Oltre le ricorrenze
Persone con disabilità: ecco perché il Piano d’azione non sarà soltanto un “libro dei sogni”
Sette linee di intervento, 66 linee d’azione, tre anni di tempo: Serafino Corti, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, illustra il nuovo Piano d'azione nazionale, presentato oggi a Roma. Attualità, concretezza e pragmatismo sono le parole chiave. «Abbiamo identificato per ciascuna linea d'azione un soggetto responsabile e degli indicatori di risultato: questo non è mai stato fatto prima. Ci sarà un cronoprogramma e un monitoraggio. Fra tre anni sono convinto che il cittadino si accorgerà che le istituzioni hanno cambiato le loro procedure», dice
Lo ha approvato all’unanimità il 28 novembre l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità – Ond, che ci ha lavorato per più di un anno. Si compone di 66 linee d’azione, articolate su sette linee di intervento: accessibilità universale; progetto di vita; benessere e salute; sicurezza inclusiva e cooperazione internazionale; inclusione lavorativa; sistemi di monitoraggio; istruzione, università e formazione. Si tratta del nuovo Piano nazionale per la promozione dei diritti delle persone con disabilità, presentato ufficialmente oggi, in occasione della Giornata internazionale sui diritti delle persone con disabilità nell’ambito di un evento che si è svolto presso il Cortile d’onore di Palazzo Chigi.
«Un grande risultato, frutto del dialogo e dell’impegno dei gruppi di lavoro che hanno lavorato più di un anno coordinati da Paolo Bandiera, Angelo Cerracchio, Raffaele Ciambrone e Domenico Sabia, con il supporto dei coadiutori e sotto la sapiente regia del professor Serafino Corti», ha commentato la ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli. «Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alla stesura del Piano e, in particolare, le due federazioni maggiormente rappresentative delle persone con disabilità, Fish e Fand, che con i suoi presidenti Vincenzo Falabella e Nazaro Pagano, e i rappresentanti di alcuni ministeri, sono membri del Cts». Nei giorni scorsi la ministra Locatelli aveva già sottolineato che «una delle prime linee d’azione che avrà un finanziamento specifico riguarda il contrasto alla violenza sulle donne con disabilità»: un milione di euro.

Il Piano ora sarà portato in Consiglio dei Ministri, in Conferenza Unificata e quindi andrà al Presidente della Repubblica per la promulgazione. Sarà triennale e di fatto sarà il primo vero “Piano” di cui il nostro Paese si dota, «avendo avuto in precedenza due Programmi d’azione biennali, di cui l’ultimo approvato nel 2017», sottolinea Serafino Corti, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico dell’Ond. La differenza tra Programma e Piano non nominalistica, ma dice di approccio «concreto e pragmatico»: ora sono state individuate priorità e a dettagliate azioni specifiche, indicando per ognuna di esse a chi è in capo la responsabilità di attuarla, ponendo degli indicatori di risultato e disegnando un sistema di monitoraggio e un cronoprogramma. «Immaginiamo che dopo questi tre anni di lavoro, il cittadino si accorga che le istituzioni hanno cambiato le loro procedure. Con questo Piano gettiamo un seme di cambiamento sostanziale, che però andrà accompagnato perché si tratta di un cambiamento complesso da attuare».
Come siamo arrivati a questo Piano?
Il 28 novembre in Osservatorio c’è stata l’approvazione del Piano di azione, è stata un’approvazione all’unanimità da parte di tutti i partecipanti, che sono tanti essendo l’Ond composto da 40 membri effettivi – quelli che hanno diritto di voto – più altri 37 che sono gli invitati del Presidente o i membri permanenti, che sono quasi esclusivamente associazioni di persone con disabilità. Quando abbiamo cominciato a lavorare al Piano ci siamo dati delle “regole di ingaggio”, cercando da un lato di precisando molto bene qual era la finalità – delineare degli interventi operativi che fossero dei sostegni all’attuazione concreta dei diritti umani delle persone con disabilità – e dall’altro chiarendo che i principi ispiratori del Piano sono quelli dell’approccio biopsicosociale e della Convenzione Onu. Sottolineo l’approccio biopsicosociale – che vede la disabilità come la risultante dell’interazione tra le menomazioni fisiche, intellettive, sensoriali e mentali della persona e le barriere di diversa natura – per ribadire che noi possiamo incidere sulla disabilità, facendo tre cose diverse: sviluppando il potenziale umano della persona; cambiando il contesto; facendo tutte e due le cose. Le azioni del Piano si muovono in questa direzione: ci sono linee di azioni specificatamente orientate a sviluppare il massimo potenziale umano della persona, linee finalizzate a modificare il contesto normativo, culturale, materiale, sensoriale, per superare le barriere e far sì che ci sia una maggiore accessibilità, e altri interventi che tengono insieme la necessità di operare su questi due vettori.
