Cooperative sociali
I servizi sociali diventano “mercato”: rischi e opportunità nell’analisi di Euricse
Le cooperative si stanno progressivamente spostando dalla committenza pubblica alla vendita diretta di servizi ai privati: un cambiamento profondo, legato alla riduzione della spesa pubblica, alla pressione del sistema degli appalti e all’esigenza di diversificare le risorse. Nuove opportunità o rischio? I numeri e le analisi del fenomeno sono contenuti nella nuova ricerca di Euricse, coordinata dal professor Luca Fazzi. Intervista a uno dei ricercatori, Giacomo Pisani
Non di soli appalti pubblici vive la cooperazione sociale, ma sempre più di risorse private e vendite dirette: è quella che si chiama la “mercatizzazione” dei servizi, un fenomeno in crescita nel nostro Paese, fotografato da una recente di ricerca di Euricse, condotta da Luca Fazzi (Università di Trento) coordinatore scientifico, insieme ai ricercatori Giacomo Pisani, Jole Decorte e Mirella Maturo. Il rapporto La mercatizzazione dei servizi sociali nel welfare locale in Italia è stato realizzato nell’ambito dell’Accordo di Programma tra Euricse e la Provincia autonoma di Trento.
Lo studio ha preso in esame un campione di 52 cooperative sociali e 64 interviste a dirigenti e amministratori operanti in tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è innanzitutto comprendere le ragioni di questo profondo cambiamento strutturale, analizzarne le dimensioni e i modelli organizzativi adottati, per poi valutarne i rischi e le opportunità in relazione ai valori, all’identità e alla mission originaria delle cooperative.
Il rapporto evidenzia come molte cooperative stiano oggi cercando di bilanciare la dimensione imprenditoriale con quella solidale, individuando nuovi strumenti per preservare la propria identità sociale in un contesto in rapida evoluzione. La mercatizzazione dei servizi infatti trasforma profondamente il welfare italiano, che si trova chiamato a reagire alla riduzione della spesa pubblica, alla pressione esercitata dal sistema degli appalti e a reperire nuove e diversificate fonti di finanziamento.
Cooperative e mercato, quattro modelli
La ricerca distingue quattro modelli principali di cooperazione nel mercato privato: il primo è quello “market oriented”, ovvero imprese di lavoratori fortemente orientate alla redditività e alla sostenibilità economica. Il secondo modello è quello “inerziale”, proprio delle cooperative tradizionali che si aprono ai mercati privati in modo non pianificato, per rispondere a esigenze contingenti. Il terzo gruppo è quello delle cooperative “volenterose”, che cercano di coniugare mission sociale e apertura al mercato, pur incontrando limiti operativi. Infine, c’è la categoria delle “responsabili”, cui appartengono quelle cooperative consapevoli dei rischi della commercializzazione e impegnate a reinvestire gli utili in finalità sociali.
Il servizio sociale “si vende”: opportunità o rischio?
Opportunità e tensioni sono infatti strettamente intrecciate all’interno di questa transizione: da un lato la prospettiva di una maggiore autonomia e innovazione, dall’altro il rischio di uno snaturamento dei valori cooperativi e di un aumento delle disuguaglianze nell’accesso ai servizi. Ma in cosa consiste, concretamente, questa “mercatizzazione dei servizi sociali? Lo abbiamo chiesto a uno degli autori del rapporto, Giacomo Pisani, ricercatore Euricse.
Di che cosa parliamo, esattamente?
Per “mercatizzazione” intendiamo il processo di vendita di servizi di welfare, da parte di cooperative sociali, direttamente agli utenti, che si configurano come domanda pagante. Abbiamo preso in esame esclusivamente le cooperative sociali di tipo A, le quali gestiscono servizi socio-sanitari ed educativi, e presentano quindi tratti di particolare interesse al fine di osservare l’attuale evoluzione dei nostri sistemi di welfare locale. Questi, negli anni, hanno poggiato sull’integrazione tra pubblico e privato sociale. Oggi, sempre più cooperative sociali decidono di bypassare il pubblico, erogando servizi “autonomi”, diretti appunto al mercato privato.
Oggi, sempre più cooperative sociali decidono di bypassare il pubblico, erogando servizi “autonomi”, diretti appunto al mercato privato
Giacomo Pisani, ricercatore Euricse
Quali tipi di servizi sociali (ad esempio assistenza domiciliare, minori, famiglie, anziani etc.) risultano maggiormente coinvolti nella logica di mercato?
