Filantropia

Qui Palermo, le “traiettorie urbane” fanno luce sulla comunità

Zisa, Danisinni, Romagnolo e Brancaccio sono i quartieri di Palermo destinatari dei benefici della comunità energetica rinnovabile a impatto sociale, promossa da Fondazione EOS - Edison Orizzonte e dall'impresa sociale Con i Bambini, nell’ambito del progetto “Traiettorie urbane”. Un percorso, reso possibile dalla sinergia tra numerose realtà del Terzo settore, privato sociale e istituzioni pubbliche, capaci di consolidare un modello di centro aggregativo diffuso che ha come punto di forza e protagonisti i ragazzi e le ragazze

di Gilda Sciortino

Sono importanti i numeri quando servono per tradurre con la loro immediatezza il racconto di un percorso che ha saputo fondere e trasformare in un processo di cambiamento  quell’agire comunitario che pone al centro la partecipazione dei più giovani. Il tutto attraverso un’alleanza di attori, il cui pensiero viene dopo quello dei protagonisti di questo percorso ossia i ragazzi.

Ecco perchè non sono solo numeri 11mila adolescenti, 700 insegnanti e genitori coinvolti attivamente nelle tante attività,  200 educatori ed educatrici regolarmente retribuiti,  5mila le persone di diverse età fruitrici di 68 eventi culturali, 18 le scuole, 13 organizzazioni partner grazie al cui lavoro e alla cui sinergia sono nati o si sono consolidati 5 centri aggregativi, 5 spazi permanenti destinati alle attività degli adolescenti di Palermo.

Sono i numeri parlanti di una narrazione collettiva come quella che ci ha offerto nei suoi primi tre anni di vita Traiettorie Urbane, progetto che dal 2022 favorisce il benessere sociale ed educativo nel capoluogo siciliani, promosso da Fondazione Eos – Edison Orizzonte Sociale Ets e dall’impresa sociale Con i Bambini, ideato insieme a Clac Ets e associazione Mare Memoria Viva, ma soprattutto sviluppato grazie alla co-progettazione tra Terzo settore, privato sociale ed enti pubblici.

Due gli assi urbani sui quali è diviso il progetto: l’asse Zisa, Noce e Danisinni, con soggetti promotori come il Clac, Centro Diaconale della Noce e comunità di Danisinni, e l’altro asse urbano, che è quello Calza-Santerasmo-Romagnolo, con soggetti come Send, Booq, Handala ed Ecomuseo del Mare.

Tre anni di iniziative e attività che hanno posto le basi per costruire il futuro, con un investimento complessivo di oltre 1,6 milioni di euro sostenuto da Fondazione Eos e Con i Bambini, dando modo di vedere nascere un nuovo ecosistema integrato con l’obiettivo di massimizzare l’impatto generato e svilupparlo nel lungo termine. Una legacy, quella di Traiettorie Urbane, tradotta nella creazione della Comunità energetica rinnovabile (Cer) a impatto sociale presentata a Palermo, in uno spazio non solo suggestivo come può essere il tendone di un circo, ma qui si parla di Chapitô Danisinni, spazio dedicato alle arti circensi ad alto impatto sociale, anche perchè senza animali, luogo simbolo della rinascita di un territorio, di un quartiere come i Danisinni, che ritrova la sua luce, è proprio il caso di dirlo, anche grazie alla Comunità energetica promossa da Fondazione EOS, grazie al supporto economico e di competenze di Edison, con l’obiettivo di produrre e condividere energia sostenibile, ridurre le disuguaglianze energetiche e reinvestire le eccedenze per dare continuità alle iniziative attivate da Traiettorie Urbane.

Ma c’è di più perché, grazie all’’intervento di da EOS con un investimento aggiuntivo di quasi 500mila euro, si è potuto prevedere l’installazione di impianti fotovoltaici in luoghi strategici di Palermo (Cre.Zi. Plus, Mare Memoria Viva, Fattoria dei Danisinni e Centro Padre Nostro al Brancaccio), per una produzione annua stimata di circa 320 MWh, pari al consumo energetico medio di oltre 100 nuclei familiari. L’energia prodotta e condivisa consentirà di ridurre i costi energetici delle associazioni (circa 20.000 euro annui) e generare incentivi stimati per un massimo ipotizzato di circa 40.000 euro annui da reinvestire in attività socioculturali a favore dei quartieri, con un orizzonte di 20 anni.

