Alleanza a Catania
Profit e non profit mettono d’accordo la E e la S di Esg
Una tettoia sulla quale 150 pannelli fotovoltaici renderanno possibile coniugare la sostenibilità ambientale con quella sociale. Un progetto che si realizza nella sede del Banco alimentare Sicilia, grazie alla sinergia tra Erg, Crédit Agricole e la stessa fondazione. Alessandro Garrone, vicepresidente esecutivo del gruppo energetico: «Siamo felici di questo percorso comune con realtà che sono oltre la logica del profitto»
Nulla di nuovo quando si annuncia la copertura fotovoltaica di un palazzo o di una qualunque superficie, perché si sa che andrà a produrre energia elettrica della quale beneficeranno gli abitanti di quell’edificio o una comunità.
Se, però, l’impianto viene realizzato nel piazzale antistante il magazzino del Banco alimentare Catania e a renderlo e possibile è la Erg, allora vanno fatte altre considerazioni.
In tutto 150 i moduli fotovoltaici da 210 w, ognuno dei quali installati su una tettoia fotovoltaica di circa 150 mq, nel piazzale antistante il magazzino adiacente il Centro congressi del Maas di Catania, dov’è stato presentato il progetto Social purpose for solar revamping, programma a cui ha dato vita Erg nel 2022 per coniugare sostenibilità ambientale e sociale, supportando, insieme a partner industriali e logistici, organizzazioni del non-profit nazionali e internazionali. In questo caso, in una sinergia di intenti con Crèdit Agricole e Banco alimentare Sicilia con il duplice scopo di produrre energia elettrica e di proteggere dalle intemperie alimenti e operatori durante le operazioni di carico e scarico. Pannelli che la Erg doveva dismettere perché non più utilizzati e che, invece di diventare scarti, hanno messo in moto tutti i benefici di un’economia circolare che si trasforma in valore aggiunto.
Una sostenibilità ambientale che diventa un moltiplicatore di valore sociale dal momento che l’efficienza della gestione delle risorse si traduce direttamente in maggiore capacità di sostenere la comunità. La stima che Banco Alimentare fa, rispetto al risparmio, sarà in solo anno di circa i 23.000 kWh, corrispondenti a 7mila euro, con una riduzione degli attuali consumi energetici del 25%.
Una giornata particolare, senza volere giocare con le parole, carica di energia, quella che ha sancito un’importante tappa di un percorso, sottolineato da strette di mani e ampi sorrisi, che hanno fatto capire realmente quanto non si tratti del solito progetto, ma un incontro di visioni che vogliono tendere solo al benessere della comunità, con benefici che non si fermeranno certamente nell’immediato.

Un’occasione per dimostrare che il Terzo settore può avviare un dialogo con le aziende e le banche
«Ormai le imprese si avvicinano sempre di più al territorio, al sociale», afferma Alessandro Garrone, vice presidente esecutivo di Erg Spa, «ma, in questo caso, la visione si fa più ampia. Con quale filosofia ci si approccia a tutto questo? Noi l’abbiamo sempre fatto in modo spontaneo, però anche sugli obiettivi Esg (quelli che definiscono la sostenibilità di un’azienda misurandone l’impatto ambientale, sociale e la governance, nda), noi abbiamo sempre affrontato il tema facendo un passo oltre a quello che è la norma, a quelle che sono le regole. In tutte le iniziative sui territori in cui siamo presenti, cerchiamo veramente di essere concreti e utili, tant’è vero che nel nostro piano Esg destiniamo l’1% dei nostri ricavi alla comunità. Si parla di circa 10 milioni all’anno, con i quali cerchiamo di realizzare progetti insieme allo stesso territorio, come questo del Banco Alimentare. Ovviamente, ci teniamo che tutti i percorsi si autosostengano, per noi è fondamentale. L’abbiamo un po’ nel sangue, lo facciamo con Erg, con la Fondazione Edoardo Garrone, lo facciamo con tante iniziative che vogliono creare e lasciare qualche cosa, progetti che poi vadano avanti con le proprie gambe. È chiaro che il profitto ci deve essere, perché diversamente non si potrebbe fare nulla, ma una parte deve essere dedicata a una restituzione sul territorio, che poi ci vede crescere tutti insieme. Il nostro obiettivo è avere comunità che in qualche modo superano il concetto di accettazione, sposando la voglia di lavorare in sinergia. Nel caso, per esempio, dell’eolico e del solare, di solito parliamo di zone non centrali, non di città, quindi anche lì instauriamo rapporti con le comunità, quelle stesse in cui poi si trovano le persone che lavoreranno con noi».
Secondo Garrone, in ballo c’è anche una nuova postura degli imprenditori: «Una delle caratteristiche fondamentali di un imprenditore è pensare al dopo», sottolinea, «alle generazioni successive, pensare alla propria successione e far in modo che non avvenga troppo tardi. Parlo di successione all’interno della famiglia, ma non necessariamente, perché un imprenditore lungimirante può anche pensare a una successione di una parte del suo ruolo anche con persone esterne, con manager esterni. Deve esserci il mix giusto tra azionisti e manager», aggiunge, «capace di dare continuità all’azienda. Io, tra le altre cose, sono anche vice presidente dell’Aidaf, l’associazione che riunisce le principali realtà imprenditoriali a conduzione familiare del Paese (Erg ha vinto il Premio Alberto Falck come “miglior azienda familiare 2025”, assegnato proprio dall’Aidaf – Italian Family Business, ndr). Oggi si parla di imprenditorialità, di capacità di vedere il futuro, di organizzare l’associazione, praticamente il tema che si pongono e ci pongono proprio le aziende familiari. Tutto è in relazione.

