Genitori & Figli
Quella paura del futuro che blocca un adolescente su due
Bocciano le città in cui vivono per servizi, occasioni di socializzazione, sicurezza. Il 66% degli adolescenti di oggi trascorra il proprio tempo libero a casa. Una ragazza su due non fa sport. Il 43% fuori casa pensa di poter essere vittima di molestie, violenza, bullismo. Il 55% ha paura del futuro. Sono i dati della nuova indagine di Dempolis e Con i Bambini, da cui emerge che gli adulti «non dimostrando di saper offrire degli esempi di fiducia alle nuove generazioni». Marco Rossi-Doria, presidente di Con i Bambini: «Abbiamo il polso della situazione, ma questo non basta: ci vuole di più, ci vuole una grande politica nazionale»
Il futuro spaventa gli adolescenti italiani e l’incognita del domani si fa più pesante per coloro che vivono in aree difficili e nelle periferie cittadine del nostro Paese. Se il 33% dei minorenni si definisce pessimista rispetto al proprio futuro, il dato sale di dieci punti, al 43%, fra le ragazze ed i ragazzi che vivono nelle aree più “difficili” d’Italia. Di fronte ad esso gli adulti sono ancora più spaventati: ben il 73% di loro, infatti, guarda con pessimismo al futuro dei propri figli in Italia. Un dato che fa venire meno «il puntello della fiducia da parte del mondo dei grandi», dicono i ricercatori dell’Istituto Demopolis che ha realizzato la ricerca. Il gap esiste pure tra chi vive in periferia o in zone difficili e chi no, nelle opportunità di relazione tra pari, nella possibilità di praticare attività sportive o ricreative nel tempo libero e di sentirsi al sicuro quando sono in giro da soli. A unire tutti gli adolescenti, a prescindere da dove vivono, ci sono però i sogni, le aspirazioni e i valori in cui credono.
A mettere in luce tutto ciò è l’indagine Vivere da adolescenti in Italia. Presente e futuro delle nuove generazioni, promossa dall’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e condotta dall’Istituto Demopolis in occasione della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che ricorrerà il 20 novembre. «Quello che emerge da questi dati conferma quello che stiamo vedendo nelle scuole, nelle comunità educanti in giro per l’Italia, raccogliendo le riflessioni di chi lavora e vive nei territori al fianco di bambini e ragazzi, nei luoghi di aggregazione e di risposta alla povertà educativa, nei tanti progetti che il fondo di contrasto per la povertà educativa attraverso Con i Bambini ha costruito dal 2016», ha spiegato Marco Rossi-Doria, presidente di Con i bambini. «Abbiamo il polso della situazione, ma questo non basta: ci vuole di più, ci vuole una grande politica nazionale di fronte a questa emergenza. Emergenza nel senso di “dati che emergono” e non di pericolo, disagio e difficoltà», ha auspicato.
Abbiamo il polso della situazione, ma questo non basta: ci vuole di più, ci vuole una grande politica nazionale
Marco Rossi-Doria, presidente di Con i bambini
La sintesi sulla ricerca è questa: «I dati cruciali sono due: il primo è che c’è molta sofferenza, di più nelle zone deboli del nostro Paese. Il secondo è che nonostante questo i nostri ragazzi vogliono una vita normale, tranquilla, fatta di sentimenti, relazioni, possibilità di parlarsi di trovare luoghi di aggregazione. E hanno preoccupazioni importanti sulla questione della sicurezza, delle mancanza di possibilità di sviluppo delle proprie capacità».
La città
La ricerca, effettuata tra il 30 ottobre e il 10 novembre su un campione di 1.060 ragazzi tra i 14 e i 17 anni, è partita dall’analisi della variabile del contesto cittadino: da qui emerge che «i quartieri difficili sottraggono ai ragazzi non solo i servizi che non ci sono, ma anche l’ottimismo e la fiducia», ha detto il direttore di Demopolis Pietro Vento.

Meno della metà del campione ritiene che siano adeguate le scuole (47%), gli spazi verdi (46%), le strutture sportive (45%) e i trasporti pubblici (42%) delle proprie città. E meno del 30% valuta sufficienti la sicurezza urbana (29%) la qualità dell’aria (27%) e i servizi sociali (26%). Se si va a guardare il dato relativo ai giovani che vivono in aree difficili si vede che le valutazioni scendono di 10 punti percentuali in quasi tutte le variabili analizzate e che oltre i due terzi ritengono inadeguati i servizi sociali e sanitari, le occasioni per il tempo libero e la sicurezza urbana (a rischio per quasi 8 su 10). Quello che emerge è che le città italiane secondo i ragazzi non sono a misura dei minori, soprattutto quelli che vivono in periferie e zone senza servizi.
