Australia

«Più dialogo per interrompere la violenza»: l’attentato di Sydney commentato dai pacifisti israeliani

Naama Barak, attivista di Woman Wage Peace, un movimento pacifista israeliano: «Conflitti e odio si alimentano a vicenda, varcano i confini dei Paesi e fanno sempre più vittime. C’è già abbastanza morte e oscurità, abbiamo tutti bisogno di più luce. Questo è il significato dell'Hanukkah, questo è ciò che vogliamo»

di Anna Spena

Sedici persone, compreso uno degli attentatori, sono state uccise in una sparatoria a Sydney, in Australia, durante la celebrazione ebraica di Hanukkah nella spiaggia di Bondi Beach. Tra le vittime dell’attacco, anche il rabbino della città Eli Schlanger e una bambina di 12 anni, mentre altre 38 persone sono rimaste ferite. 

Due uomini armati, che come ha confermato la polizia australiana sono padre e figlio di 50 e 24 anni, hanno aperto il fuoco colpendo i partecipanti. In seguito sono stati entrambi neutralizzati dalla polizia, mentre il 50enne è stato ucciso. Ahmed al Ahmed, la mattina del 14 dicembre si trovava a pochi passi dal terrorista, il video in cui appare alle spalle dell’attentatore e poi lo disarma ha fatto il giro del mondo. L’uomo è stato operato per le ferite di arma da fuoco subite durante la colluttazione e si trova in ospedale.

«L’oscurità ha colpito un luogo dove le persone si erano riunite per diffondere la luce», racconta Naama Barak, una delle attiviste di Woman Wage Peace, un movimento pacifista israeliano. Abbiamo raccontato la storia di questa realtà nel focus book L’antidoto. «Conflitti e odio si alimentano a vicenda, varcano i confini dei Paesi e fanno sempre più vittime. Questa volta in Australia. Siamo solidali con la comunità ebraica di Sydney e con le altre comunità ebraiche di tutto il mondo, e in effetti con tutte le comunità di persone moderate e pacifiche che vogliono solo condividere e vivere insieme in pace, qui e in qualsiasi altro luogo».

«Naturalmente», continua Barak, «inviamo le nostre più sincere e calorose preghiere per la pronta guarigione di Ahmed Al Ahmed, il giovane musulmano che ha fermato uno dei terroristi con il proprio corpo. Sappiamo che qualsiasi conflitto deve essere risolto con un accordo, e deve essere fatto presto. Il ciclo della violenza va interrotto. C’è abbastanza morte, c’è abbastanza oscurità, abbiamo tutti bisogno di più luce. Questo è il significato di questa festa, Hanukkah, questo è ciò che vogliamo». 

«Quello che è successo a Sydney è scioccante», dicono da Standing Together, altra realtà raccontata nel book L’Antidoto, «doloroso e spaventoso. Persone riunite per celebrare Hanukkah, uccise solo perché ebrei. Prendere di mira gli ebrei a causa della loro identità è un pericolo reale che dobbiamo affrontare ovunque. Non c’è e non ci sarà mai nessuna scusa per uccidere o danneggiare le persone a causa della loro identità».

AP Photo/Mark Baker/LaPresse

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