Maternità e occupazione
Quando nasce un figlio, rinasce il lavoro: ecco RiParto, il nuovo welfare delle cooperative
Le cooperative emiliane sperimentano nuovi modelli di welfare per sostenere le madri, promuovere la natalità e innovare la cultura del lavoro. Un cambiamento che parte da una convinzione: la maternità non è e non deve essere un ostacolo, ma un valore aggiunto per l’impresa. L’esperienza della cooperativa Proges, dallo spazio “Maternage” alla doula a domicilio
La maternità non è un ostacolo e avere un figlio non significa dover rinunciare al lavoro: ne sono convinte le cooperative emiliane Consorzio Care Expert, Coopservice, Gulliver e Proges, che giovedì 20 novembre si sono riunite a Reggio Emilia, nei Chiostri di San Pietro, per condividere le esperienze avviate nell’ambito dell’avviso ministeriale #RiParto, promosso dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri e finalizzato a sostenere la maternità, agevolare il rientro al lavoro delle donne e favorire un nuovo equilibrio vita-lavoro. A portare il contributo del movimento cooperativo sono intervenute anche Legacoop Emilia Ovest e Legacoop Estense, sottolineando il ruolo della cooperazione come attore di cambiamento culturale e sociale.
L’incontro “Cooperazione: #RiParto dal benessere e dalle persone”, moderato da Raffaella Curioni, presidente della scuola di formazione Quadir, ha messo in luce un elemento comune ai diversi soggetti coinvolti e alle differenti azioni messe in campo da ciascuno: le cooperative non stanno semplicemente attivando servizi, ma stanno spostando il baricentro culturale del lavoro. Stanno, insomma, rendendosi protagoniste di una vera e propria rivoluzione culturale nel welfare aziendale, che propone un profondo cambiamento nella visione della maternità: non più “ostacolo” alla produttività, ma valore aggiunto, se accolto e sostenuto con adeguati strumenti.
Un cambiamento necessario, vista la preoccupante situazione del nostro Paese, in cui secondo Istat l’occupazione delle donne tra 25 e 49 anni precipita dal 73,9% al 53,9% in presenza di un figlio sotto i sei anni. Al contrario, l’occupazione maschile cresce con l’aumentare dei figli. Questo, naturalmente, ha un impatto pesante sulla natalità che, da anni in calo costante, ha toccato recentemente il minimo storico, con 399mila nati nel 2021. Il lavoro domestico e di cura rimane ancora oggi distribuito in maniera asimmetrica, con un indice di asimmetria del 62,6% tra le coppie occupate, a conferma della necessità di politiche mirate.

A peggiorare la situazione, l’impatto della pandemia: la “shecession” ha colpito soprattutto le madri con bambini piccoli, riportando indietro anni di conquiste. In questo contesto, il welfare aziendale non è più una nicchia sperimentale, ma un terreno necessario per restituire equilibrio alla vita delle persone e competitività alle imprese.
Il nuovo welfare parte dalle cooperative
Le cooperative non si tirano indietro di fronte a questa sfida, anzi si pongono in prima linea nel promuovere azioni mirate: prime fra tutte, il sempre maggiore coinvolgimento del mondo delle imprese, volto alla piena partecipazione femminile al lavoro; il sostegno all’empowerment femminile e genitoriale; lo sviluppo di un welfare aziendale inclusivo; il supporto al ruolo genitoriale in un’ottica di armonizzazione tra vita privata e professionale; l’attivazione di incentivi al rientro dopo il parto o l’adozione; e infine percorsi di formazione e aggiornamento per accompagnare le lavoratrici nel reinserimento. Obiettivi che ogni cooperativa ha tradotto in azione, nelle buone prassi sperimentate e collaudate grazie al progetto. Alcune di queste esperienze sono state raccontate e condivise durante l’incontro, a testimonianza di quanto la sinergia tra imprese e istituzioni possa contribuire a costruire un sistema integrato di sostegno.
Il caso Proges: quattro passi per rimettere al centro le madri
Tra le cooperative che hanno condiviso la propria esperienza in questa direzione, c’è Proges, che ha lavorato con una prospettiva ampia e profondamente radicata nella quotidianità delle lavoratrici. Le azioni di sostegno alla genitorialità messe in campo dalla cooperativa sono principalmente quattro: primo, lo spazio “Maternage” o spazio “Genitori bambini”, dedicato a genitori e figli in fascia 0-3 anni, in cui poter stare insieme, condividere la propria esperienza di genitore, giocare e vivere una situazione di socialità con altri genitori e bambini, mezza giornata a settimana, presso uno dei servizi educativi di Proges.
Il secondo strumento è il “Counseling”, a cui può rivolgersi la persona che sta vivendo un momento di difficoltà: non un percorso terapeutico, ma piuttosto una relazione di aiuto, sia individuale che in gruppo.

