Legge delega

Politiche giovanili e servizio civile, ecco cosa cambierà: intervista al ministro Abodi

Il disegno di legge delega sta per iniziare l’iter parlamentare e sarà operativo entro la fine della legislatura. Il ministro per lo Sport e i Giovani racconta le principali novità: semplificazione e razionalizzazione delle norme che riguardano i giovani, interdisciplinarità e rafforzamento della Carta Giovani. Sul servizio civile, presto il nuovo bando (che coinvolge anche le carceri), una nuova piattaforma, un protocollo per promuoverlo nelle scuole. Al via l'Osservatorio per le politiche giovanili, per rendere operativa la Valutazione d’impatto generazionale

di Chiara Ludovisi

Il disegno di legge delega sulle Politiche giovanili e il Servizio civile, fortemente voluto dal ministro Andrea Abodi, prosegue il suo iter. Ne abbiamo anticipato i contenuti su queste pagine negli ultimi giorni del 2025, quando il ddl è stato presentato in Consiglio dei Ministri. A distanza di un mese e mezzo, torniamo a parlarne direttamente con il ministro per lo Sport e i Giovani per capire quali siano le principali novità previste.

Ministro Abodi, i giovani sono al centro del dibattito politico e della narrazione sociale. Come si colloca, in questo contesto, il disegno di legge delega?

È un passaggio “rivoluzionario”, perché si tratta del primo disegno di legge delega interamente dedicato alle politiche giovanili negli 80 anni della nostra Repubblica. Sta per iniziare l’iter parlamentare nella Commissione competente della Camera, con l’auspicio di veder approvata la legge e i decreti attuativi entro la fine dell’anno. È un testo che si è già arricchito di contenuti anche grazie al confronto fondamentale e costante proprio con il mondo giovanile, del quale riconosciamo la centralità e che continueremo ad ascoltare, seguendo gli indirizzi del mandato che mi ha affidato il presidente Meloni, particolarmente sensibile al tema giovani.

Quali sono gli obiettivi principali della delega?

Semplificare e rendere più efficace tutto ciò che, a livello normativo, riguarda i giovani, attraverso una necessaria e imprescindibile interdisciplinarità e il coordinamento a livello istituzionale, sia di governo nazionale che nel rapporto con le regioni e le province autonome. Negli anni si è stratificato un corpo normativo complesso e frammentato in materia di politiche giovanili, a partire dal servizio civile.

Riordinare e razionalizzare la disciplina normativa significa anche dare maggiore coerenza e incisività agli interventi, creando le condizioni per una più efficace promozione e diffusione delle iniziative rivolte al mondo dei giovani, al contempo fornendo agli stessi gli opportuni strumenti e canali per partecipare in modo sempre più attivo e consapevole alla vita sociale, economica e culturale della Nazione, anche per il tramite dei relativi organismi di rappresentanza, il cui ruolo sarà ulteriormente implementato.

Altro obiettivo è rafforzare strumenti centrali come il Servizio civile universale e la Carta Giovani, migliorando l’organizzazione e la capacità di intercettare i bisogni, facilitando una più efficace espressione delle potenzialità e lo sviluppo dei progetti dedicati alle giovani generazioni.

Rispetto al servizio civile, i posti aumentano, ma le domande anche di più. Come legge questi numeri?

Con molta soddisfazione, perché abbiamo invertito una tendenza: nessuno si era posto il problema della copertura finanziaria dopo la fine delle risorse del Pnrr, né si era interrogato sulle ragioni del calo. Abbiamo quindi lavorato in due direzioni: garantendo continuità agli investimenti e promuovendo il servizio civile tra i giovani, anche con un linguaggio nuovo ed evidentemente più efficace. I risultati non si sono fatti attendere: oggi, grazie al governo Meloni, le risorse sono pari a 1 miliardo e 100 milioni per ogni ciclo triennale, un impegno significativo che dà una prospettiva anche agli enti accreditati che devono configurare i progetti. Il nuovo bando da 66mila posti uscirà a stretto giro e sarà il secondo più grande di sempre, da quando nel 2001 è stato istituito il servizio civile su base volontaria.

Che legame c’è tra servizio civile e futuro professionale?

Un legame importante, che stiamo rafforzando e sostanziando. La riserva del 15% per posizioni non dirigenziali nei concorsi pubblici per chi ha svolto il Servizio civile ha cambiato la percezione e le prospettive di questa esperienza, che non è più solo una parentesi nobile che si esaurisce al termine dell’anno di servizio, ma anche un titolo riconosciuto, che offre una opportunità concreta nella prospettiva lavorativa.

Stiamo dialogando anche con grandi aziende, a partire dalle quotate a partecipazione pubblica, perché possano considerare il Servizio civile come elemento qualificante per i candidati nei processi di selezione, fermo restando i titoli e le esperienze maturate.

