Inquinanti eterni
Pfas, in Francia i cittadini portano l’industria in Tribunale
Nella "valle della chimica", a sud di Lione, 192 francesi hanno fatto causa a due giganti della chimica per la contaminazione da sostanze per- e polifluoroalchiliche. Si apre uno dei più grandi processi civili d'Europa sui Pfas. La richiesta di risarcimenti è di 36,5 milioni di euro, per i danni alla salute, morali, psicologici e materiali. Accanto ai cittadini, la ong "Notre affaire a tous" rivendica il principio che chi inquina deve pagare. Intanto, dal 1° gennaio è in vigore il divieto di utilizzare Pfas per alcuni prodotti.
In Tribunale a Lione, sono in duecento contro i Pfas. Lunedì 2 febbraio 192 cittadini, di cui 25 minori, hanno aperto una delle più grandi cause civili sugli inquinanti eterni in Europa, contro la francese Arkema e la giapponese Daikin Chemical. Queste persone vivono nella cosiddetta “valle della chimica”, una delle aree più contaminate con le sostanze per- e polifluoroalchiliche in Francia. Accanto a loro, si sono costituite due ong: Notre affaire à tous e Pfas contre Terre. Altri potranno unirsi alla causa, entro il primo marzo, per far «pesare la richiesta di difendere la salute e l’ambiente, per la collettività, contro l’impunità dell’industria».
Il processo che si è tenuto a Vicenza, invece, è stato il primo in ambito penale al mondo.
Chi inquina paghi
La richiesta di risarcimenti da parte degli abitanti della valle della chimica è complessivamente di 36,5 milioni di euro: 190mila ciascuno. La somma è quantificata in base alle conseguenze per la salute, come tumori, disfunzionalità ormonali, colesterolo alto, pubertà precoce, etc., ma anche per lo stress e l’ansia dovuta alla scoperta dell’inquinamento. La cifra considera anche che le persone hanno dovuto smettere di bere l’acqua del rubinetto, di mangiare le uova di casa e i prodotti dell’orto, perché contaminati.

«I due gruppi industriali hanno scaricato 3,5 tonnellate di Pfas all’anno nel fiume Rodano, provocando un inquinamento diffuso del territorio. E conoscevano i rischi legati a queste sostanze almeno dagli anni Novanta», ha dichiarato Emma Feyeux di Notre affaire à tous all’agenzia di stampa Afp e Le Figaro. L’associazione intende soprattutto affermare il principio che chi inquina deve pagare. «L’industria deve porre rimedio ai danni che causa, in piena coscienza».
Afp e Le Figaro riportano anche le reazioni dei due colossi della chimica. Daikin dichiara che si difenderà nel processo e assicura che «da diversi anni adotta misure concrete e costanti, per produrre in modo responsabile e limitare l’impatto sull’ambiente». Arkema, invece, non ha commentato. Nel 2024 la Métropole di Lione si è rivolta alla giustizia chiedendo di identificare l’eventuale responsabilità storica dell’inquinamento da Pfas. È stata quindi avviata un’indagine indipendente, ancora in corso. A svelare lo scandalo, è stata un’inchiesta giornalistica di France 3 Rhône-Alpes, nel 2022.
Dal 1° gennaio bando ai Pfas in alcuni oggetti
I numeri e il clamore dell’azione civile dei cittadini della valle della chimica sono un nuovo tassello nella lotta contro gli inquinanti eterni in un paese, la Francia, che è tra i principali produttori al mondo. Intanto, dal 1° gennaio di quest’anno è entrata in vigore la legge che vieta di produrre, importare o vendere cosmetici, sciolina e alcuni tessuti, usati per abiti e scarpe, contenenti Pfas.
In apertura lo stabilimento Arkema, di Pierre-Bénite, foto da Wikipedia, foto Public Domain
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