Un modello che unisce rigenerazione urbana e coesione sociale, che rafforza le reti costruite in questi tre anni e che fa della transizione energetica una leva strutturale di impatto sociale. 

«L’esperienza straordinaria di Traiettorie Urbane a Palermo», dice Francesca Magliulo, direttrice di Fondazione Eos, «ci ha dimostrato la forza e l’energia generate dalla comunità insieme alla sua popolazione più giovane. Voglio, prima di tutto, ringraziare la squadra di Eos, da tre anni impegnata in questo progetto, che per tutti noi è stato una palestra, una vera scuola. Abbiamo imparato tantissimo, ma non ci è bastato, per questo vogliamo restare e continuare a imparare. Si chiude un ciclo, ma ne inizia un altro, quello della legacy, dell’eredità. Il futuro continua, è semplicemente una fase perché abbiamo deciso di superare l’approccio del progetto triennale fatto e finito, decidendo di mettere a frutto quello che abbiamo vissuto in questi tre anni, per far sì che i progetti possano avere una visione di lungo termine e continuare con le proprie gambe. Abbiamo visto nascere una rete vivace, all’interno della quale scuole, associazioni, famiglie e istituzioni hanno scelto di camminare insieme. Oggi, quella rete, non solo resta, ma cresce, supportata dal Comune di Palermo che la riconosce e valorizza come patrimonio collettivo della città. Siamo profondamente soddisfatti dei progetti futuri che questa iniziativa continuerà a generare per Palermo e per la sua comunità giovanile, che può guardare la sua città e riconoscere un luogo in cui restare e crescere».

Un progetto, Traiettorie, nato in seguito a un’idea comune con Clac e Mare Memoria Viva, sviluppato insieme a tutti i partner, frutto di una reale coprogettazione.

«Abbiamo aggiustato il tiro ogni volta che ce n’è stato bisogno», aggiunge Magliulo, «applicando tanta flessibilità. Un progetto che ha cercato di superare anche il concetto di beneficiari e bisogni, stiamo parlando di persone che hanno aspirazioni, libere e capaci di esprimersi. In questo caso sono i ragazzi e le ragazze e anche tutta la comunità educante perché abbiamo creato un sistema veramente collaborativo, come dice Claudio Calvarese, che purtroppo non è qua ma che ci segue dall’inizio, che ha visto una città diventare palestra di apprendimento. Un racconto corale che ci fa sorridere e guardare fiduciosi al prossimo futuro».

Sguardi che parlano all’orizzonte

«Ci siamo un po’ inventati questa idea del diritto all’orizzonte», afferma Cristina Alga, presidente dell’associazione “Mare Memoria Viva”, «che ha a che fare con il lavoro sugli immaginari e sulle aspirazioni dei ragazzi e delle ragazze. In questo mi sento molto in sintonia anche con il lavoro che viene fatto negli altri centri operativi che fanno parte del progetto. Penso, in quanto rappresentante di uno spazio che si chiama Mare Memoria Viva, di potere e dovere portare un racconto che si nutre di parole, mai però vuote perchè scelte e adottate dagli stessi ragazzi. Vediamo quello che abbiamo fatto, ma sempre ricordando che il passato è davanti a noi e che, quindi, dobbiamo stare con i piedi ben radicati nel presente, già proiettati verso quello che stiamo costruendo e quello che verrà dopo. I numeri, lo ha detto una grande pedagogista della matematica come Anna Castelnuovo, servono se sono concreti e vivi, per questo li abbiamo raccontati, ascoltandoli con la giusta predisposizione».