Inoltre, con il ministero del Lavoro e le Politiche sociali stiamo terminando positivamente il lavoro sulla certificazione delle competenze maturate durante l’anno di servizio, altro grande passo in avanti proprio rispetto al pieno riconoscimento del valore dell’esperienza “servizio civile”.

A proposito di nuovo bando, quali sono le novità più rilevanti?

Innanzitutto, segnalo i nuovi bandi tematici, ai quali stiamo lavorando. Oltre a quello ordinario e ai filoni verticali già attivi – digitale, ambientale e agricolo – apriremo presto, insieme ai rispettivi ministeri, altri due bandi verticali: per il Servizio civile culturale e il turistico. Almeno uno di questi sarà pubblicato entro l’anno e sempre entro la fine dell’anno ci saranno novità anche nel rapporto tra Servizio civile universale e scuola.

Stiamo inoltre progettando lo sviluppo della piattaforma tecnologica di Carta Giovani Nazionale, che viaggia su quella PagoPA, attraverso AppIO. Questo renderà più rapido ed efficiente l’incontro tra la domanda dei volontari e l’offerta degli Enti accreditati, e sono certo che porterà anche a una riduzione delle rinunce.

A scuola, nei programmi di orientamento e di formazione al lavoro, finora il servizio civile è stato il grande assente, con il risultato che gli studenti uscivano dal ciclo di studi senza conoscerne l’esistenza. Come interverrete?

Interverremo con gli effetti di un protocollo con il ministero dell’Istruzione e del Merito, che è già definito e sarà presto operativo. Per noi è fondamentale che la conoscenza del valore e delle progettualità del Servizio civile nasca nella scuola, perché possa essere percepito come parte di un percorso di educazione alla cittadinanza attiva.

Se alimentiamo la predisposizione alla generosità sociale in quella fascia d’età, produciamo un beneficio diffuso, educativo e sociale. È un’esperienza civica rilevante e formativa, utile anche rispetto alla mitigazione dei rischi di disagio sociale, devianza e dipendenze.

Questo potrebbe portare a un aumento delle domande, soprattutto da parte dei più giovani. Possiamo aspettarci anche un aumento di posti?

Il tema delle domande non riguarda tanto il numero complessivo dei posti disponibili. Ogni anno, in media, circa il 25% dei posti rimane scoperto: questo dimostra che non conta solo quanti posti vengono messi a bando, ma anche dove sono collocati – ossia se nei territori è presente una platea sufficiente di giovani – e quanto i progetti risultino effettivamente attrattivi.

Questo aspetto coinvolge in modo particolare gli enti, con i quali si sta lavorando in sinergia per sviluppare proposte più interessanti per i giovani e al tempo stesso coerenti con le esigenze dei territori. Le risorse sono importanti ma non illimitate. Andare oltre 1,1 miliardi per ciclo triennale non è semplice. Per questo è decisivo far crescere la cultura della cittadinanza attiva, in tutte le forme possibili affidate anche alle realtà del terzo settore, al di là del servizio civile.

Il ministro Abodi a Caivano con i ragazzi e le ragazze del Servizio civile

Tra le novità del prossimo bando, c’è anche il coinvolgimento del carcere?

Sì, ed è un passaggio culturale importante. Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria si è accreditato nel sistema del Servizio civile e ha presentato un suo progetto, in co-programmazione, con Opes, e i ragazzi potranno candidarsi al prossimo bando che uscirà a breve. È il segno di un’amministrazione che sceglie di utilizzare il Servizio civile come leva educativa e di inclusione.

Chiudiamo con un’ultima novità: l’istituzione dell’Osservatorio per le politiche giovanili. Che funzione avrà?

Lo abbiamo chiamato Osservatorio, ma forse il termine non rappresenta pienamente la natura e la funzione di questo nuovo soggetto. Non si tratterà infatti solo di un luogo nel quale si osserva, ma di uno spazio di coordinamento reale, di analisi, studio e pianificazione degli interventi tra ministeri, Regioni ed enti locali. Sarà un contesto interistituzionale che consentirà anche di realizzare al meglio la piena operatività dello strumento della Valutazione d’impatto generazionale – relativa alle nuove norme – alla quale sta lavorando il ministro Casellati, con il nostro pieno supporto.

Oltre ai principali ministeri, faranno parte dell’Osservatorio la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, l’Anci, l’Unione delle Province d’Italia, l’Agenzia italiana per la gioventù e il Consiglio nazionale dei giovani. Questa è una novità assoluta, perché mai è esistito uno spazio di condivisione come questo, dove passeranno e saranno discusse tutte le misure che riguardano i giovani, con l’obiettivo di dare coerenza al quadro normativo e di stimolare nuovi interventi.

Il tutto, naturalmente, per offrire alle giovani generazioni risposte sempre più adeguate e puntuali rispetto alle loro esigenze, a quello che si aspettano dall’azione del nostro Governo.

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