Il framework del Piano è l’approccio biopsicosociale: ci sono linee di azioni specificatamente orientate a sviluppare il massimo potenziale umano della persona, linee finalizzate a modificare il contesto normativo, culturale, materiale, sensoriale e altri interventi che tengono insieme la necessità di operare su questi due vettori
Serafino Corti, coordinatore Comitato Tecnico Scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità
Che novità ci sono rispetto ai due Piani precedenti?
Questo è il terzo Piano nazionale di azione, nel senso che prima ci sono stati due Programmi di azione biennale: quindi in realtà è il primo Piano triennale di azione. La sua domanda mi permette di sottolineare che altri principi ispiratori del Piano sono l’attualità e la concretezza, il pragmatismo. Abbiamo provato a comprendere quali sono le esigenze che in questo momento sono prioritarie per la popolazione con disabilità in Italia e siamo andati a selezionare – ovviamente sarebbero moltissime le cose da fare – le questioni più sentite, più significative, che impattano in maniera maggiore e soprattutto su cui si possa concretamente fare una programmazione di azione in un tempo medio. Da qui anche la scelta che il Piano di azione sia triennale, non biennale. È evidente che un piano deve avere anche una visione di sistema, molto ampia, e quindi abbiamo provato a tenere insieme esigenze sia di visione che di atti concreti e operativi: parliamo di azioni prioritarie, non immaginiamo di andare a dettagliare tutte le azioni che sarebbero necessarie. In più, abbiamo identificato per ciascuna linea degli indicatori di risultato: questo non è mai stato fatto prima e ci aiuterà anche a capire se abbiamo raggiunto o meno quell’obiettivo e di monitorarlo mentre viene realizzato, grazie ad una specifica linea di azione sul monitoraggio del Piano di Azione.
Come sono state individuate queste linee d’azione prioritarie?
Abbiamo utilizzato un metodo che al tempo stesso è stato creativo, partecipativo e metodologicamente strutturato. Prima di tutto c’è stato un momento davvero molto importante, fatto di oltre 60 incontri, in cui tutti i membri dell’Osservatorio hanno proposto delle linee di azione, indicando le loro priorità, i loro obiettivi, le loro azioni. Chiaramente un Piano per la promozione dei diritti delle persone con disabilità ha che fare con tutto lo scibile umano: dall’accessibilità allo sport, dalla salute al lavoro, dall’affettività all’inclusione scolastica… Accanto a questo grande spazio la libertà, creatività e cooperazione c’è stato un grande lavoro metodologico per far sì che queste grande mole di sollecitazioni venissero ordinate, aggregate: è stata la fase di discussione delle proposte, nell’ottica di fare sintesi e di elaborare concretamente il Piano, che ha avuto diverse versioni, tutte condivise nei gruppi di lavoro e poi in Osservatorio.
Le cose da fare sarebbero moltissime: pragmaticamente abbiamo individuato le questioni più sentite, più significative, che impattano in maniera maggiore e soprattutto su cui si possa fare una programmazione di azione in un tempo medio. Da qui la scelta che il Piano di azione sia triennale.
Il problema dei “Piani” è che spesso sono dei libri dei sogni meravigliosi ma poi, quando si è giunti al termine dell’arco temporale previsto dal Piano stesso spesso ci si rende conto che è cambiato poco o nulla…
Abbiamo immaginato un piano che si focalizzi anche sulla concretezza e sull’accountability, prevedendo una specifica linea di azione legata al monitoraggio e all’ampliamento dell’indagine statistica. Come dicevo, per ogni linea di azione siamo andati a identificare chi è il soggetto responsabile, quali sono le azioni prioritarie e abbiamo dato degli indicatori di risultato, in modo da comprendere anche quanto queste azioni programmate poi si stanno realizzando. Nello specifico, abbiamo previsto che a sei mesi dall’approvazione definitiva del Piano di azione tutti i soggetti individuati come responsabili per ogni linea d’azione ci debbano indicare il cronoprogramma delle azioni di loro competenza: come Osservatorio, poi, una volta all’anno faremo il punto insieme a loro per vedere i progressi. Questo proprio per evitare che avvicinandosi al termine dei tre anni ci si ritrovi a dire che le cose non sono andate come dovevano andare, ma quel punto sarebbe troppo tardi per correggere il tiro.