Le attività extrascolastiche
Successivamente l’analisi si sofferma sulle attività extrascolastiche, come quelle ricreative o sportive, uno dei motori fondamentali di relazioni e crescita per gli adolescenti, ma la musica non cambia. Il 72% dei giovani tra i 14 e i 17 anni, quasi tre su quattro, dichiara di non svolgere attività o laboratori musicali, artistici o teatrali e il 35% non pratica sport, con un dato che si alza se si analizza la differenza di genere: tra le ragazze esso sale infatti fino al 48%. Quindi tra le ragazze under 18 quasi una su due non pratica alcuna attività sportiva, «un dato che colpisce», sottolinea Vento.
Nelle zone più difficili gli adolescenti che giudicano sufficienti le opportunità di praticare attività di questo tipo nel proprio quartiere/zona di residenza crollano di oltre 30 punti percentuali sia nel caso delle attività ludiche e culturali, che in quello di quelle sportive. In particolare se il dato medio di coloro che giudica sufficienti le opportunità di praticare attività per il tempo libero è del 45%, il dato nelle periferie e zone problematiche scende bruscamente all’11% (34 punti percentuali in meno). E dal 54% si passa al 23% anche per quanto riguarda le opportunità di fare sport. «Dati che sottolineano una differenza di opportunità sostanziale», secondo gli studiosi di Demopolis.
Gli spazi per il tempo libero
Un’altra domanda posta agli adolescenti italiani è stata“dove trascorri prevalentemente il tuo tempo libero?”. Da qui emergere come la maggior parte di essi, il 66% del campione, trascorra il proprio tempo libero a casa. Se si contempla la risposta a casa di amici o fidanzati, si aggiunge un altro 40%. Tutto il resto è oggettivamente in secondo piano. Mancano perciò spazi comuni di incontro e svago.
La domanda poi sonda le possibilità di divertirsi o incontrare coetanei: queste opportunità cambiano a seconda delle zone in cui abitano gli intervistati. Se il 61% le reputa sufficienti, tra i residenti in periferie e quartieri “difficili” il dato scende al 36%. I dati delineano l’esistenza di due mondi paralleli: «Le nostre città sono divise a metà e narrano due città molto diverse. Ogni azione positiva delle comunità educanti che favoriscono la voce e il protagonismo dei nostri ragazzi nelle troppe aree fragili d’Italia è una benedizione che va sostenuta da ogni parte politica. È il tempo di dare loro fiducia, opportunità, risorse e prospettiva», è il commento di Rossi-Doria presidente di Con i bambini.

Desideri e paure
A questo punto l’indagine va a tratteggiare i desideri degli adolescenti: alla domanda su che cosa vorrebbero in più e di meglio nel proprio quartiere di residenza i ragazzi rispondono in larga parte mettendo al primo posto (con il 44%) i luoghi per incontrarsi con gli amici o fare nuove amicizie. In secondo luogo chiedono maggiore pulizia del quartiere (43%) e al terzo posto, il 40% chiede maggiore sicurezza fuori di casa. Una classifica che viene ribaltata da coloro che vivono nelle zone “difficili” per i quali prima di tutto viene la sicurezza quando si esce di casa (62%), poi una maggiore pulizia del quartiere (55%) e solo in terza posizione, il 53% del campione risponde chiedendo più spazi di socialità.
Percezione della sicurezza
La ricerca fa quindi un focus sul tema della sicurezza percepita dai ragazzi italiani: il 43%, quando si trova fuori casa, teme di poter essere vittima di molestie, violenza o bullismo. «Si tratta di un dato altissimo in termini di percezione, sul quale incide anche l’impatto mediatico delle notizie». Il dato cambia nell’analisi per genere: il 63% delle ragazze italiane dichiara di temere di poter esser vittima di violenza. E che si differenzia ancora una volta in base al contesto urbano: sale infatti al 59% la percentuale dei giovani che temono di subire atti di violenza tra coloro che vivono in contesti “difficili”. Interessanti a tal proposito sono i dati sulla percezione di episodi di violenza tra giovani e baby gang nella propria città: tra gli under 18 il 26% risponde dicendo che sono sempre più frequenti, mentre il campione di maggiorenni ha una percezione molto più negativa, in quanto per loro la convinzione che gli episodi di violenza stiano crescendo arriva al 46%.

Poca fiducia verso il prossimo, poca fiducia nel futuro
Di qui inizia la seconda parte della ricerca nella quale gli studiosi si sono chiesti come stanno gli adolescenti italiani, tenendo sempre un focus acceso sulle aree in deficit di sicurezza e servizi nel nostro Paese. «Gli adolescenti che oggi vivono qui, come vedremo, sono in parte privati della fiducia verso il prossimo ma anche nel futuro», afferma Sabrina Titone, ricercatrice di Demopolis. «Nelle fasi di ascolto qualitativo del lavoro abbiamo rilevato una sorta di contrazione nella prospettiva nello sguardo dei ragazzi». I ragazzi infatti sembrano «mostrare tratti di pragmatismo e individualismo precoce, non poco condizionati da modelli adulti».
