Legge di Bilancio 2026

Per i caregiver? Servono un miliardo di euro

La Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie ha presentato 28 emendamenti al ddl inviato dal Governo alla Commissione Bilancio del Senato. Il presidente Vincenzo Falabella individua le priorità, tra cui le risorse per i progetti di vita e per il riconoscimento dei caregiver familiare. «Nessuna negoziazione sull'articolo che prevede il ritorno ai controlli sulle richieste di applicazione della legge 104/1992, previsti nel ddl»

di Luigi Alfonso

Un atteggiamento propositivo e costruttivo, ma con il fermo proposito di opporsi ai provvedimenti discriminatori. È questo lo spirito con cui la Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie – Fish ha depositato alla commissione Bilancio del Senato un documento che contiene 28 emendamenti al Disegno di legge di Bilancio 2026. L’obiettivo è, innanzi tutto, quello di garantire risorse strutturali, adeguate e continuative. Ne parliamo con Vincenzo Falabella, presidente della Fish.

I punti che riguardano la disabilità sono tanti e non possono essere approfonditi uno per uno in un’intervista, ovviamente, «ma da una prima lettura approfondita della legge di Bilancio, non si vedono interventi strutturali rispetto a quello che si sta portando avanti anche da un punto di vista normativo. Questa cosa balza subito agli occhi».

Qual è la priorità delle priorità, secondo voi?

Innanzi tutto, chiediamo l’immediata soppressione dell’articolo 129, comma 8, che riguarda la possibilità per le pubbliche amministrazioni di effettuare verifiche di controllo, laddove il lavoratore o il familiare richieda il beneficio previsto dalla legge 104 del 1992 (è la legge che riconosce assistenza, integrazione sociale e tutela dei diritti delle persone con disabilità e dei loro familiari, ndr). Non intendiamo ritornare al periodo dei controlli. La 104 è stata una grande legge di civiltà e le persone con disabilità devono essere sostenute e accompagnate, non si può ricorrere alla repressione. Su questo non intendiamo negoziare.

Questo comma punta a smascherare qualche furbetto.

Perfetto. Se ci sono degli abusi, apriamo un tavolo di concertazione al quale siedano i rappresentanti del ministero competente, dell’Inps e delle due federazioni più rappresentative e cerchiamo di trovare le soluzioni per migliorare l’attuale norma. Al momento, il testo prevede che l’Inps accerti, su richiesta del datore di lavoro, la permanenza dei requisiti sanitari per i quali sono riconosciuti i permessi di legge ai dipendenti della pubblica amministrazione. Ma la norma non si aggiusta con la repressione. Siamo aperti al dialogo con il Governo, a patto che cassino quell’articolo dalla Legge di Bilancio.

Quali soluzioni alternative proponete?

Restringere i benefici per i familiari, i conviventi o i non conviventi in linea retta, per esempio. Oppure, far sì che il posto di lavoro del richiedente possa essere in un raggio di 50 km e non di 500 km come prevede attualmente la norma. Siamo pronti a fare le nostre proposte perché vogliamo che la norma sia sempre più rispondente alla persona con disabilità e, conseguentemente, al familiare che presta l’attività di sostegno. Ma il problema non si risolve con un semplice comma di una Legge di Bilancio. Bisogna confrontarsi su questo tema, perché è un tema di grande rilevanza sociale.

Nel nostro Paese ci sono 7 milioni di caregiver. Come minimo, servono un miliardo di euro

Vincenzo Falabella, presidente Fish

C’è un altro aspetto nevralgico contenuto nel Ddl: la figura del caregiver.

È evidente che i 270 milioni di euro previsti per il 2027 sono sottostimati rispetto alla platea e alla necessità. Chiediamo un intervento strutturale adeguato, per far sì che la norma poi possa trovare applicazione.

Quante risorse finanziarie occorrono, a vostro avviso, per dare risposte a tutti i familiari che si occupano di una persona con disabilità o con gravi problemi di salute?

Come minimo, un miliardo di euro. Nel nostro Paese ci sono 7 milioni di caregiver. Supponiamo che soltanto un milione di essi richiedano il beneficio, cosa che per me è altamente improbabile perché tutti aspettano la norma ad hoc, parleremmo di 270 euro all’anno a persona. Una cifra irrisoria. Chiediamo un implemento cospicuo di quel fondo.