Un profitto che si alimenta dei benefici risultati sulle comunità

«Noi siamo a Palermo da tanti anni, da oltre 15 anni collaboriamo con il Comune», sottolinea Nicola Monti, amministratore delegato di Edison e presidente di Fondazione Eos, «ma non vogliamo essere solo percepiti come i datori di lavoro, quelli che hanno una società che genera anche dei profitti. Siamo una società che fa profitto, ma vogliamo anche essere considerati come quei soggetti che cercano di dare una risposta anche in ambito sociale. La responsabilità sociale fa parte del nostro stare su un territorio, tra l’altro proprio nella nostra politica di sostenibilità il valore condiviso con i territori è uno degli obiettivi, uno degli assi importanti della nostra strategia. Credo che siamo riusciti a dimostrarlo con un progetto di innovazione sociale che vede la luce per la prima volta. Mi ha molto colpito vedere in termini numerici i risultati perché, alla fine, bisogna anche cercare degli strumenti per misurare quello che si fa. Numeri importanti che ci dimostrano che abbiamo generato dei progetti, basati su idee concrete. Le comunità energetiche avranno vent’anni di vita, quindi vuol dire che noi almeno per altri due decenni continueremo a ritrovarci, a condividere qualcosa. Non parliamo di cose stratosferiche, ma di un lascito che permetterà, da un lato di abbassare la bolletta di chi beneficerà dell’autoconsumo, ma dall’altro genererà ogni anno degli incentivi che si aggirano nell’ordine di qualche decina di migliaia di euro. Quello che lasciamo sono delle attività che continueranno e alle quali non faremo mai mancare il nostro supporto. Un flusso di denaro che servirà a continuare ad alimentare le iniziative sociali degli enti del Terzo settore con cui abbiamo collaborato».

Colmare i vuoti formativi, ecco la sfida di “Traiettorie Urbane”

«La povertà educativa è un concetto complesso fatto di privazione delle opportunità di apprendere, sperimentare, far fiorire capacità, aspirazioni e talenti che rischiano di rimanere invisibili. Il progetto Traiettorie Urbane». precisa Marco Rossi Doria, presidente di Con i Bambi, «nasce proprio con l’ambizione di rispndere a quesi vuoti. Vengo da Napoli, vedo i quartieri, vedo questi nuovi ragazzini armati che vanno girando, ci sono anche lì, non solo a Palermo. Qui stanno anche uscendo degli importanti personaggi della malavita, da anni in carcere, tornando proprio in questi quartieri; non si riescono a controllare i primi e non sappiamo cosa faranno i secondi. Ecco che qui, però, è stato avviato un cantiere che è pronto a dare un segnale di risposta contro nemici terribili, li conosciamo quanto lo sono per la vita delle persone. Ma sarebbe stato molto diverso se non fosse in piedi questo cantiere, se non fossimo qui, perché allora quelle sirene sarebbero sole e più forti. Noi, invece, abbiamo la nostra sirena, che mi pare che stia funzionando molto bene».

Tre anni, dicevamo, durante i quali si è costruita una comunità, tre anni di sperimentazioni che hanno fatto comprendere, qualora qualcuno non lo avesse ancora compreso, che per offrire qualità devi anche avere le possivilità economiche per farlo, e in questo Fondazione Eos non si è mai tirata indietro, anzi ha sempre applicato il principio di flessibilità laddove era necessario un cambio di passo del percorso. Guardando, ovviamente, alla continuità del progetto.

Ecco perché, all’eredità di Traiettorie Urbane si aggiunge FuoriCentro, nuovo progetto di impresa sociale nato dall’esperienza urbano-culturale del progetto, che collega i quartieri Zisa, Noce e Danisinni in un percorso fisico e culturale. Arte pubblica e segnaletica interattiva trasformano le strade in una rete di esperienze condivise; gli itinerari artistici, culturali e di gioco mettono in dialogo memoria e presente, comunità e territorio. L’offerta verrà geolocalizzata sulla piattaforma dedicata, accompagnata da accordi con agenzie di turismo responsabile e solidale. Il percorso, nato dagli output di “Traiettorie Urbane”, include l’accompagnamento alla nascita di una impresa sociale under-30, anche attraverso il network di Fondazione Marea, perché le giovani e i giovani coinvolti possano governare e valorizzare i servizi progettati.

