Il confronto

Povertà energetica? Terzo settore fondamentale per leggere i bisogni reali

È quanto sostiene Marina Varvesi, presidente dell’associazione Rete Assist e research & innovation area manager di Aisfor, realtà che hanno co organizzato, insieme alla Fondazione Banco dell’energia, la quinta Conferenza sulla povertà energetica, in programma a Roma il 20 febbraio. Fra i temi dell'incontro, come le policy nazionali «possono tradursi in risposte inclusive e accessibili sui territori». VITA ci sarà

di Alessio Nisi

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Una conferenza la cui prima edizione risale a cinque anni fa, quando l’esigenza era creare «un momento di incontro tra i soggetti interessati alla povertà energetica (un tema allora di nicchia)», che «volevamo portare all’attenzione di chi non lo conosceva». E che a oggi, moltiplicate le iniziative politiche, che affrontano il problema di chi si trova nell’impossibilità di accedere in modo adeguato e sostenibile ai servizi energetici essenziali, si concentra sul tema di come le policy possano tradursi in risposte inclusive e accessibili sui territori, con particolare attenzione agli impatti sociali della transizione e agli strumenti orientati a sostenere famiglie e territori più vulnerabili.

Non solo. Povertà energetica vuol dire anche strumenti di diagnosi e misurazione, in un contesto di «assenza di dataset».

Senza tralasciare il ruolo dell’Europa e dell’assistenza tecnica fornita dall’Energy Poverty Advisory Hub – Epah. Sono alcuni dei punti sul tavolo della quinta Conferenza sulla povertà energetica, in programma a Roma il 20 febbraio. «Un momento di ritrovo e di confronto che unisce sia gli attori politici che gli attori sul campo», precisa Marina Varvesi, presidente dell’associazione Rete Assist e research & innovation area manager di Aisfor, realtà che hanno co organizzato, insieme alla Fondazione Banco dell’energia, l’iniziativa. L’occasione aggiunge, per accendere un faro sulla «volontà della politica e al contempo di presentare alla politica le iniziative che vengono portate avanti».

Varvesi, sulla messa a terra delle politiche per contrastare la povertà energetica si gioca la sfida di una transizione giusta?

La conferenza avrà una prima sessione introduttiva in cui si cercherà di contestualizzare le politiche e il problema della povertà energetica. In una seconda tavola rotonda si metterà a fuoco quell’area grigia tra policy e implementazione. La terza sessione sarà dedicata ai casi concreti, a quei soggetti che hanno attivato vere e proprie azioni sul campo: dal camper “Informa energia” del comune di Roma alle iniziative legate alla disabilità portate avanti dal comune di Serrenti, in Sardegna.

L’obiettivo è dimostrare quanto l’implementazione delle azioni sulla povertà energetica possano essere diverse, proprio in virtù dell’aspetto multidimensionale del problema. Le conclusioni della sessione dedicata alle attività di contrasto al fenomeno della povertà energetica sono affidate a Silvia Pedrotti, responsabile della Fondazione attiva con progetti di sostegno ed efficientamento.

Multidimensionale.

La povertà energetica è qualcosa che riguarda un po’ tutti.

Qual è il quadro della povertà energetica in Italia?

Siamo messi non bene. Secondo i dati dell’Osservatorio italiano sulla povertà energetica – Oipe circa una famiglia italiana su 10 è in una condizione di povertà energetica, un 10% che è variabile in relazione agli indicatori che utilizziamo e che rappresenta la forchetta bassa di un delta che, secondo me, è molto più esteso. Una percentuale sicuramente più elevata nell’area mediterranea del Paese e sulle isole, ma è un problema che, vuoi per il caldo vuoi per il freddo, vuoi per le condizioni urbane che per le condizioni montane, riguarda un po’ tutti.

Spieghiamo meglio.

La povertà energetica è un tema, come dire, molto personale e non esistono dataset che riescano a mappare pienamente tutte “le signore Maria”, che sono in condizioni di povertà energetica o a rischio. C’è chi paga subito la bolletta energetica a inizio mese e poi preferisce posticipare le altre spese. C’è chi preferisce invece portarsi avanti nel pagare cibo e medicine e poi la bolletta energetica. È sicuramente un problema cresciuto molto negli ultimi anni, che inizia a pesare parecchio e che coinvolge sempre più persone, per una serie di fattori, che vanno dal carovita alle condizioni degli edifici. 

