Aree interne, l’Italia da scoprire
Piccole isole: amore, coraggio e nuove comunità
Fragilità e resilienza, radicamento e creatività: sono alcune delle caratteristiche delle isole minori italiane, al centro di una ricerca realizzata da Glocal Impact Network e Fondazione Sanlorenzo. Il report, basato su un anno di analisi, mappa i contesti e ne mette in luce buone pratiche e criticità. Tra le principali sfide, emergono lo spopolamento, la stagionalità del turismo e la difficoltà di accesso ai servizi essenziali. La popolazione risponde adottando modelli creativi di responsabilità collettiva
La più estesa è Ischia con poco più di 62mila abitanti distribuiti in sei comuni, la meno popolosa è Giannutri, 37 residenti. Sono le piccole isole «che con amore e coraggio galleggiano nel Mediterraneo». Terre fragili e resilienti, in cui convivono marginalità geografica e una forte identità culturale. Tra paesaggi, numeri e venti di trasformazione, una ricerca di prossima pubblicazione si concentra proprio sul contesto, il funzionamento e le prospettive delle isole minori. È stata realizzata da Glocal Impact Network e Fondazione Sanlorenzo ed è il frutto di un lavoro intenso di raccolta dati e di un minuzioso incrocio di fonti.

Una cartografia emozionale
«Siamo nati una decina d’anni fa dall’unione di competenze ed esperienze per lo sviluppo nel Sud del mondo». Lorenzo e Giorgio Giorgi, rispettivamente executive director e head of technical development di Glocal Impact Network, ci hanno accompagnato nel viaggio tra i luoghi delle aree interne nel numero di dicembre/gennaio di VITA. Insieme ad Argentina Giusti, sono gli autori del report dedicato alle piccole isole: «La nostra rete è composta da professionisti di tutto il mondo. Ideiamo e sviluppiamo progetti con tecnologie low tech e open source, facciamo dialogare profit e non profit, centri di ricerca e aziende, per connettere i bisogni all’azione», spiegano. «Abbiamo lavorato a lungo nel continente africano, ma dopo la pandemia sentivamo il desiderio di misurarci su nuovi spazi di progettazione, sempre con lo sguardo puntato sulla frontiera e la complessità».

È qui che avviene l’incontro con la Fondazione Sanlorenzo, che da sempre sostiene le comunità locali per colmare il divario tra isola e terraferma. «Hanno apprezzato la metodologia emozionale con cui disegniamo le cartografie degli ecosistemi in cui operiamo e così ci siamo messi a disposizione per un progetto di mappatura delle piccole isole italiane». Dall’analisi quantitativa a quella qualitativa il passo è stato breve: «Ci siamo appassionati sin da subito al tema. Abbiamo ritrovato la stessa libertà progettuale e lo stesso spazio di sperimentazione di fronte alle fragilità che avevamo individuato in tante comunità del continente africano. In questo caso, però, le sfide riguardano lo spopolamento, la stagionalità del turismo e la qualità della vita delle persone». Quella che doveva essere una semplice mappatura è diventata la prima edizione di un report che nelle intenzioni dei promotori punta a diventare un appuntamento fisso.

Quando si parla di territori marginali, la narrazione è appiattita ai poli opposti: declino o rinascita. Sul tema, il numero di dicembre/gennaio di VITA porta un altro racconto: chi sono le persone che scelgono di vivere nella pancia dell’Italia? Un viaggio tra le storie di chi, pur tra fatica e ostacoli, ha deciso di restare, ritornare o arrivare.
AREE INTERNE, L’ITALIA DA SCOPRIRE
Buone pratiche e distanza dai servizi
Il risultato? 25 schede per altrettante piccole isole, con le best practices messe in campo per rispondere alle esigenze di contesto. Uno dei punti di partenza (per un lavoro che è durato un anno tra analisi a distanza e in loco) è stato il Rapporto di Istruttoria per la selezione delle aree interne 2021-2027. Isole minori del Dipartimento per le Politiche di Coesione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Evidenzia come tutte le piccole isole condividano la sfida di organizzare sistemi efficienti di servizi essenziali: «In molti dei comuni insulari, mancano strutture mediche di pronto intervento, scuole secondarie di secondo grado e in alcuni casi anche istituti scolastici di livello inferiore», si legge nel documento. «Nella classificazione Aree Interne del 2020, gran parte dei comuni insulari vengono definiti come periferici o ultra-periferici. All’interno delle schede di ogni isola, è stato individuato il comune più vicino e il tempo di percorrenza necessario per raggiungerlo (sono considerate periferiche le aree distanti tra i 40 e i 75 minuti e ultraperiferiche quelle oltre i 75 minuti, ndr)».
Non solo. Tra i documenti fondamentali consultati per questa analisi, c’è anche il report “Isole sostenibili” di Cnr e Legambiente, da dove sono stati estrapolati i dati di sostenibilità riportati in ogni scheda.
Isole minori, piccolissimi numeri
Ogni report regala conferme e sorprese. Lorenzo Giorgi si aspettava «la forte complessità legata alla stagionalità che la ricerca fotografa», ma si è trovato spiazzato «di fronte alla problematica abitativa che rende difficile il trasferimento di nuovi abitanti nelle isole alle prese con un forte calo demografico. Se i prezzi delle case mantengono gli standard del turismo, o se mancano abitazioni disponibili, diventa complesso trovare un equilibrio economico sostenibile per potenziali nuovi residenti».

Per Giorgio Giorgi, il dato più eclatante riguarda proprio lo spopolamento: «Tra il 2019 e il 2025, Capraia ha perso quasi il 10% dei suoi residenti. È una percentuale che spaventa, soprattutto perché è legata a filo doppio al mantenimento dei servizi. Non dimenticherò mai le parole di un ex assessore: “Su queste isole possiamo fare tutte le progettazioni che vogliamo, ma se non le riporteremo ad accogliere almeno 500 abitanti l’una nessun servizio sarà mai sostenibile”».
Che cosa ci insegnano le piccole isole? Secondo Lorenzo Giorgi, «mantengono una lunghezza d’onda, uno stile di vita che non cambia rapidamente, nemmeno di fronte ai mega trend che investono tutto il globo. È una lezione per i territori e per le persone: invita a muoversi ognuno alla propria velocità, a preservare radici e identità». Giorgio Giorgi aggiunge «il valore conscio o inconscio che sulle piccole isole ha la comunità. Avete mai visto come si fa la spesa a Capraia? Quando qualcuno deve andare a Livorno, fa la spesa per sè e per gli altri abitanti. È un’abitudine che va oltre le dinamiche di mercato, è la risposta della comunità a un bisogno collettivo».
Le fotografie sono state fornite da Glocal Impact Network
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