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Dicembre 2025 / Gennaio 2026

Aree interne, l’Italia da scoprire

Restare, ritornare, arrivare. Tre verbi e un punto di vista: quello delle aree interne. Lo abbiamo assunto quest’estate, quando una reazione indignata è esplosa di fronte a una frase contenuta nel Piano strategico nazionale 2021/2027. Auspicava, per un numero non trascurabile di aree interne, un intervento pubblico di accompagnamento verso il declino. Ne è uscito un botta e risposta a più voci e il racconto si è appiattito ai due poli opposti: abbandono o rinascita. Ma che cosa c’è davvero nelle comunità? Nasce da qui, da un tema divenuto di grande attualità e da un desiderio di restituire complessità, il nuovo numero di VITA magazine. Un esercizio di onestà e un viaggio dentro i luoghi, per rispondere davvero a quel punto di domanda.

Nel primo capitolo, siamo andati all’origine della Strategia nazionale. Quando è nata? Perché? Da quali strumenti è scaturita la mappa a cui facciamo riferimento quando misuriamo le distanze dai centri di servizi? Abbiamo intervistato persone che di aree interne si occupano in ambito di studio, ricerca, governance, architettura e filantropia. Con il Movimento nazionale delle piccole scuole (Indire) ci siamo addentrati infine nelle aule degli istituti omnicomprensivi che, lontano dai grandi centri, allargano gli orizzonti percepiti dai giovani.

Il capitolo 2 è un viaggio in cento tappe attraverso i territori marginali che stanno diventando centri di produzione per inediti percorsi di accoglienza e professionalità ibride. Dalla scuola di valle in Val Grana in Piemonte, dove le famiglie spesso guardano verso l’alto e non alla pianura per iscrivere i figli alla primaria, alla minuscola biblioteca di Capraia che tiene insieme una comunità. Da Gagliano Aterno in Abruzzo, dove un gruppo di giovani ha sentito il dovere di restare, fino ai “ritornanti” e “arrivati” di Matera, che con una community hanno catalizzato le attenzioni su un fenomeno che, sottolineano, «non è un fatto privato». Esperienze da scoprire che mostrano come l’abbandono non sia l’unica strada possibile.

Nel terzo capitolo, c’è il pensiero. Che cosa ci insegnano oggi le aree interne? Parole nuove per abitare, idee per presidiare e restituire vita nuova a borghi impervi, paesi arroccati o immersi nella pianura rurale. Le abbiamo raccolte in sette dialoghi, attraverso altrettante parole: si parte da “cura” per arrivare a “rabbia”. Dal regista di Un mondo a parte Riccardo Milani alla climatologa Serena Giacomin e alla docente di Pedagogia Laura Formenti, dallo sceneggiatore de Il vento fa il suo giro Fredo Valla all’influencer Federica Fabrizio, dal poeta e paesologo Franco Arminio al sociologo Vito Teti. Infine, lo sguardo di Mariella Stella, materana, che ha scelto di ritornare, facendosi ponte tra la pubblica amministrazione e la spinta all’innovazione.

Venendo al resto del giornale, l’editoriale del direttore Stefano Arduini è dedicato a quella che definisce «la frattura verticale che spezza l’Italia […]. Non quella fra destra e sinistra, la vera divisione corre tra chi sta in alto e chi in basso. […] A inizio 2025 solo il 5% delle famiglie detiene quasi la metà della ricchezza nazionale». Uno scenario che impone al Terzo settore e ai corpi intermedi di assumere un ruolo centrale nel riportare al centro i problemi concreti delle persone e restituire voce a chi oggi è escluso.

La prima parte, Societas, ospita i contributi di Ivana Pais, Giuseppe Frangi e Maurizio Crippa, un’infografica di Matteo Riva e gli sguardi originali dei giovani fotografi dell’Istituto italiano di fotografia, del collettivo del Teatro del Lunedì, del giornalista e illustratore Salvatore Garzillo e di Rosy Russo di Parole O_stili.

In Communitas, la terza parte del magazine, Luigi Bobba e Gabriele Sepio spiegano perché la crescita del 5 per mille non si fermerà, dopo il successo della campagna “5 per mille, ma per davvero”, promossa da VITA insieme a 67 organizzazioni. Anna Spena ci porta a Lamezia Terme, alla scoperta della Fondazione Trame. Sergio Gatti ragiona sulla transizione cooperativa, mentre Stefano Granata riflette sul valore delle professioni di cura. Con Sara De Carli entriamo nel primo Piano d’azione italiano sulla disabilità e un ampio approfondimento, a firma di Stefano Arduini, Flaviano Zandonai e Francesco Crippa, è dedicato alla formazione ad alto impatto per l’economia sociale. Il changemaker di dicembre è Fulvio De Nigris, che nella sua Casa a Bologna ha ospitato 370 persone in coma, insieme alle loro famiglie: un’opera, diventata servizio pubblico, nata dopo la scomparsa del figlio Luca.

A che cosa servono le società benefit? Stanno riuscendo a dare una marcia in più alle aziende che vogliono conciliare gli obiettivi economici con quelli ambientali e sociali? Sono le domande a cui risponde in nove pagine – con numeri, analisi e interviste – la sezione “Produrre Bene” curata da Giampaolo Cerri in continuità con la sua newsletter del lunedì.

L’ultima pagina del magazine, come sempre, è dei lettori. Intervistato da Anna Spena, l’abbonato del mese è Antonio Perdichizzi che legge VITA perché «in un mondo che va veloce, dove si cerca di consumare tutto in poche battute, avere più voci e più punti di vista è un valore aggiunto».

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