Tra gli adolescenti che vivono nelle periferie o nei quartieri più difficili, quasi un quarto sogna di poter divenire medico o di lavorare nelle professioni sanitarie, il 18% vorrebbe diventare influencer o youtuber. Pragmaticamente, l’11% cita l’opzione di poter lavorare nelle forze dell’ordine o di essere insegnanti o educatori. Immaginando la loro vita per il futuro, il primo fra i desideri degli adolescenti è in assoluto lo “star bene”: con loro stessi innanzi tutto, afferma il 74%. Ma anche economicamente, dicono quasi 6 su 10. Il 58% aspira alla realizzazione lavorativa ed il 55% si augura per di poter essere in salute.
Le cosa importanti della vita? Tutte individuali
Alla domanda “quali sono le cose importanti nella vita?”, il 78% dei giovani risponde la famiglia, il 72% l’amicizia e il 62% l’amore, a pari merito con il benessere psicologico. «Al di sopra del 40% di citazioni, si rintracciano soltanto dimensioni individuali del vivere», sottolinea Titone. La ricerca prosegue evidenziando che il 13% degli adolescenti nell’ultimo anno non si è mai sentito libero di esprimere se stesso, il 18% non si è sentito sicuro delle proprie capacità, il 16% supportato nelle scelte, il 19% soddisfatto della propria vita. Il 22% dei ragazzi dichiara di non essere mai stato ottimista verso il futuro e fiducioso verso gli altri. Gli ultimi due sono «dati enormi, che nei quartieri difficili salgono di 10 punti, arrivando al 32%», sottolinea la ricercatrice.

Il 30% degli adolescenti dichiara di essere già andato da uno psicologo e il 26% di volerci andare. «Si tratta di un puntello di dialogo col mondo adulto che in parte compensa le incomprensioni che si vivono con gli adulti di prossimità».
Uno su due ha paura del futuro
La paura maggiore per i nostri adolescenti è quella del futuro, citata dal 55% del campione. Al secondo posto c’è un timore che, secondo i ricercatori potrebbe essersi trascinato dai tempi delle pandemia fino a oggi e cioè quello per la propria salute fisica o mentale, che riguarda il 37% dei giovani. Seguono con percentuali simili le preoccupazioni per l’andamento a scuola (35%), i problemi familiari e il rapporto con i genitori (34%). «Fino al sesto posto della classifica troviamo solo dimensioni personali. Solo al sesto posto individuiamo una dimensione di respiro collettivo che è la paura per la guerra. C’è quindi una contrazione nello sguardo dei più giovani, probabilmente una reazione alla complessità che vivono e di fronte alla vulgata adulta che dice che il presente ormai è compromesso e non si può risolvere». E se non ci sono margini di manovra a che serve guardare lontano da sé o pensare plurale?
A questa grande nuvola nera che incombe sul proprio futuro si aggiunge la sfiducia nel proprio Paese: solo il 35% dichiara infatti di vedere, oggi in Italia, il proprio futuro con ottimismo. Il dato diventa «enorme e spaventoso tra i genitori», continua Titone, visto che il 73% dei genitori guarda con pessimismo al futuro dei propri figli in Italia, «non dimostrando di saper offrire degli esempi di fiducia alle nuove generazioni».
Il 73% dei genitori guarda con pessimismo al futuro dei propri figli in Italia, non dimostrando di saper offrire degli esempi di fiducia alle nuove generazioni
Sabrina Titone, ricercatrice Demopolis
Il lavoro già avviato
Da questi dati riparte il lavoro di Con i Bambini, in particolare, spiega Rossi-Doria, «attraverso la nuova iniziativa “Organizziamo la speranza”». Con quel programma «stiamo avviando un’azione da zero a 18 anni in 15 grandi periferie urbane e zone difficili del Paese e che abbiamo definito “aree socio educative strategiche”. Abbiamo riunito tutte le scuole, il Terzo settore, i centri sportivi, le municipalità e le Asl, le parrocchie e la cittadinanza insieme alle famiglie e abbiamo dato vita a 15 alleanze capaci di lavorare insieme con l’obiettivo di cambiare in positivo la vita di bambini e ragazzi che vi vivono. È un percorso che coinvolge tutti gli attori, tra pubblico e privato sociale. Perché la crescita dei minori è responsabilità dell’intera comunità e su questo sono d’accordo oltre 8 italiani su 10: dato che è cresciuto di 35 punti in soli sei anni», conclude il presidente di Con i bambini.
Foto di Mircea Iancu da Pixabay
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