Un altro elemento di framework, prima di entrare nello specifico delle linee di intervento e di azione, è il fatto che questo Piano arriva con una riforma della disabilità in corso: come si coordina con questo processo di cambiamento?
Nel Piano c’è una linea di intervento specifica dedicata al Progetto di vita, che è quella sotto cui sta il numero più alto di linee di azione, ben 16. Qui cerchiamo di accompagnare i percorsi che la riforma ha già avviato, per esempio nella direzione di costruire linee di indirizzo molto chiare su come affrontare la valutazione multidimensionale, piuttosto che il budget di progetto, la titolarità delle persone con disabilità, l’affettività e la genitorialità, l’abitare. All’interno di questa linea di intervento troviamo anche una linea tematica che riguarda il contrasto della violenza contro le donne, che il ministro Locatelli ha già citato nei giorni scorsi dicendo che ha stanziato un milione di euro per l’implementazione della linea di azione: è un tema molto sentito all’interno dell’Osservatorio, motivo per cui è stato costituito un gruppo di lavoro ad hoc che ha formulato una proposta che è esitata in questa linea di azione inserita poi nel Piano con azioni specifiche per migliorare la qualità dell’informazione, per rendere maggiormente accessibili i centri di antiviolenza alle donne con disabilità, per formare gli operatori coinvolti in queste situazioni sia nella fase della prevenzione che del contrasto.
Abbiamo identificato per ciascuna linea degli indicatori di risultato: questo non è mai stato fatto prima. A sei mesi dall’approvazione definitiva del Piano di azione, tutti i soggetti indicati come responsabili per ogni linea d’azione dovranno indicare il cronoprogramma delle loro azioni
Facendo una panoramica generale sul Piano e sugli interventi programmati, cosa dire?
C’è una linea sull’accessibilità universale, con grande attenzione al tema dei trasporti, ma anche alla costruzione degli ambienti, che siano privati o pubblici e poi altre linee di azioni molto specifiche sul turismo, sull’accesso ai musei, su come costruire una trasmissione televisiva o radiofonica accessibile alle persone con una disabilità sensoriale piuttosto che cognitiva. La linea su salute e benessere comprende sette linee di azione: una, ad esempio, è specifica sulla tecnologia assistiva e l’intelligenza artificiale perché è chiaro che dobbiamo essere sempre più capaci di inglobare le nuove tecnologie, anche nel nomenclatore tariffario. Sono presenti poi percorsi di formazione specifici per i professionisti della salute, poiché un tema emerso in maniera rilevante è che i professionisti della salute hanno bisogno di conoscere meglio il mondo della disabilità, spesso conoscono le malattie ma non la condizione di fragilità che le persone con disabilità possono avere. Una terza linea di azione è quella dell’inclusione lavorativa: sappiamo che le persone con disabilità hanno grandissima difficoltà a trovare lavoro e tanto più i bisogni di sostegno sono elevati, quanto meno ci sono opportunità. Anche qui ci sono 10 linee di azione, alcune vanno nella linea di garantire il collocamento mirato, altre sono proposte specifiche sull’autoimprenditorialità, altre sull’utilizzo di accordi di programma – cioè la possibilità utilizzare le cooperative di lavoro come realtà per coinvolgere le persone con disabilità in commesse dedicate – che in alcuni territori funzionano già molto bene ma che dovremmo rendere più facili da implementare. Un’altra azione ancora riguarda le linee guida per i medici competenti rispetto al tema dell’idoneità lavorativa: ci aspettiamo che queste linee guida poi aiuteranno molto le persone con disabilità nel riconoscimento delle mansioni lavorative che possono avere. Sull’inclusione scolastica la cosa interessante è che abbiamo previsto linee d’azione mirate per facilitare l’accesso alle persone con disabilità all’Università: sono ancora troppo poche le persone con disabilità che non vivono questa importante esperienza di vita, oltre che formativa. Poi c’è il tema della continuità didattica, che rispetto alla scuola di tutti è un tema centrale, insieme alla necessità di riportare al centro la formazione dell’insegnante di sostegno.

Continuità didattica dell’insegnante di sostegno e qualità della formazione dell’insegnante di sostegno sono temi molto caldi, in questo ultimo periodo. Che azioni propone il Piano?