Un modello che unisce rigenerazione urbana e coesione sociale, che rafforza le reti costruite in questi tre anni e che fa della transizione energetica una leva strutturale di impatto sociale. 

Due, dicevamo all’inizio, gli assi urbani del progetto, allinterno dei quali sono stati individuati altrettanti importanti centri propulsori di questo percorso. Uno è l’Ecomuseo del Mare, centro propulsore per le attività del primo asse, mentre il Cre.Zi Plus è il cuore di tutte le attività dell’asse Zisa-Noce-Danisinni.

«Una città che si collega, crea e rigenera», spiega Filippo Pistoia, presidente di Clac, soggetto capofila di “Traiettorie Urbane”, «perché in questi anni, al Crezi Plus, c’è stata un’operazione di ripensamento del territorio e del quartiere, ma anche di forte rivitalizzazione dell’area dei cantieri. Adesso stiamo molto lavorando sul quartiere Noce, in alleanza con il centro Diaconale della Noce e con il centro Valdese, proprio per ripensare un nuovo percorso grazie a “Fuoricentro”. La bellezza e particolarità è che è composto solamente da under 35 e prende in eredità le attività svolte di riqualificazione urbana, portate avanti delle traiettorie urbane, dandone una rilettura in chiave di offerta di esplorazione urbana, di offerta turistica. “Fuoricentro” si occuperà di raccontare, di promuovere e di proporre a esploratori della città di Palermo, che siano gli abitanti stessi della città o turisti, un modo nuovo di attraversare questi quartieri in una logica un po’ più di turismo sociale, di turismo sostenibile, incontrando le realtà del territorio, per esempio osservando gli interventi di street art che intanto abbiamo realizzato con il progetto».

Fondamentale la rete di centri aggregativi cittadini attivata nel triennio al fine di realizzare un modello di centro aggregativo diffuso, pensato come infrastruttura stabile di welfare di comunità, nata dall’esperienza e dalle alleanze maturate nel triennio. Dal Centro aggregativo “La Noce” alla rete comunitaria di Danisinni, alla bibliofficina Booq e all’Ecomuseo Mare memoria viva, si tratta di presìdi che tengono insieme apprendimento, cultura e sostegno alla genitorialità. Sono basi su cui investire per far entrare nel regime ordinario ciò che ha funzionato nella sperimentazione. In risposta al forte bisogno evidenziato dagli stessi adolescenti prosegue, inoltre, in modo strutturale l’educazione sessuo-affettiva con EDI Onlus e Handala con percorsi nelle scuole e le formazioni per i docenti su consenso, emozioni, stereotipi e relazioni, con metodi partecipativi, secondo gli standard internazionali di CSE (Comprehensive Sexuality Education).

«Noi ci occupiamo da sempre dei giovani», prosegue Anna Ponente, direttrice del Centro diaconale “La Noce” – Istituto Valdese, «quindi abbiamo avviato un servizio di prossimità proprio nel quartiere. Del resto è quello che possiamo e vogliamo fare in questo momento storico di grande emergenza, dove tutto quello che sta accadendo ci interroga sulle motivazioni, su come intervenire, su dove abbiamo forse anche fallito, su come dobbiamo attenzionare questo grido da parte di ragazzi e di ragazze. La nostra prospettiva è quella di continuare, ma mi piace sottolineare che “Traiettorie urbane” è una grande sfida, una grandissima sfida, lo è stata sin dall’inizio. Già è difficile seguire delle traiettorie normalmente, nei nostri quartieri poi. Va anche detto che ormai le esigenze dettate dalle emergenze sono uguali in ogni quartiere. Non cambiano perchè i quartieri hanno un altro nome. Manca la presenza dello Stato attraverso dei servizi che siano veramente per i cittadini, per le cittadine, quindi soprattutto per i giovani. Perché sino a qualche tempo fa passavi dalla nostra piazza, da tempo chiusa per lavori di ristrutturazione, e nel buio intravedevi i giovani. Oggi dove si riuniscono non lo sappiamo. Non ne ho idea, e mi preoccupa».

