Aree interne, l’Italia da scoprire
Piccole scuole, grandi sfide: futuri possibili nonostante la distanza
Riunendo sotto un’unica autonomia tutti gli ordini di scuola dai 3 ai 19 anni, gli Istituti omnicomprensivi permettono di mantenere un’offerta educativa coerente anche in aree a bassa densità e con numeri ridotti. Una ricerca condotta dal Movimento delle Piccole Scuole di Indire mostra come l'orientamento personalizzato, precoce e continuativo possa fare la differenza in questi territori. Due casi studio tra Abruzzo e Marche e in Umbria
di Jose Mangione e Rudi Bartolini
L’Atlante delle Piccole Scuole (Indire, 2023/24) registra 12.011 plessi di piccola dimensione, di cui 5.678 situati nelle aree interne. Si tratta di presidi che garantiscono prossimità educativa in territori complessi, spesso connessi da reti viarie deboli e con accesso limitato ai servizi. La loro permanenza contribuisce alla tenuta delle comunità locali e alla capacità dei territori di attrarre o trattenere famiglie. Gli Istituti omnicomprensivi (Ioc) rappresentano una soluzione organizzativa specificamente legata a queste condizioni: 109 autonomie aderiscono al Movimento delle Piccole Scuole, comprendendo 743 plessi (217 infanzia, 592 primaria, 151 secondaria di I grado), per un totale di 28.538 alunne e alunni, di cui 188 in pluriclasse. Il contesto territoriale è in larga parte montano (54,5%) e a basso grado di urbanizzazione (89,2%). Secondo la classificazione Snai, il 72,1% delle piccole scuole di questi Ioc ricade in aree interne.
Il numero di VITA di dicembre/gennaio è dedicato alle aree interne. Una fotografia sulle comunità che abitano i territori marginali, ma anche un itinerario alla scoperta delle forme inedite di innovazione sociale che stanno nascendo nella pancia del Paese. Se hai un abbonamento leggi subito Aree interne, l’Italia da scoprire e grazie per il tuo sostegno. Se vuoi abbonarti puoi farlo a questo link.

Quando si parla di territori marginali, la narrazione è appiattita ai poli opposti: declino o rinascita. Sul tema, il numero di dicembre/gennaio di VITA porta un altro racconto: chi sono le persone che scelgono di vivere nella pancia dell’Italia? Un viaggio tra le storie di chi, pur tra fatica e ostacoli, ha deciso di restare, ritornare o arrivare.
AREE INTERNE, L’ITALIA DA SCOPRIRE
Riunendo sotto un’unica autonomia tutti gli ordini di scuola dai 3 ai 19 anni, gli Ioc permettono di mantenere un’offerta educativa coerente anche in aree a bassa densità e con numeri ridotti. La transizione demografica, tuttavia, non incide solo sui numeri. Modifica gli orizzonti percepiti dai giovani e restringe il ventaglio delle opportunità immaginabili. Eppure, le analisi condotte nei territori rurali e interni mostrano come, accanto a criticità oggettive, bambini e adolescenti possano contare su risorse preziose: forte attaccamento ai luoghi, autonomia, relazioni comunitarie solide. Sostenere queste competenze significa mettere ragazze e ragazzi nelle condizioni di immaginare futuri possibili, nonostante l’incertezza strutturale che caratterizza le aree interne. È qui che la riflessione sulla transizione demografica incontra il tema dell’orientamento formativo.
L’orientamento che allarga l’orizzonte
Contenuto riservato agli utenti abbonati
Abbònati a VITA per leggere il magazine e accedere a contenuti e funzionalità esclusive
Hai già un abbonamento attivo? Accedi