Il terzo strumento si chiama “Home Visiting – Doula – Consulenza pedagogica” e prevede incontri di sostegno alla lavoratrice in maternità presso il proprio domicilio, per supportarla nel periodo della gravidanza e accompagnarla nei cambiamenti che la casa, la vita famigliare e le relazioni attraversano dopo la nascita. Il servizio è svolto da figure educative esperte, pedagogiste e da una “doula”, una figura professionale che si occupa di offrire sostegno concreto ed emotivo alla donna e alla famiglia prima e dopo la nascita del proprio bambino.
La quarta risorsa è lo psicologo aziendale, a cui le lavoratrici possono chiedere un sostegno, da quando rientrano dalla maternità fino ai 7 anni del bambini: si tratta di incontri online, mirati soprattutto alla ridefinizione dell’identità personale e professionale dopo la nascita di un figlio e con il rientro al lavoro.
È fondamentale che le madri si sentano viste, accolte, riconosciute. Che non vivano la maternità in solitudine, né con il senso di inadeguatezza che spesso accompagna i primi anni
Laura Parenti, counsellor e coordinatrice pedagogica di Proges
«È molto interessante oggi poterci confrontare su quanto è stato progettato dalle singole cooperative», ha detto Laura Parenti, counsellor e coordinatrice del progetto di Proges, che ha illustrato le azioni messe in campo.
«Ma ciò che credo sia più importante e rappresenti la vera opportunità di questo progetto è che ci consente di aprire un dialogo con le nostre lavoratrici, in un momento molto delicato della loro vita; di avvicinarci, di metterci in ascolto dei loro bisogni e in alcuni casi di co-progettare le azioni; quindi decidere insieme tematiche, giorni e orari di incontri, per non calare dall’alto le proposte, ma far sentire le persone partecipi di un processo condiviso. È fondamentale che le madri si sentano viste, accolte, riconosciute. Che non vivano la maternità in solitudine, né con il senso di inadeguatezza che spesso accompagna i primi anni», afferma Parenti. «Questo permette alle neo mamme di sentirsi meno sole, meno inadeguate, più legittimate a vivere sentimenti contrastanti e ambivalenti, per dedicarsi un momento di cura in una fase in cui è si è soprattutto dedicate alla cura degli altri».

Ma tutto questo, per le imprese, è un obbligo morale, etico, normativo, o è un’opportunità? «Non c’è dubbio, è un’opportunità. E il femminile è una risorsa trasformativa per le organizzazioni», assicura Francesca Corotti, vicepresidente Proges e responsabile del progetto. «Ed è un’opportunità anche quando nasce da un obbligo contrattuale. Per Proges, dove quasi il 90% del personale è composto da donne, il welfare non può essere generico: deve essere orientato al welfare di genere. La crisi demografica, la solitudine delle madri, la difficoltà di accesso ai servizi per l’infanzia e il rischio di fuoriuscita dal mercato del lavoro rendono indispensabile intervenire. #RiParto è una risposta concreta e un’occasione per promuovere il valore del femminile come leva trasformativa, non come fragilità da tutelare».
Qual è l’evoluzione del welfare femminile in Proges?
Siamo partiti da misure di tutela della maternità – per esempio il 100% dello stipendio durante l’obbligatoria – per poi evolvere verso il tema della conciliazione (part-time, flessibilità, smart working, sconti sui nidi). Ma oggi serve un cambio di paradigma: non basta proteggere le donne, bisogna riconoscere che essere donna è una risorsa per l’organizzazione. Da qui nascono i percorsi di empowerment come Ladies First e la certificazione di genere, che spinge verso una vera uguaglianza nelle opportunità di crescita.
Si tratta di sperimentazioni, o di buone prassi che diventeranno strutturali?
Con le risorse adeguate, tutte le azioni possono proseguire: #RiParto ci sta dando molto. Ma il lascito più importante è il cambiamento culturale: un modello più partecipativo, servizi innovativi e un ascolto più profondo delle nostre socie. Abbiamo scoperto che i bisogni sono diversi tra chi rientra al lavoro e chi è in maternità: questo ci consente di co-progettare davvero, rafforzando il legame cooperativo e la mutualità.
Fotografie fornite dalla cooperativa Proges
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