Migranti

Quei 40 morti al largo della Tunisia che gridano il fallimento dell’esternalizzazione delle frontiere

In un naufragio al largo della costa tunisina di Salakta hanno perso la vita almeno 40 migranti subsahariani, tra cui dei neonati. A bordo dell’imbarcazione erano stipate una settantina di persone. Giorgia Linardi (Sea Watch): «Nel 2023 dalla Tunisia arrivavano 17mila persone, ora sono calate del 60%. Trasformata in “guardiana” delle frontiere europee, la Tunisia è oggi un luogo di brutalità e invisibilità per i migranti». Unione europea e Italia hanno garantito alla Tunisia oltre 300 milioni di euro dal 2023, «ma questi fondi non affrontano le cause delle partenze»

di Ilaria Dioguardi

Four migrant survivors wave for help as they are in distress at sea, Tuesday, Aug. 9, 2023. Forty-one people are believed dead after a boat carrying migrants capsized off Tunisia in rough seas, the Italian Red Cross and rescue groups reported, citing four survivors who were rescued and brought to land Wednesday. The survivors reported having left Sfax, Tunisia, on a metal boat with a total of 45 people on Aug. 3. About six hours into their voyage, a huge wave overturned the vessel, RAI state television reported. (Karolina Sobel/Sea-Watch Via AP)

Nella notte di mercoledì 22 ottobre si è verificato l’ennesimo naufragio nella rotta del Mediterraneo centrale, con almeno 40 migranti subsahariani che hanno perso la vita al largo della costa tunisina di Salakta. Viaggiavano su un’imbarcazione di fortuna, altre 30 persone sarebbero state tratte in salvo dalla Guardia costiera, lo rende noto il portavoce del tribunale di Mahdia Walid Chatrbi alla radio tunisina Mosaïque Fm.

Secondo i dati forniti dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni – Oim, dal 2014 ad oggi in queste acque si contano oltre 32.800 morti o dispersi. «Dal 2023 l’Unione europea e l’Italia hanno garantito alla Tunisia oltre 300 milioni di euro, in gran parte destinati al controllo delle frontiere. Questi fondi non affrontano le cause delle partenze ma ne gestiscono solo gli effetti», dice Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch Italia. «Le persone continuano a fuggire dalla Tunisia per ragioni strutturali quali crisi economica, disoccupazione, sommate a crescente e violenta repressione interna e razzismo».

Memorandum: «Il fallimento delle politiche di esternalizzazione delle frontiere»

Il Memorandum firmato con Tunisi nel luglio 2023, «come quello con la Libia, rappresenta il fallimento delle politiche di esternalizzazione delle frontiere: l’Europa e l’Italia delegano la gestione dei flussi migratori in cambio di fondi, mezzi e formazione, senza alcun controllo indipendente sul rispetto dei diritti umani. Così, con risorse europee, si finanziano respingimenti collettivi, deportazioni nel deserto, violenze e detenzioni arbitrarie», prosegue Linardi.

«Nel 2023 la Tunisia ha rappresentato uno dei principali Paesi di partenza, con oltre 17mila arrivi. Il 2024 e il 2025 segnano invece un’inversione di tendenza, con una diminuzione di oltre il 60% delle partenze, dovuta in parte all’aumento delle intercettazioni in mare e al rafforzamento dei controlli costieri tunisini», si legge nel recente report Esternalizzare la frontiera. Ue, Italia, Tunisia di Avocats sans frontières.

Una spirale di violenza istituzionale

«Trasformata in “guardiana” delle frontiere europee, la Tunisia è oggi un luogo di brutalità e invisibilità per le persone migranti», prosegue Linardi. «Dopo il discorso xenofobo del presidente Kaïs Saïed del febbraio 2023, la Tunisia è sprofondata in una spirale di violenza istituzionale: arresti arbitrari, espulsioni verso i confini con la Libia e l’Algeria, distruzioni dei campi informali e cacce all’uomo sistematiche. A Sfax, epicentro delle partenze, la polizia agisce con totale impunità».

Forniture di mezzi navali e supporto tecnico dell’Italia alle autorità tunisine

«Nel frattempo, l’Italia continua a fornire mezzi navali e supporto tecnico alle autorità tunisine. Le ultime motovedette donate – con prua rinforzata e scafo progettato per impatti ad alta velocità – sembrano più adatte all’approccio rapido e allo speronamento delle barche dei migranti piuttosto che al soccorso», continua Linardi, «aggravando ulteriormente i rischi in mare e trasformando il soccorso in cattura e contenimento delle persone in fuga ad ogni costo».

In apertura, quattro migranti sopravvissuti chiedono aiuto mentre sono in difficoltà in mare, nell’agosto 2023. Almeno 41 le persone morte in quel giorno, al largo della Tunisia. I sopravvissuti avevano riferito di essere partiti da Sfax. (foto di Karolina Sobel/Sea-Watch Via AP)

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