Il Rapporto
Povertà: oltre 500mila richieste di aiuto al Banco Farmaceutico
Crescono gli indigenti, 8,5 italiani su mille, che si rivolgono alle realtà convenzionate con il Banco farmaceutico. Un cittadino su dieci rinuncia alle visite. Il rapido e continuo deterioramento delle condizioni materiali degli italiani e, al contempo, un aumento della spesa medico-sanitaria non coperta dal servizio sanitario nazionale preoccupano gli autori del Rapporto dell'Osservatorio sulla Povertà Sanitaria
In Italia, una persona su dieci rinuncia alle visite o agli esami specialistici e ben 501mila poveri, 8,5 residenti su mille, di cui oltre 145mila minori, hanno chiesto aiuto alle realtà convenzionate col Banco Farmaceutico. La povertà assoluta in Italia è in costante aumento: dal 6,2% delle famiglie nel 2014 all’8,4% nel 2024. Le famiglie povere spendono per la salute molto meno delle altre famiglie, sia in termini assoluti, con 10,66 € mensili pro capite contro 67,97 €, sia in termini relativi: solo il 2,1% della loro spesa totale è destinata alla sanità, contro il 4,4% delle famiglie non povere. I dati sono quelli del Banco Farmaceutico che nel suo 12° «Rapporto Donare per curare. Povertà Sanitaria e Donazione Farmaci», mostra che un aumento dell’8,4% degli indigenti che nel 2024 erano stati 463.176.
«L’incremento nel tempo segnala un deterioramento delle condizioni materiali di parte crescente della popolazione» si legge nel rapporto realizzato dall’Osservatorio sulla Povertà Sanitaria OpSan, l’organo di ricerca di Banco Farmaceutico, realizzato grazie al contributo incondizionato delle farmaceutiche Ibsa Italy e Aboca.
Il rapporto traccia anche il profilo delle persone in povertà sanitaria: gli uomini sono il 51,6% del campione, le donne il 48,4%; ha tra 18 e 64 anni il 58% del totale. Particolarmente importante la quota di minori, che sono 145.557 (pari al 29%), più degli anziani che corrispondono al 21,8% (109.419). Considerando le condizioni di salute, i malati acuti (56%) superano i malati cronici (44%).
«I dati sulla povertà sanitaria ci restituiscono, anche quest’anno, un quadro preoccupante per migliaia di famiglie» ha dichiarato Sergio Daniotti, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico ETS. «Banco Farmaceutico aiuta a curarsi chi non può permetterselo, praticando, grazie al sostegno e insieme a migliaia di volontari, farmacisti, aziende e cittadini, la gratuità. Ma una cura costituita da un’autentica attenzione alle esigenze e alla dignità di chi si trova in condizioni di povertà non può limitarsi alla pur necessaria risposta immediata al bisogno: deve comprenderlo in fondo, anche attraverso un lavoro di approfondimento culturale e scientifico. Perché più profonda è la conoscenza, più efficaci saranno le risposte».
Per quanto riguarda i farmaci, nel 2024 secondo i dati Aifa la spesa farmaceutica complessiva delle famiglie è pari a 23,81 miliardi di euro, 171 milioni di euro in più (+0,7%) rispetto al 2023 (quando la spesa era di 23,64 miliardi). Di questi, tuttavia, solo 13,65 miliardi di euro (il 57,3%) sono a carico del SSN (nel 2023 erano 12,99, pari al 56%). Restano quindi 10,16 miliardi (42,7%) pagati interamente dalle famiglie (nel 2023, erano 10,65, pari al 44%). Dice il Rapporto: «L’aumento della quota privata nella spesa farmaceutica evidenzia una crescente privatizzazione di fatto dell’accesso ai farmaci, tendenza che rischia di accentuare le disuguaglianze nell’accesso alle cure, penalizzando chi non può sostenere costi non coperti dal Servizio Sanitario Nazionale Ssn».
Nel 2024, secondo l’Istat, quasi una persona su dieci (9,9%) ha rinunciato a visite o esami specialistici nei 12 mesi precedenti. Il 6,8% della popolazione ha rinunciato, prevalentemente, per le lunghe liste d’attesa, mentre il 5,3% (pari a 3,1 milioni di persone) per ragioni economiche (dato in crescita dell’1,1% rispetto al 2023). «Rinunciare o limitare le cure rappresenta un importante indicatore di disuguaglianza sociale» si legge nel Rapporto. «Nonostante l’universalismo formale del Sistema sanitario nazionale, l’accesso effettivo ai servizi resta condizionato da fattori economici, oltre che culturali (spesso associati) e organizzativi (si pensi al tema delle liste d’attesa). Le famiglie povere, più delle altre, si trovano a dover scegliere tra curarsi e sostenere altre spese essenziali (affitto, cibo, istruzione dei figli ecc.)»
Questi dati sulla crescente povertà sanitaria preoccupano, come scrive Luca Antonini vicepresidente della Corte Costituzionale nel suo contributo nel Rapporto «soprattutto per il ritmo con cui questa povertà, di anno in anno, sta crescendo». Ricordando l’insufficiente finanziamento della sanità nel paese, Antonini evidenzia come esista solo quasi un terzo delle Case di comunità previste dal PNRR e che non molto diversa è la situazione degli ospedali di comunità: «Anche qui la grave carenza strutturale di personale rappresenta l’ostacolo maggiore a rendere davvero operative queste strutture, che pure, come dimostra il Rapporto, sarebbero essenziali per un cambio di paradigma che, in funzione delle nuove cronicità, riporti al centro la medicina territoriale».
Il terzo settore deve fare la propria parte. Come gli autori scrivono nelle conclusioni, «il coinvolgimento del Terzo Settore non può essere episodico o subordinato. Richiede una visione sistemica e una relazione tra pari, fondata su fiducia, negoziazione e condivisione dei bisogni reali della popolazione. Le recenti aperture normative rendono questo possibile; occorrono però, da un lato, volontà politica e una cultura organizzativa realmente inclusiva e, dall’altro, un Terzo settore capace di proporsi come attore competente, solido e innovativo, in grado di offrire risposte nuove laddove il pubblico oggi fatica».
Foto del Banco farmaceutico
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