Una sostenibilità che affonda nel sociale come nel caso del Banco Alimentare, al cui centro ci sono le persone
«Il progetto che abbiamo presentato celebra l’incontro di tre realtà, profit e no-profit», dice Pietro Maugeri, presidente di Banco Alimentare Sicilia «vedendoci concordi nel pensare che, per contribuire al bene comune, bisogna lavorare insieme, ognuno con le proprie competenze, ognuno con le proprie specificità. Celebriamo, quindi, una rete in cui lo sviluppo sociale, con l’inaugurazione di questi pannelli fotovoltaici sulla nostra tettoia, diventa acceleratore della sostenibilità ambientale. Noi pensiamo che oggi, chi fa fatica ad arrivare alla fine della giornata, è molto difficile che si possa preoccupare di temi ambientali, anzi è impossibile. Il Banco alimentare da 30 anni recupera cibo e lo dà a chi non ne ha, evitando anche tanto inquinamento e provando a contribuire a diminuire il bisogno alimentare».
La doppia valenza del cibo
«Già il recupero del cibo ha una doppia valenza sociale e ambientale», sottolinea Donato Didonè, direttore della Fondazione Banco Alimentare, «ha la stessa logica anche dal punto di vista energetico, quindi noi pensiamo che la sostenibilità sociale sia un acceleratore a livello ambientale. Lo stiamo dimostrando con questo felice incontro tra imprese e sociale, che può essere considerato un modello esportabile non solo per la Sicilia, ma anche per il resto dell’Italia».
I numeri ci raccontano i risultati ottenuti e la strada ancora da intraprendere
«Il Banco alimentare è nato nel 1989 e la missione è sempre la stessa. Purtroppo il bisogno è cresciuto. Anche gli ultimi dati Istat», aggiunge Didonè, «dicono che ci sono 5.700.000 persone in Italia, pari a 2,2 milioni di famiglie, che vivono in povertà assoluta. Un dato che è cresciuto negli anni anche a causa dell’inflazione, che abbiamo sperimentato tutti dal 2022 in poi. Ovviamente ci sono diverse cause sociali che lo hanno portato ad aumentare, legate a un maggior individualismo, all’aumento dei nuclei singoli, a persone sempre più sole, spesso difficili da aiutare. È cambiata anche la tipologia di famiglia. La presenza di 21 banchi sul territorio nazionale, però, ci permette di intercettare le risorse che esistono sul territorio, oltre che portarci vicino alle 7500 organizzazioni che poi ridistribuiscono i prodotti. Solo per fare capire, il Banco alimentare fornisce 120mila tonnellate all’anno di prodotti alimentari e, di questi, circa il 60% provengono da fonte pubblica, tra l’Unione europea e lo Stato italiano. Il restante 40-42% è raccolto direttamente dai banchi, attraverso la produzione, la distribuzione».

Un bisogno che cresce e che, proprio per questo, deve trovare nuove alleanze. Per questo risulta fondamentale il ruolo di Crédit Agricole, la cui progettazione esecutiva è stata gestita in completa autonomia da Banco Alimentare, vedendo Mca Energy, azienda del territorio, entrare nel progetto in qualità di partner, per effettuare gli interventi al prezzo di costo e fornendo gratuitamente le attività professionali di progettazione e direzione dei lavori.
L’incontro con il mondo del credito
«Noi abbiamo un ruolo direi multiplo», spiega Frantz Puccetti, coordinatore de progetti “Banca d’impresa” di Crédit Agricole Italia, «intanto con una presenza sul territorio e un impegno importante verso le aziende e i privati. Anche sotto il profilo dell’innovazione, noi incentiviamo e aiutiamo startup con uno sguardo lontano, accompagnando le aziende in questo percorso di transizione Esg. Questo, sia per indirizzare cambiamenti di tipo climatico, sia di tipo sociale e di governance che presumano la voglia e capacità di camminare insieme. Da diversi anni le banche accompagnano aziende e territorio in un’ottica non solo finanziaria proprio perché la transizione ambientale e sociale richiede un approccio più ampio. Ciò che serve per la sopravvivenza e la creazione anche di un vantaggio competitivo».
Parole chiave per meglio comprendersi
Incontro, recupero, condivisione, sostenibilità, passione, solo alcune delle parole che accolgono chi fa ingresso nella sede del Banco alimentare di Catania. Termini dietro e dentro ai quali vivono e pulsano concetti che, grazie a progetti di questo genere, volano alti, facendo credere realmente che ci può essere reale interesse per le comunità se solo le sinergie guardano a quel genere di profitto che fa bene all’anima.
Le foto sono dell’autrice del servizio
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