Persone

Quando Maria Rita Parsi ci disse: «Il futuro dei vecchi è dare futuro ai giovani»

È scomparsa all'improvviso Maria Rita Parsi, psicologa e e psicoterapeuta che ha dedicato la vita alla tutela dell'infanzia. L'ultima intervista a VITA era sul testamento solidale e anche su quello lei ha avuto una prospettiva originale: «Il futuro dei vecchi è dare futuro ai giovani. Mettere una strada nelle mani delle persone più giovani significa esattamente vivere, o concludere vivendo la nostra esistenza terrena»

di Sara De Carli

È mancata ieri improvvisamente a 78 anni Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta di fama internazionale, scrittrice e divulgatrice, fondatrice di Movimento Bambino, una vita dedicata alla tutela dell’infanzia. «Per i bambini e le bambine, Maria Rita Parsi c’è sempre stata. Una compagna di viaggio per quanti sono impegnati ogni giorno per i diritti dei bambini e degli adolescenti», ha scritto il Presidente di Unicef Italia Nicola Graziano, nel ricordarla. Ripubblichiamo l’ultima intervista con VITA, del marzo 2022, apparsa nel paper realizzato in collaborazione con il Comitato Testamento Solidale, dal titolo Siamo tutti filantropi (si può scaricare gratuitamente qui): lì disse una cosa molto bella, «il futuro dei vecchi è dare futuro ai giovani. Mettere una strada nelle mani delle persone più giovani significa esattamente vivere, o concludere vivendo la nostra esistenza terrena».

Una scelta che parla di vita. Per Maria Rita Parsi, psicologa, psicoterapeuta e scrittrice, il testamento solidale «è un modo di sconfiggere la morte: non perché tutti ricorderanno il nostro nome ma perché noi attraverso quello che lasciamo apriamo il futuro, passiamo il testimone. Mettere una strada nelle mani delle persone più giovani significa esattamente vivere, o concludere vivendo la nostra esistenza terrena», spiega. Un ribaltamento di prospettiva radicale, in un’epoca in cui tutto pare costruito per rimuovere il pensiero della morte. 

Dopo due anni in cui ogni giorno facciamo i conti con il bollettino dei morti per Covid, però, «ci siamo tutti resi conto che è impossibile rimuovere l’angoscia di morte, qualcosa che già Erich Fromm in Anatomia della distruttività umana diceva essere la madre di tutte le angosce umane. L’uomo da sempre prova a superarla con la fede, con i figli, con la bellezza, con l’ideologia o con la distruzione e recentemente a mio parere si sono aggiunte anche altre due modalità, la scienza e la tecnologia, perché io morirò ma il mio avatar no», dice la professoressa. L’empatia è un’altra possibilità ancora: «Non si dona per motivi ideologici, ma perché non si è indifferenti al destino di chi verrà dopo di noi. I valori sono importanti, ma hanno bisogno di contenitori, altrimenti si disperdono. Questo è il significato profondo di un lascito, voler lasciare dei contenitori che abbiano la consistenza per potersi strutturare e diventare elementi di cambiamento». 

C’è una frase molto bella che la professoressa Parsi usa: «Il futuro dei vecchi è dare futuro ai giovani». È un tema cruciale per la nostra società, che la appassiona: «Sto lavorando proprio su questo, sull’elogio della vecchiaia adolescente, sulla capacità di conservare la capacità di sognare e di costruire. Ashley Montagu ha scritto un libro bellissimo, Saremo bambini: essere bambini non sta nel nostro passato, ma nel nostro futuro. Da una parte c’è la creatività che viene dalla libertà, quella di cui parlava anche Picasso quando diceva che gli è servita tutta la vita per imparare a disegnare come un bambino. Ma accanto alla creatività, l’altro futuro che hanno i vecchi è dare futuro ai giovani: è qualcosa che i nonni sanno benissimo. Che non significa lasciare case o beni, ma entrare in empatia con i sogni dei più giovani e lasciare che siano loro a decidere cosa costruire nel loro futuro. La firma su un testamento solidale così è un “graffito di vita”, di possibilità che si aprono». 

Leggo la maggior diffusione del testamento solidale in analogia al passaggio dal pensare che “i panni sporchi si lavano in casa” alla famiglia di oggi che dinanzi a una difficoltà di coppia o educativa chiede aiuto ai professionisti. È una scelta che ha una profondissima valenza psicologica e pedagogica insieme e che davvero combatte l’indifferenza, vero nemico della nostra società

Un cambiamento importante in atto, a livello psicologico e di dinamiche familiari, riguarda proprio il fatto che mentre un tempo il testamento era visto come uno strumento che riguardava solo chi non ha figli o eredi, oggi si va sempre più diffondendo un coinvolgimento della famiglia in questa scelta. «Leggo questa trasformazione in analogia a quella che negli anni ha segnato il passaggio dal pensare che “i panni sporchi si lavano in casa” alla famiglia di oggi che dinanzi a una difficoltà di coppia o educativa chiede aiuto ai professionisti. È una scelta che ha una profondissima valenza psicologica e pedagogica insieme e che davvero combatte l’indifferenza, vero nemico della nostra società», afferma Parsi. «Quando tu coinvolgi i tuoi cari, li metti nella condizione di fare questo gesto insieme a te.  Ho visto molte persone rispettare il testamento solidale di un proprio caro ed essere fiere: quella persona è andata via, ma mi ha lasciato un compito di generosità. È molto bello. Permette anche di elaborare il lutto. Il lutto sembra impotenza della morte ma il testamento solidale diventa una forma di potenza, che batte la morte». 

La foto pubblicata sul paper era stata inviata da Maria Rita Parsi

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