C’è un’altra novità che nel 2027 andrà a regime. Parliamo del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.

La parte che riguarda il decreto legislativo n. 62/2024 ci ha spinti ad avventurarci a fare dei conti e, conseguentemente, le prime proiezioni. Al momento non c’è nessun capitolo di spesa riferito a questo specifico provvedimento. Ma sappiamo che nel 2027 dovrà partire in tutto il Paese. Non è che potremo scovare le risorse nel 2026: occorre pensarci ora. Se non c’è la volontà sin da oggi di capire che occorre investire per garantire l’applicazione di quella norma, ci ritroveremo nel 2027 con risorse irrisorie che non permetteranno di costruire progetti di vita. Bisogna dare un sostegno concreto ai caregiver familiari, riconoscendo il loro ruolo fondamentale nel sistema di welfare e assicurando strumenti economici, previdenziali e di conciliazione vita-lavoro che ne valorizzino la funzione di cura e di accompagnamento quotidiano.

Nel 2027 il progetto di vita dovrà partire in tutto il Paese: non è che potremo scovare le risorse nel 2026: occorre pensarci ora

Vincenzo Falabella, presidente Fish

Giusto per capire: quanto costa un progetto di vita?

Lo stimiamo mediamente in 25-30mila euro all’anno. Ce ne sono alcuni che costano di più, altri costano di meno, perciò teniamoci su questa media. Mettiamo il caso che, dei 6 milioni e mezzo di cittadini con disabilità, un milione e mezzo o anche 2 milioni chiedano quella cifra, è facile capire che saranno necessari svariati miliardi di euro per dare risposte a tutti coloro che ne hanno diritto. Ora, non dico che vadano trovati tutti nel 2025, ma quanto meno cominciamo a strutturare un fondo che arrivi ad avere almeno un miliardo o un miliardo e mezzo di euro.

Non sarà facile individuare tutte queste risorse, visti i tempi e viste alcune scelte del governo, per esempio in materia di riarmo.

Parliamo di cifre enormi, lo sappiamo bene. Infatti, abbiamo previsto contributi solidali per far sì che si possano recuperare risorse importanti. Faccio un esempio: se il governo andasse a tassare gli extra profitti delle banche, e una parte di quella tassazione venisse dedicata a questi capitoli d’investimento, avremmo trovato una enorme quantità di soldi. Serve la capacità politica di assumere una decisione che può essere impopolare, nei confronti delle lobby bancarie. Ma oggi è necessario fare questo.

Il ministero per le Disabilità è un dicastero senza portafoglio.

E questo è un grandissimo limite, perché tutto quello che fa quel ministero poi trova lo sbarramento della sostenibilità economica. A volte prevale il senso economico rispetto al senso sociale. Ma se vogliamo dare corso e sostanza ad un ministero di questa importanza e portata, occorre dargli un fondo. Un portafoglio che renda praticabili i principi inseriti all’interno delle norme. Siamo di fronte a un cambiamento epocale: la legge delega sulla disabilità modificherà l’attuale sistema. Ma per fare questo non bastano i buoni presupposti previsti dalla norma, servono anche investimenti adeguati. Ci sono aspettative legittime e molto importanti da parte delle famiglie, non possiamo permetterci di lasciare tutto sulla carta.

Siamo di fronte a un cambiamento epocale: la legge delega sulla disabilità modificherà l’attuale sistema. Ma per fare questo non bastano i buoni presupposti previsti dalla norma, servono anche investimenti adeguati

Vincenzo Falabella, presidente Fish

Faccio un appello al Governo e al Parlamento, affinché i nostri emendamenti di buon senso siano ascoltati. Non chiediamo la luna, semplicemente confidiamo in un’attenzione particolare, anche graduata. Incominciamo a investire in capitoli specifici nel 2026, per trovarci poi pronti nel 2027, quando i progetti di vita dovranno diventare realtà. Ma se non investiamo da oggi, ci troveremo in affanno l’anno prossimo. La vita dei cittadini con disabilità non deve restare appesa alle leggi di Bilancio, occorrono politiche pubbliche realmente orientate alla piena realizzazione personale, all’autonomia e all’inclusione sociale, lavorativa e comunitaria delle persone con disabilità e delle loro famiglie. La disabilità non è una questione settoriale, ma un tema trasversale che riguarda l’equità, la crescita e la coesione sociale del nostro Paese.

Credit: foto della Fish

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