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Riforma disabilità, la sperimentazione si allarga. Acli: «Difficoltà operative limitano diritti»

La sperimentazione della riforma della disabilità si estende ad altre 40 province dal 1° marzo, ma secondo il Patronato Acli le nuove procedure e i costi del certificato medico introduttivo rischiano di complicare l’accesso alle prestazioni e di pesare sulle famiglie più fragili

di Redazione

«La riforma della disabilità contiene principi importanti e condivisibili, ma nella fase sperimentale ha finito per complicare l’accesso ai diritti anziché semplificarlo»: così Paolo Ricotti, presidente del Patronato Acli, commenta la sperimentazione della nuova normativa sull’accertamento della disabilità, che dal 1° marzo sarà estesa ad altre 40 province italiane. L’ampliamento segna una nuova fase di attuazione della riforma e un passaggio verso l’uniformità delle procedure su scala nazionale.

Eppure, «le difficoltà operative e i cambiamenti procedurali, pur sottolineando le ampie sinergie e condivisioni attivate con la Direzione generale dell’Inps, stanno ricadendo direttamente sulle persone con disabilità e sulle loro famiglie», spiega Ricotti. 

Quali novità

La riforma introduce nuovi criteri e modalità di accertamento della disabilità, prevedendo una valutazione di base unitaria affidata all’Inps. Le novità riguardano le persone e le famiglie che presentano una nuova domanda di invalidità civile, di indennità di accompagnamento o di riconoscimento dello stato di handicap ai sensi della legge 104/1992.

Per quanto riguarda invece le domande presentate entro il 28 febbraio 2026 nelle nuove 40 province sperimentali, queste continueranno a essere definite secondo la normativa precedente fino alla loro conclusione.

Una delle principali novità introdotte dal decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62 riguarda l’avvio del procedimento valutativo. La tradizionale domanda amministrativa è sostituita dall’invio del certificato medico introduttivo, che dà avvio all’accertamento e determina la decorrenza dell’eventuale prestazione assistenziale a partire dal primo giorno del mese successivo all’invio.

Il nodo dei costi

Uno dei nodi critici, ancora da sciogliere, riguarda però i costi di tale procedura: il certificato medico introduttivo ha infatti un prezzo variabile tra 150 e 250 euro, interamente a carico delle famiglie.

«Dai nostri uffici territoriali emerge con chiarezza che questo costo rappresenta, soprattutto per le situazioni più fragili, un ostacolo economico all’accesso ai diritti», sottolinea Ricotti. «Il rischio è che una riforma nata per garantire equità finisca per accentuare le disuguaglianze», aggiunge. 

Il Patronato Acli invita i cittadini a presentarsi tempestivamente presso le proprie sedi con una copia del certificato medico introduttivo e della ricevuta di presentazione, per consentire la corretta trasmissione dei dati socioeconomici all’Inps e garantire un’assistenza completa durante l’intero procedimento.

«Dal medico per trasmettere il certificato, al Patronato per la tutela dei diritti: In una fase di cambiamento così delicata, l’accompagnamento è essenziale per non perdere le prestazioni a cui si ha diritto», conclude Ricotti. 

Foto Nicola Barts su Pexels

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