Cop 30 in Brasile

Perché la politica deve ascoltare le comunità locali per combattere il cambiamento climatico

Maria Laura Conte, direttrice Comunicazione e Advocacy di Avsi, è a Belém per seguire i lavori della Conferenza sul Clima dell'Onu. «Serve un approccio trasversale, che tenga insieme i diversi punti di vista e metta al centro lo sviluppo integrale della persona». L'esempio del Mozambico

di Francesco Crippa

La Cop30 entra nel vivo. Dopo un giorno di riposo al termine della prima settimana, il 17 novembre sono ripresi i lavori, con importanti nodi ancora da affrontare: si va dal perfezionamento degli strumenti di finanza climatica alla definizione di strategie per rendere più efficaci le politiche di riduzione delle emissioni, passando per l’implementazione del Global Stocktake (il processo quinquennale di revisione collettiva dei progressi globali verso gli obiettivi a lungo termine definiti dall’Accordo di Parigi del 2015). Tavoli di discussione multisettoriali, in cui non si può prescindere, sostiene Maria Laura Conte, direttrice Comunicazione e Advocacy di Avsi, in Brasile per seguire i lavori della Conferenza sul Clima dell’Onu, da un approccio capace di tenere insieme punti di vista diversi e che consideri i bisogni delle persone e delle comunità non come quadri a sé stanti ma come pezzi di un unico grande puzzle. «Gli obiettivi dell’Agenda 2030 sono trasversali e non possono essere affrontati da soggetti singoli», spiega. «Serve ascoltare tutte le parti coinvolte. Prendiamo il caso della finanza climatica: bisogna fare sintesi tra il punto di vista dei Governi, delle comunità locali, della società civile organizzata, del settore privato, delle istituzioni come università e ricerca, delle imprese». 

In Brasile, però, manca uno dei principali attori globali: gli Stati Uniti, che a marzo sono tra l’altro usciti dall’Accordo di Parigi. Un’assenza che potrebbe pregiudicare l’efficacia degli accordi che verranno raggiunti: «Il fatto che non ci siano è uno schiaffo rispetto alla priorità che i temi ambientali, per il loro impatto sulla vita delle persone e sull’economia, dovrebbero avere per le grandi potenze, è come se volessero dire a chi è venuto qui e partecipa ai negoziati che si occupa di temi non rilevanti», commenta Conte. Al di là dell’aspetto simbolico, l’impatto di questa assenza rimane tutto da valutare. «Da una parte c’è chi pensa che senza gli Usa i negoziati potranno procedere più speditamente, altri invece ritengono che invece saranno indeboliti perchè manca un grande produttore di inquinamento. Staremo a vedere, di sicuro non può determinare un disimpegno da parte di quanti sono alla Cop».

A Belém, racconta Conte, l’atmosfera che si respira passa da quella ovattata dell’area «blu», riservata ai diplomatici, a quella «di festa» dell’area «verde» aperta al pubblico, dove ci sono panel, dibattiti, momenti di confronto ma anche di incontro con le comunità locali dell’Amazzonia. Fuori dagli spazi della Cop, invece, nei giorni scorsi non sono mancati momenti di tensione, con le manifestazioni di alcuni gruppi di indigeni che è sfociata in uno scontro con le forze dell’ordine. Le comunità locali protestano per lo sfruttamento dell’Amazzonia, il disboscamento per fare spazio a trivelle e industrie. «Le contraddizioni, alle Cop, non sono mai mancate», sottolinea Conte. Gli indigeni, semplicemente, hanno cercato di mettere a nudo l’incoerenza delle mosse del presidente brasiliano Lula. «Gli contestano il fatto che, mentre da un lato si fa paladino dell’Amazzonia, facendo venire rappresentanti da tutto il mondo in questa città per mostrare il dramma del cambiamento climatico, dall’altro lato garantisce concessioni per l’estrazione di petrolio e gas poco distante da qui».

L’ascolto delle comunità locali è il punto di partenza di ogni progetto di Avsi. «Come abbiamo ribadito anche qui, il nostro approccio allo sviluppo è community driven, cioè coinvolge le comunità come primi attori: si ascoltano i loro bisogni e insieme si studiano le soluzioni migliori», spiega Conte. Soluzioni che sono sempre trasversali e mai limitate a un singolo problema: «Bisogna guardare allo sviluppo integrale della persona, che si compone di varie dimensioni: educazione, alimentazione, salute, relazione con la comunità e con l’ambiente». Nel 2024, circa il 70% dei progetti di Avsi nel mondo aveva una componente legata alla lotta al cambiamento climatico, declinata in vari modi.

Un esempio di questo approccio fondato sui bisogni della comunità e sullo sviluppo integrale della persona è un progetto di agro-riforestazione in Mozambico, frequentemente colpito da alluvioni e disastri naturali che distruggono raccolti e foreste e rendono la terra non coltivabile. «Il nostro progetto punta a sviluppare l’agricoltura mentre vengono piantati alberi (e a volte vengono anche avviati allevamenti) che si integrino con le colture scelte. In questo modo si interviene su diverse dimensioni: si favorisce la sicurezza alimentare, si creano attività generatrici di reddito, si valorizzano le comunità, si ripristinano foreste e si tutela l’ambiente».

Un altro esempio viene sempre dal Mozambico, dove Avsi sostiene un progetto di clean cooking. «Si promuove la diffusione e l’utilizzo di piani di cottura migliorati che riducono l’utilizzo di legna o carbone quindi riducono l’inquinamento», spiega Conte. «Questo sistema di cottura, dove viene diffuso in modo capillare, ha un impatto multiplo: non solo riduce le emissioni, ma salva le foreste dall’abbattimento, riduce il rischio che le donne che cucinano e i bambini intorno a loro si intossichino, ottimizza  i tempi di cottura e quindi libera il tempo delle madri di famiglia che così possono dedicarsi anche ad altre attività, la cura dei figli o altri lavori o formazione». Per questo, Avsi ha implementato metodi di cottura innovativi che riducono l’impatto ambientale e il tempo necessario. «Così, uno strumento come un piano di cottura, che ha un impatto immediato sull’ambiente, ha impatto positivo ad ampio spettro anche sui diritti, sul women empowerment, sulla protezione di donne e bambini»,  sottolinea Conte.

La sfida del cambiamento climatico non può essere slegata da un cambiamento culturale. Non a caso, in Brasile, dove (anche) a causa di emergenze climatiche sempre più persone si spostano a vivere in città che diventano progressivamente «invivibili», spiega Conte, «Avsi sta sviluppando molti progetti di urban development che integrano adattamento ed educazione, lavorando su un cambio di mentalità e l’acquisizione di consapevolezza su come si ricicla, come si produca energia o si coltivi in modo sostenibile e così via».

In apertura: un progetto di educazione al rapporto con l’ambiente sostenuto da Avsi in Mozambico (Grassani/Avsi)

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