Sostenibilità

Salute, al Bambino Gesù la potenza di un dono per costruire il futuro

Inaugurato, con il contributo di Intesa Sanpaolo, il nuovo reparto di dialisi pediatrica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Paolo Bonassi, chief social impact officer della banca: «Per Intesa Sanpaolo creare valore sociale duraturo, soprattutto in ambito sanitario, è una scelta di responsabilità: mettere la nostra solidità al servizio del Paese aiuta a migliorare il benessere delle persone e la coesione sociale»

di Alessio Nisi

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Tecnica, umanità, compassione, capacità scientifica che si muovono insieme ad un principio di civiltà: prendersi cura dei più deboli. Tutto molto più vero se al centro ci sono bambini speciali: i piccoli pazienti del reparto di dialisi pediatrica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Per loro, per garantirgli cure ancora migliori e un ambiente più accogliente, rilassante e colorato, il reparto di dialisi pediatrica è stato completamente ristrutturato, con la riqualificazione di spazi preesistenti, grazie al contributo di Intesa Sanpaolo.

Donare vuol dire investire nel futuro delle comunità e contribuire a rendere la nostra società più equa, accessibile e capace di aiutare le persone più fragili

Il dono scelta consapevole di responsabilità

«Siamo orgogliosi di essere al fianco di realtà di eccellenza come l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù. Per Intesa Sanpaolo creare valore sociale duraturo, soprattutto in ambito sanitario, è una scelta di responsabilità: mettere la nostra solidità al servizio del Paese aiuta a migliorare il benessere delle persone e la coesione sociale», ha sottolineato Paolo Bonassi, chief social impact officer Intesa Sanpaolo.

Bonassi ha messo in evidenza quanto sia centrale la parola “dono”: «Donare per noi non è un gesto simbolico, né un’iniziativa occasionale, né un modo per metterci a posto la coscienza. Il dono», ha rimarcato, «è una scelta consapevole di responsabilità». Vuol dire, ha aggiunto, utilizzare le risorse e le competenze della banca «per rispondere a bisogni concreti della comunità e trasformare il nostro impegno economico in un impatto sociale duraturo».

Ha ricordato poi la lunga collaborazione della banca con il Bambin Gesù, che ha consolidato nel tempo varie iniziative, tra cui il Progetto accoglienza per famiglie e la realizzazione dei Centri per il disturbo dello spettro autistico e per l’anoressia.

«Sostenere strutture come queste significa investire sulla salute, sul capitale umano, sulla tenuta sociale del Paese, sulla dignità delle persone. Una società più sana», ha spiegato Bonassi, «è anche una società più coesa e in grado di stare più vicino a chi ha più bisogno», sottolineando ancora quanto il «dono sia uno strumento potente di inclusione e sostenibilità», «non solo trasferimento di risorse, «ma costruzione di relazioni».

Paolo Bonassi, chief social impact officer Intesa Sanpaolo, interviene alla inaugurazione del nuovo reparto di dialisi pediatrica dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. La dialisi del Bambino Gesù è l’unica a carattere esclusivamente pediatrico nel Lazio ed è stata ristrutturata grazie al contributo di Intesa Sanpaolo

1 miliardo per contrastare le diseguaglianze

Nel corso del suo intervento Bonassi si è soffermato anche sul Piano d’impresa 2026 / 2029 appena presentato dalla banca, che ne rafforza la visione come «istituzione al servizio del Paese». Un piano, ha chiarito, «che ha stanziato 1 miliardo di euro per ridurre le povertà e contrastare le diseguaglianze e destinare il 30% del nuovo credito ad azioni sostenibili».

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Da sinistra Francesco Emma, responsabile di nefrologia del Bambino Gesù, Isabella Guzzo, responsabile dialisi pediatrica e clinica del trapianto di rene del Bambino Gesù, il giornalista Ignazio Ingrao e Paolo Bonassi, chief social impact officer Intesa Sanpaolo

Donare genera vita e speranza

La dialisi, ha detto Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, aprendo l’incontro, è il luogo «in cui ogni paziente riceve le attente e professionali cure di tutto il personale sanitario e, talvolta, attende il dono più grande: il dono di un organo». Il dono degli organi, ha aggiunto, «è un atto di amore che supera la morte. In esso vediamo riflessa una delle parole più alte del Vangelo. Chi sceglie di donare gli organi di un proprio caro compie un gesto che, pur nel dolore della perdita, genera vita e speranza».

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in primo piano Paolo Bonassi, chief social impact officer Intesa Sanpaolo, con Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano

Il nuovo reparto

Il nuovo reparto di dialisi pediatrica include una sala principale con sei postazioni dedicate all’emodialisi, il trattamento salva-vita per l’insufficienza renale cronica o acuta, che depura il sangue dalle tossine e rimuove i liquidi in eccesso tramite il passaggio del sangue in un filtro (membrana sintetica) montato su una specifica apparecchiatura.

Il reparto è progettato per favorire l’efficienza operativa e garantire maggior confort ai piccoli pazienti durante i lunghi e frequenti trattamenti, che possono variare da due a quattro sedute di emodialisi settimanali (anche 6 nei casi più complessi), ognuna della durata di 4 ore.

A scuola

Grazie poi agli insegnanti della Scuola in ospedale, i ragazzi possono anche continuare il loro percorso di studi, non interrompendo le lezioni. Il reparto, spiegano dalla struttura, presenta un organico di un infermiere ogni due pazienti rispetto a un rapporto tra infermieri e pazienti nei centri dialisi per adulti che è normalmente di uno a sei.

La stanza a pressione controllata

Tra le principali novità c’è anche la presenza di una stanza a pressione controllata strutturata per isolare pazienti affetti da infezioni o immunodepressi, che necessitano di particolari misure protettive. All’interno di questi locali, è possibile regolare la pressione rispetto ai corridoi e alle stanze vicine: di solito, si utilizza una pressione negativa, che risulta inferiore a quella esterna, per contenere gli agenti patogeni e salvaguardare l’ambiente circostante.

Al contrario, per i pazienti immunodepressi, viene impiegata una pressione positiva, che evita l’ingresso nella stanza di aria esterna potenzialmente contaminata.

I numeri

Negli ultimi 30 anni, il Bambino Gesù ha effettuato oltre 600 trapianti di rene in collaborazione con l’Unità di Chirurgia Epato-bilio-pancreatica. Si effettuano attualmente circa 30-35 nuovi trapianti all’anno, di cui il 30% da donatori viventi, rendendo questa attività una delle più importanti a livello pediatrico sia in Italia che in Europa. I risultati, si spiega, sono estremamente positivi: la sopravvivenza a 10 anni dopo il trapianto supera il 98% per i pazienti e l’86% per gli organi trapiantati. Il reparto è anche Centro di Riferimento Regionale per la dialisi e il trapianto di rene e fa parte della Rete europea per le malattie rare.

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In apertura foto di Jametlene Reskp per Unsplash. Nel testo la prima foto è di Alessio Nisi, la seconda dell’ufficio stampa ospedale pediatrico Bambino Gesù

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