Un’ipotesi è quella di aumentare il tempo determinato, così che l’incarico dell’insegnante di sostegno non sia annuale ma biennale. Oppure chiedere che una volta che una persona inizia a lavorare come insegnante in sostegno su un ciclo scolastico, prima di essere trasferito finisca quel ciclo scolastico in modo da accompagnare lo studente con disabilità. Sono azioni che per essere calate nella realtà vanno ridiscusse con il ministero di competenza e con i sindacati ma il fatto che di queste azioni si sia già parlato in Osservatorio – dove sia il ministero sia i sindacati sono presenti – e si sia trovato un primo accordo su una formulazione di cornice, è davvero importante. Anche la formazione dell’insegnante di sostegno è un tema estremamente delicato, perché da un lato abbiamo la necessità di avere più insegnanti, subito e dall’altro lato abbiamo bisogno di formarli: c’è una proposta con una richiesta di corsi di specializzazione per gli insegnanti di sostegno che siano più qualificati, in modo che questo insegnante possa essere sempre più un valido supporto per le persone con disabilità.
Le ultime due linee riguardano la sicurezza inclusiva e la cooperazione internazionale, con tre linee di azione e i sistemi di monitoraggio, con quattro linee di azione.
Noi sappiamo che quando ci sono situazioni di criticità, le persone con disabilità non sono solo più a rischio, ma sono fatalmente in una condizione di difficoltà o di impossibilità di avere i sostegni di cui hanno bisogno, per cui lavoriamo per garantire maggior formazione e coordinamento fra gli operatori della sicurezza. Poi abbiamo due azioni sulla cooperazione internazionale, sia perché il sostegno ai Paesi in via di sviluppo è fondamentale e fa parte della nostra tradizione sia perché negli ultimi anni abbiamo visto – penso al G7 sulla Disabilità, alla Carta di Solfagnano, alla presenza delle istituzioni e delle realtà della cooperazione sociale a New York a giugno – che quanto più come sistema Italia ci mettiamo in relazione con il mondo quanto più accadono due cose: uno, siamo noi stessi promotori di buone pratiche, due, acquisiamo delle buone pratiche. Il fatto che nelle agende degli Stati il tema della disabilità risulti centrale deve essere qualcosa non di episodico, ma costante. Per quanto riguarda l’ultima linea, del monitoraggio abbiamo già parlato ma in più abbiamo due linee sull’aumento della dimensione e della qualità dell’informazione statistica. Avere più dati sia in termini di quantità che di qualità sarà utilissimo a chi dovrà fare il prossimo Piano d’azione e in generale a chi definirà le politiche per la disabilità dei prossimi anni: è uno strumento che oggi a noi un po’ è mancato.
Un Piano dà una visione programmatica, poi rimanda alla necessità che i diversi interlocutori responsabili delle singole azioni individuino le risorse necessarie per raggiungere l’obiettivo. È il motivo per cui abbiamo dato sei mesi per la definizione del cronoprogramma
Le azioni chiaramente hanno bisogno di risorse, ma i Piani sono sempre senza risorse ad hoc. Quindi?
Un Piano nazionale dà una visione programmatica, poi rimanda alla necessità che i diversi interlocutori – come dicevo c’è sempre un soggetto indicato come responsabile della singola azione e quando l’azione ha un impatto economico è quasi sempre coinvolto un ministero o un dipartimento – individuino le risorse necessarie per raggiungere quell’obiettivo. È il motivo per cui abbiamo dato sei mesi per la definizione del cronoprogramma.
Una persona con disabilità o una famiglia che leggesse questa intervista, che cosa può aspettarsi che cambi con il nuovo Piano?
Io ho la convinzione profonda che con questo Piano di azione continueremo il processo di cambiamento dell’accessibilità ai servizi, ai beni primari e a un contesto culturale più inclusivo. La scelta di indicare azioni operative e di dare degli indicatori di risultato aiuteranno. Ovviamente è una cosa che si realizzerà pian piano, ma le azioni che abbiamo indicato possono ottimizzare quelle risorse e quelle competenze che oggi ci sono già ma che devono essere utilizzare al meglio. Quindi forse il cittadino domani mattina si sveglierà con la stessa temperatura di oggi, ma quello che noi immaginiamo è che al termine di questi tre anni di lavoro il cittadino si accorga che le istituzioni hanno cambiato le loro procedure. Con questo Piano gettiamo un seme di cambiamento sostanziale, che però andrà accompagnato perché si tratta di un cambiamento complesso da attuare.
In apertura, alcuni lavoratori del Gruppo L’Impronta, una rete che si occupa di attività socio-sanitarie e di inserimento lavorativo rivolte alle persone più fragili e con disabilità, attiva principalmente nell’area del sud Milano: è una delle realtà protagoniste dell’evento istituzionale per celebrare la Giornata Internazionale dei Diritti delle Persone con Disabilità (leggi qui). Nell’articolo, invece, foto inviate dall’intervistato
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