Senza dataset precisi è difficile avere strumenti di contrasto efficaci.

È un tema anche questo che sarà affrontato all’interno della conferenza, come quello della mancanza di metriche e di dati approfonditi. Parleremo anche delle diverse metodologie di diagnosi della povertà energetica, da quelle che utilizzano i grandi dataset dell’Istat a quelli europei, ma anche di quelli che adottano un approccio molto più locale. Fino ad arrivare all’intervista qualitativa, quella che coinvolge la “signora Maria” e che ovviamente non può essere mappata all’interno di un grande dataset.

Enti locali, reti territoriali e comunità sono al centro delle attenzioni della conferenza di quest’anno. Qual è il loro contributo al contrasto alla povertà energetica?

Partiamo dai comuni, che sono in una posizione privilegiata: sono attori istituzionali, sono fuori dal mercato e godono di maggiore fiducia rispetto ad altri soggetti (nessuno penserà che un comune ti stia vendendo un contratto). Inoltre, definiscono le politiche nazionali a livello locale. Quindi, sicuramente possono, devono fare e fanno la differenza nel contrasto alla povertà energetica. 

Alcuni comuni hanno anche specifici obblighi.

Quelli iscritti al Patto dei sindaci hanno anche l’obbligo di redigere il Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima – Paesc, all’interno del Terzo pilastro delle azioni per la povertà energetica. 

E gli enti del Terzo settore?

Tutti gli enti del Terzo settore, dalle associazioni ambientali a quelle dei consumatori fino a quelle più sociali, indipendentemente dalle politiche comunali e nazionali, possono contribuire, portando avanti progetti propri di supporto. Anche grazie alla collaborazione con Banco dell’energia, abbiamo avuto conferma che il lavoro di ingaggio del non profit è fondamentale. 

La differenza con i comuni, soprattutto quelli di grandi dimensioni, sta nella capacità delle associazioni territoriali di avere un rapporto diretto con le famiglie con cui instaurare un dialogo – aspetto fondamentale. 

In questo caso si crea il mix perfetto di condizioni per poter leggere i bisogni reali delle persone e fronteggiare la povertà energetica.

In tutto questo che ruolo può avere la tecnologia?

La tecnologia è entrata in casa con gli smart meter per cui teoricamente (un grande “teoricamente”) saremmo tutti in grado di conoscere i nostri consumi in tempo reale, aspettarci l’importo della bolletta e tarare di conseguenza i nostri consumi.

Teoricamente.

Con questo strumento il comune potrebbe avere una mappatura dei consumi. Penso che tra i vari strumenti di diagnosi, sicuramente il modeling, ovvero la simulazione computazionale, possa essere uno degli strumenti di diagnosi della povertà energetica. Sì, sicuramente le tecnologie di intelligenza artificiale possono aiutare a disegnare meglio le policy. Ma lo smart meter in Italia non è molto diffuso. Nella conferenza faremo il punto anche sulle opportunità offerte dall’assistenza tecnica europea e del nuovo bando EPAH.

La Quarta Conferenza Nazionale sulla Povertà Energetica si è tenuta a Roma il Il 4 aprile 2025

Che cosa si intende per assistenza tecnica e che cos’è il bando EPAH?

Epah sta per Energy Poverty Advisory Hub ed è un’iniziativa della Commissione europea che ha l’obiettivo di dare supporto, soprattutto ai comuni, sul fronte della povertà energetica. È un supporto che viene fornito attraverso diversi strumenti: dagli indicatori per la diagnosi alle pubblicazioni, fino alla formazione, e all’assistenza tecnica, di cui è appena stato pubblicato un bando. Di fatto, si accolgono le richieste di iniziative da parte dei comuni sulla povertà energetica, affiancandoli con degli esperti specifici per sviluppare al meglio una determinata iniziativa.

Non è il solito bando in cui i comuni fanno una proposta e ricevono i soldi. In questo caso i comuni fanno una proposta e vengono affiancati da un esperto che li accompagna in un certo percorso, offrendo loro appunto assistenza tecnica. Pensiamo al comune che intende fare una diagnosi su un quartiere per conoscere meglio il problema della povertà energetica oppure che sceglie di attivare uno sportello informativo o creare una comunità energetica.

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In apertura foto di Liana S per Unsplash

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