativa che ha coinvolto, in totale, oltre 1.500 classi, ovvero quasi 35mila studenti in tutta Italia (ma nell’anno scolastico in corso si sono aggiunte 690 classi).

I risultati del 2025: cresce la parità di genere

L’evento è stato anche l’occasione per fare un bilancio su quanto fatto finora dentro l’azienda. Oggi, segnala Coop, in una realtà in cui le donne sono il 71% dei dipendenti, il 46% dei ruoli direttivi è ricoperto da donne (+6% rispetto a un anno fa) e la presenza femminile è evidente anche nei cda delle cooperative, dove il 49,7% dei consiglieri è donna rispetto (+8,9%), come lo è il 54,8% dei soci eletti nei vari organismi rappresentativi dei territori.

Sono stati presentati, inoltre, i risultati della ricerca condotta “La Scuola degli affetti. Indagine sull’educazione alle relazioni”, illustrati da Elisabetta Camussi, professoressa di Psicologia sociale all’Università Milano Bicocca. Secondo la survey, il 70% dei genitori intervistati chiede che l’educazione alle relazioni diventi materia scolastica obbligatoria, come già accade in molti Paesi d’Europa, e un altro 20% non è contrario. Sono 9 su 10, poi, gli italiani che pensano che un corso di questo tipo possa aiutare a prevenire fenomeni di emarginazione, odio e violenza tra i giovanissimi.

È emerso anche, però, che la maggior parte dei genitori e degli adulti intervistati valuta negativamente (quando non del tutto assente) la propria esperienza di educazione alle relazioni: un aspetto problematico, poiché sono loro i “maestri”, diretti e indiretti, a cui i ragazzi di oggi guardano. Proprio per questo, Coop rinnova la necessità di affidare educazione e formazione a specialisti.

In apertura: la presentazione della campagna “Close the gap” di Coop Italia (foto di Nina Fresia)

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