Cooperazione e cultura
Se Calvino rimette in movimento l’impresa sociale
In due anni il percorso “Cultura in Movimento” ha coinvolto oltre 200 manager cooperatori. L’iniziativa è stata promossa dal Consorzio nazionale Cgm con Aiccon. I laboratori si sono basati sul "Barone Rampante" di Italo Calvino: così la lettura condivisa è diventata un dispositivo organizzativo
C’è una scena del “Barone Rampante” in cui Cosimo Piovasco di Rondò sale sugli alberi non per fuggire dal mondo, ma per guardarlo meglio. Da lassù osserva, comprende, prende posizione. Qualcosa di simile sta accadendo a una parte della cooperazione sociale italiana che, attraverso la cultura, sta provando a cambiare punto di vista sul proprio ruolo. Il percorso “Cultura in Movimento”, promosso da Consorzio Nazionale Cgm insieme ad Aiccon, nasce esattamente da questa intuizione.
Non come un corso di aggiornamento, ma come un processo di ricerca e formazione che in due anni ha coinvolto oltre duecento manager cooperativi, mettendo al centro una domanda non scontata: che cosa accade se la cultura non è più un linguaggio accessorio o uno strumento di animazione, ma diventa una tecnologia organizzativa e trasformativa?
Testi letterari come “Pre-Text”
Al cuore del percorso c’è Pre-Texts, un protocollo di lavoro sui testi letterari ideato da Doris Sommer (Harvard University) e adattato in Italia con il supporto del Centro Bach coordinato dal professor Pierluigi Sacco. Il presupposto è semplice e radicale insieme: i testi non si spiegano, si usano. La letteratura diventa materia prima per esercitare ascolto, interpretazione, conflitto costruttivo, capacità di stare nella complessità. Competenze che oggi mancano tanto nella progettazione quanto nell’organizzazione.
Questa impostazione dialoga sorprendentemente bene con l’intuizione dell’economista Tibor Scitovsky, che distingueva tra beni di comfort e beni di stimolo. I primi rassicurano, i secondi mettono in movimento. La cultura, per Scitovsky, appartiene alla seconda categoria: non serve a “consumare serenità”, ma a generare desiderio, attenzione e nuovi progetti. Cultura in Movimento prende sul serio questa idea e la porta dentro le imprese sociali, chiedendo loro di passare da una gestione reattiva dei bisogni a una capacità propositiva che incorpora significati.
La portata del cambiamento
I numeri aiutano a capire la portata del cambiamento. In Italia operano circa 18mila cooperative sociali, con mezzo milione di addetti: organizzazioni che incidono sulla vita quotidiana di oltre 7 milioni di persone, spesso in condizioni di fragilità. Eppure, per molto tempo, la dimensione culturale è rimasta sullo sfondo, come se non fosse parte del “core business”.

La ricerca Cgm–Aiccon mostra il contrario: una quota significativa di cooperative della rete Cgm integra stabilmente pratiche culturali nei propri servizi e nei propri modelli organizzativi, con effetti misurabili in termini di partecipazione, permanenza degli utenti e qualità delle relazioni. Non si tratta di usare la cultura per legittimare l’azione sociale, come spesso è accaduto nelle politiche pubbliche degli ultimi anni, ma di riconoscerla come un bene prodotto dall’impresa sociale stessa. Un bene che costruisce linguaggi condivisi, rafforza legami, ri-significa il lavoro sociale e abilita processi innovativi nel disegnare i servizi. Come ben sottolinea la presidente di Cgm Giusi Biaggi «ci sono momenti in cui una rete come la nostra decide di non limitarsi a fare bene ciò che ha sempre fatto, ma di interrogarsi più a fondo su ciò che è diventata e su ciò che vuole essere. “Cultura in Movimento” nasce da uno di questi momenti e ci permette di riconoscere la cultura come elemento costitutivo della cooperazione sociale. Non solo. Ci indica una nuova direzione strategica che considera la cultura una miccia, un innesco di processi innovativi per le cooperative sociali e per le comunità».
Il laboratori e il “Barone Rampante”
I laboratori realizzati nel progetto, intorno al testo del “Barone Rampante” di Calvino, mostrano come la lettura collettiva possa diventare un dispositivo organizzativo: non per arrivare a un’interpretazione “giusta”, ma per allenare uno sguardo plurale. In contesti che lavorano ogni giorno con fragilità sociali, questa è apparsa come una competenza strategica: significa saper costruire decisioni non solo efficaci, ma condivise; saper governare organizzazioni complesse senza ridurre la complessità. Mi è parso che questo ritorno alla cultura sia stato vissuto non come un atto nostalgico, ma profondamente politico.

A ciò si aggiunge il fatto che oggi il tema si carica di un’urgenza nuova. In un contesto di crescente disaffezione democratica e scarsità di attrattività del sociale, la cultura diventa uno degli ultimi spazi in cui si possono esercitare motivazioni e funzioni non strumentali.
Il report della Commissione Europea “Culture and democracy: the evidence” mostra una correlazione chiara tra partecipazione culturale, fiducia e impegno civico. Dove l’accesso alla cultura è disuguale, tendono ad ampliarsi anche le disuguaglianze di cittadinanza. In questa prospettiva, l’impresa sociale che produce cultura non offre semplicemente servizi, allena persone e comunità a interpretare il mondo, a discuterlo, a trasformarlo. Diventa, per usare un’espressione cara alla tradizione dell’economia civile, un’istituzione istituente: capace non solo di rispondere a bisogni, ma di generare domande e visioni.
Investire nelle competenze
Per le grandi reti cooperative come Cgm, questo implica una nuova fase d’intraprendenza e managerialità. Significa investire in competenze dedicate, integrare la dimensione culturale nelle catene del valore, riconoscere che la creatività non è un lusso ma una leva di innovazione sociale ed un pezzo della risposta all’interesse generale della comunità.
“Cultura in Movimento” indica una direzione: la cultura potenzia lo sguardo e l’impatto delle imprese sociali. Un po’ come Cosimo sugli alberi, l’impresa sociale che accetta questa sfida cambia altezza: non si sottrae alla realtà, ma la osserva meglio e proprio per questo riesce a prendersene cura in modo più profondo e duraturo.
Credit foto: Ufficio comunicazione Cgm
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