Il potere della musica

Quanto fa bene la voce di mamma, ad ogni età

Alfredo Bigogno, ricercatore e progettista nel campo degli ambienti sonori, ha messo a punto una tecnologia innovativa che permette di far ascoltare al neonato prematuro, nella termoculla, la voce registrata della mamma e degli altri familiari, anche nei momenti in cui non possono essere presenti. Il dispositivo è già in uso in diverse Terapie intensive neonatali, d'Italia e non solo. Da lì è partita una ricerca che lo ha portato a creare tavolette, totem e lettini armonici con un solo obiettivo: far arrivare la musica e i suoi benefici a tutti, anche a chi con l'udito non la può sentire

di Simonetta Sandri

Mamma, Maman, Mother, Mamãe, Mutter: la parola mamma suona allo stesso modo in quasi tutte le lingue del mondo, anche se i ceppi linguistici sono tanti e diversi. Da un lato c’è il fatto che il fonema “mn” è il più facile da pronunciare, dall’altro la mamma è la prima persona che il bambino vede e la sua voce  lo accompagna da prima della nascita. Consapevole di ciò, l’architetto bresciano Alfredo Bigogno, ricercatore e progettista nel campo degli ambienti sonori, ha messo a punto una tecnologia innovativa per far sentire al neonato prematuro, nella termoculla, la voce registrata della mamma anche nei momenti in cui lei non può essere presente. Si chiama “Mami Voice”. È un dispositivo medico di Classe 1 registrato presso il ministero della Salute ai sensi della vigente normativa 93/42, ma Bigogno non lo ha brevettato proprio perché vuole che sia accessibile a tutti: e questo parla da sé. 

«“Mami Voice” va a batteria, non è collegato alla rete elettrica e non è un prodotto ma una vera e propria filosofia. Per applicare il sistema, serve solo tempo: una risorsa che in molti reparti manca», racconta. È l’impegno che l’operatore deve metterci, lo deve considerare utile. Servono pazienza e dedizione». Di che cosa si tratta, esattamente? Di un sistema di vibrotrasduzione composto da un trasduttore e un amplificatore con chiavetta usb che vengono posizionati all’esterno dell’incubatrice, che Bigogno preferisce chiamare termoculla. «Non amo il termine incubatrice», spiega, «mi rendo conto dell’etimologia latina, ma a me quella parola evoca l’incubo, quindi non la uso o, almeno, la utilizzo il meno possibile». 

Mami VoiCE su una termoculla del Pavilion Sante Fleur di Antananarivo, in Madagascar

Per i nati pretermine diventa terapeutico poter ascoltare la voce materna mentre vivono la nuova condizione fuori dall’utero, in un ambiente come quello della Tin così saturo di rumori e suoni non naturali. Ed è dimostrato che la voce della mamma e del papà sia di grande aiuto per ridurre lo stress e la percezione del dolore nel piccolo, creando un ambiente che il neonato percepisce più sicuro. Con  “Mami Voice” la mamma, il papà, i fratelli o i nonni possono registrare la propria voce o cantare una ninna nanna con uno smartphone o un tablet, tramite l’app dedicata. Il file viene poi scaricato su una chiavetta usb e, tramite il dispositivo “Mami Voice” applicato alla termoculla, vengono diffusi il suono e le vibrazioni della voce all’interno del nuovo ambiente di vita del piccolo: senza apparecchiature, senza intralciare il lavoro del personale medico e infermieristico, senza la creazione di campi elettrici o elettromagnetici.

«L’esperienza più bella che mi è stata raccontata», riferisce Bigogno, «è quella avvenuta in un ospedale di Brescia, dove era stata trasportata d’urgenza un’infermiera albanese incinta, che era stata colta da malore mentre si trovava in vacanza in Italia e aveva partorito. La donna si era calmata solo una volta registrata la sua voce, trasmessa con il “Mami Voice” al suo bimbo nato prematuro». Ad oggi,  “Mami Voice” è in uso nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale – Tin di alcuni ospedali bresciani, al San Raffaele di Milano, negli ospedali di Pescara, a San Giovanni Rotondo, al Fatebenefratelli di Napoli, al Caritas Baby Hospital di Betlemme, al St Joseph di Gerusalemme e al Pavilion Sante Fleur di Antananarivo in Madagascar. Insomma, è in giro per il mondo.

Ma come è nato “Mami Voice”? Tutto è cominciato nel 2002, dall’incontro di Bigogno con la musicista, musicoterapeuta, insegnante di canto e attrice Grazia Di Michele. Con lei nasce l’idea di fare qualcosa per migliorare il clima sonoro nelle Terapie Intensive Neonatali. Nel 2005, “Sardegna Ricerche” finanzia e mette a disposizione le risorse per sviluppare il progetto che prenderà poi il nome di “Mami Voice”: si parte. Fra il 2013 e il 2015 viene condotta una prima sperimentazione del dispositivo presso la Tin dell’Ospedale Civile di Brescia. diretta dal prof. Gaetano Chirico. Arriva la prima tesi di laurea e una pubblicazione sulla rivista scientifica Acta Paediatrica.