Non si può chiedere il cambiamento personale senza prima offrire quello sociale

«Quello in atto è un percorso di welfare ad alta densità relazionale», analizza Loriana Cavalieri, presidente di Send, «in cui la costellazione di tanti interventi che abbiamo portato nei quartiere ha avuto e ha la sua possibilità di essere efficace se pensato insieme, in interdipendenza. Per cui, appunto, le traiettorie di crescita dei ragazzi e delle ragazze sono possibili se hanno una biblioteca in cui leggere un manga, un campetto di calcio in cui andare a giocare, uno spazio per parlare di sessualità e consenso. Noi ci occupiamo da sempre di orientamento, così come di diritto alla scelta, alla costruzione di un proprio personale progetto di vita, che deve essere per forza pensato in base alla possibilità delle famiglie e dei genitori di superare la povertà abitativa, la povertà lavorativa, ma anche quella relazionale. Stare insieme nella diversità serve per superare le disuguaglianze. Ma, attenzione, il cambiamento personale senza il cambiamento sociale è cattiveria. E allora questa per noi è l’occasione di rilanciare, con l’amministrazione comunale, un percorso che ci può dare la possibilità di autogestire, insieme a questa comunità così ampia e allargata, quegli spazi di grandissima valenza e vocazione educativa che in questi anni hanno caratterizzato il nostro impegno».

Guardare Palermo con altri occhi, pensandola attraverso le sue frammentazioni, ma anche come luogo dell’abitare sociale

«È venuto il momento di rivelare che l’aggettivo urbano dato al progetto non è un sinonimo di sociale», commnenta Maurizio Carta, assessore all’Urbanistica del Comune di Palermo, «ma è il vero elemento che ha spinto e che ha alimentato costantemente il lavoro. Il progetto fonda la sua capacità cruciale di trasformazione, anche di paradigma, sulla questione sociale. È un progetto che poi, nel suo percorso, ha trovato ovviamente la sinergia, la disponibilità, la generosità anche di casa madre Edison, assumendo un pensiero che lo trasforma in una sperimentazione di transizione energetica dai grandi effetti benefici per il territorio. Sì, è utile continuare a lavorare all’interno delle anomalie, è venuto il momento di cogliere l’eredità di questi tre anni di sperimentazione, provare a vedere se attraverso questi cinque prototipi, perché questi sono i luoghi su cui avete lavorato, si possono finalmente scardinare certi meccanismi, ma proponendo una soluzione alla dottrina confortevole della città neocentesca che Palermo, come tante altre, possiede. Questo perché è una città, più che monocentrica, ipercentrica, con un centro iperdenso e con una costante drammatica penalizzazione delle altre parti. In questi anni, però, ha dimostrato di avere una capacità di resistenza, di superare le separazioni e le frammentazioni insostenibili. Ci tengo a sottolineare che, quando io dico città neocentesca, mi riferisco a quella città pensata come una macchina per abitare, dove ogni porzione deve poter esercitare al massimo grado una sola funzione, il luogo dell’abitare, il luogo del lavorare, poi un po’ il luogo residuale del tempo libero, ma dobbiamo volere starci dentro tutti questi spazi».

Felice il padrone di casa, Fra Mauro, la cui accoglienza è da sempre pratica di condivisione quotidiana

«Siamo comunità, quindi l’incontro tra i vari partner diventa un riconoscerci, un dire “bene, ho fatto questo progetto, e ora si va avanti”, perché è un cammino, un viaggio. M piace molto il tema del viaggio perchè è un ritrovarci a pensare insieme ai nostri ragazzi e ragazze. Se noi condividiamo la bellezza per educare, la passione per educare, non facciamo poesia, ma offriamo loro l’autenticità dell’umano».

Le foto sono state fornite da Maghweb che si occupa della comunicazione del progetto

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