Mami VoiCE su una termoculla del Pavilion Sante Fleur di Antananarivo, in Madagascar

A quel punto nasce un altro progetto, quello dell’Album Sonoro Familiare: un archivio di memorie e stimoli uditivi. «Tutti abbiamo un album fotografico, ma nessuno pensa ad averne uno sonoro. Un album che raccolga le voci dei nostri cari», spiega Bigogno. «È vero, oggi, con gli smartphone basta registrare voci e suoni con un buon microfono, ma solo dieci anni fa le cose erano diverse, era necessario avere un archivio. Nelle rianimazioni moderne, ad esempio, c’è un telefono di reparto: i parenti mandano messaggi registrati con le loro voci, che vengono poi salvate su usb e fatte ascoltare alle persone in coma». 

La frequenza dell’universo

Nel 2016, presso la Tin del San Raffaele di Milano avviene l’incontro con il biologo molecolare e musicista compositore Emiliano Toso e con la musica a 432 Hz, che viene considerata “l’accordatura naturale”, perché ispirata ai suoni della natura e alle vibrazioni dell’Universo. All’Università McGill di Montreal stanno studiando come la musica possa cambiare la biochimica del nostro corpo e hanno dimostrato che l’ascolto della musica influenza il suo stato di salute. «I benefici psicofisici della frequenza a 432 Hz sono immensi, se non altro perché questa è frequenza dell’Universo. Ma la sensazione è difficile da descrivere a parole, bisogna provarla», spiega Bigogno, che in sintesi – dice – con il suo lavoro vuole «semplicemente promuovere un ascolto olistico: con le orecchie il suono e con il corpo la vibrazione che lo produce». 

Dalla culla agli adulti 

Oggi l’applicazione del sistema “Mami Voice” è estesa ad una più ampia accezione di terapia con la musica e vibrazioni, grazie alla creazione della “Collezione Armonica”, che comprende un “Lettino Armonico”, un “Totem Armonico” e una “Tavoletta Armonica”, tutti strumenti rivolti a persone affette da disabilità, sordocecità, fibromialgia, leucemia, Sla, Parkinson, Alzheimer o in stato di coma. La collezione fra l’altro è interamente realizzata in abete rosso armonico camuno, recuperato grazie al Consorzio Forestale Alta Valle Camonica dagli alberi abbattuti durante la devastante tempesta Vaia del 2018. 

Il “Lettino Armonico” è, per così dire, la versione per “grandi” della termoculla di partenza, che permette a tutti di immergersi in un’intensa esperienza di ascolto olistico. Sdraiandosi, con il corpo si percepiscono le vibrazioni e con l’apparato uditivo si sentono i suoni prodotti da quelle vibrazioni. A Roma, per esempio, un lettino è stato collocato nello studio di una psicologa. Il “Totem Armonico”, nato nel 2020, invece, permette di sfruttare nel quotidiano l’armonia che si genera dalla combinazione di musica e vibrazioni a 432 Hz: lo si può installare in ospedali, aziende, scuole, centri estetici, abitazioni private, sale conferenze, ma anche all’aperto. «Uno dei casi più interessanti è il posizionamento del totem all’ospedale di Pescara, nella sala dove le mamme allattano, a riprova dell’impatto sul benessere generale delle madri». 

Il totem armonico posizionato nell’ospedale di Pescara

Nel 2022, arriva la “Tavoletta Armonica” portatile, che trasforma le vibrazioni del suono in stimoli tattili, sperimentata anche alla Lega del Filo d’Oro e con la quale, tra le altre cose, anche le persone sorde possono percepire il ritmo musicale durante un concerto. 

Ascoltare con le mani

Nel 2024, a Brescia, Bigogno e Toso esplorano una nuova frontiera nell’esperienza musicale per le persone non udenti, dimostrando che la musica non si ascolta solo con le orecchie, ma può essere profondamente percepita attraverso il corpo. Durante il concerto, le tavolette collegate a un pianoforte vibrano in tempo reale con il suono dello strumento, permettendo ai partecipanti di “ascoltare” la musica attraverso il tatto.

Concerto del musicista e compositore Emiliano Toso

«Sono partito con la scuola Audiofonetica di Brescia, una vera eccellenza nazionale», racconta Bigogno. «Abbiamo coinvolto una decina di bimbi, che tramite la tavoletta hanno ascoltato la musica suonata dal loro maestro al pianoforte, C’era grande felicità nell’aria, In seguito ho organizzato un concerto con l’associazione sordi di Brescia. Anche al Ferrara Film Corto Festival, nel 2024, abbiamo presentato l’iniziativa: chi ha un impianto acustico se lo toglieva per essere avvolto dalla musica».

Foto inviate da Alfredo Bigogno

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