La ricerca dimostra che, nella maggior parte dei casi, sono gli stessi servizi erogati, negli anni, per conto del pubblico, ad essere interessati dal processo di mercatizzazione. Ad essere coinvolti, dunque, sono in particolare l’assistenza domiciliare, i servizi socio-educativi o di consulenza e orientamento psicologico. È difficile assistere a forme di innovazione radicale dei servizi. In altri termini, l’accesso al mercato privato non avviene in corrispondenza dello sviluppo di nuovi servizi, in risposta a bisogni insoddisfatti, ma è piuttosto un processo che investe la stessa offerta pre-esistente, che viene indirizzata, per lo più, verso diverse categorie di utenti, appartenenti in genere ad una condizione più agiata o comunque caratterizzate da situazioni meno complesse.
L’accesso al mercato privato non avviene in corrispondenza dello sviluppo di nuovi servizi, in risposta a bisogni insoddisfatti, ma è piuttosto un processo che investe la stessa offerta pre-esistente, che viene indirizzata verso diverse categorie di utenti
Ci sono, al contrario, contesti o settori che resistono maggiormente?
Più che di settori, parlerei di cooperative che vivono questi processi in maniera meno inerziale e più consapevole. Il rischio, collocandosi sul mercato privato, è che le cooperative siano trascinate all’interno di logiche che tradiscono il senso originario della cooperazione sociale, colonizzando modelli di organizzazione, progettualità, identità sociale. Alcune cooperative assumono questi rischi in maniera più consapevole, vedendo il mercato privato come un terreno in cui sperimentare nuovi tipi di offerta, anziché essere colonizzate da logiche estranee alla propria vocazione originaria.

A livello geografico, si tratta di un fenomeno nazionale, oppure ci sono regioni, comuni o territori in cui la mercatizzazione è più avanzata o più lenta? Quali? Perché?
Sicuramente nelle regioni meridionali, da sempre penalizzate con una spesa sociale pro capite pubblica nettamente inferiore rispetto al resto del Paese, la mercatizzazione è vista più come strumento occupazionale. Le cooperative operanti in queste aree sono mediamente di più piccole dimensioni e di più nuova costituzione e le spinte a entrare sui mercati privati derivano largamente dalla ridotta presenza del finanziatore pubblico. Quasi sempre, inoltre, al Sud si assiste allo sviluppo di mercati “ibridi”, più che a forme di privatizzazione pura. Sono frequenti i contesti in cui il pubblico interviene con voucher o buoni di servizio a sostegno di alcune fasce di utenti non in grado di sostenere le rette: ciò avviene per esempio di frequente nell’ambito dei servizi socio-educativi e dei servizi all’infanzia. Si tratta, dunque, di servizi che si collocano interamente all’interno dei modelli e degli standard di qualità forniti dal pubblico, e che possono maturare margini di autonomia assai limitati. Al Nord, invece, il processo di mercatizzazione sembra essere in fase più avanzata, e questo porta anche ad una accelerazione delle trasformazioni nel mondo della cooperazione sociale e nel welfare.
In che maniera questa tendenza incide sulla mission, l’identità e l’organizzazione delle cooperative? Come ne modifica (o ne modificherà nel tempo) gli assetti?
Quello che abbiamo visto è che nella maggior parte dei casi sono soprattutto esigenze strumentali e funzionali a spingere verso la mercatizzazione. Molto raramente c’è una riflessione approfondita attorno all’identità che va assumendo la cooperazione sociale. In questo quadro, la necessità di focalizzare i propri sforzi e progettualità sugli aspetti legati alla sostenibilità economica dell’organizzazione, porta a sacrificare i legami con la comunità, da cui deriva la capacità di intercettare bisogni latenti o insoddisfatti. Così, l’offerta privata resta un prolungamento di quella erogata per conto del pubblico: i servizi sono per lo più gli stessi, anche se si indirizzano ad una fascia più alta, quella che resta esclusa dalle misure pubbliche. Viene meno, dunque, quell’approccio trasformativo alla realtà, che aveva segnato la specificità della cooperazione sociale, anche in senso politico.
L’offerta privata resta un prolungamento di quella erogata per conto del pubblico. Viene meno quell’approccio trasformativo alla realtà, che aveva segnato la specificità della cooperazione sociale, anche in senso politico
C’è il rischio che la logica di mercato penalizzi i soggetti più fragili, riducendo l’accessibilità dei servizi?
Effettivamente le tariffe dei servizi erogati da queste cooperative sono per lo più quelle di mercato, dunque rischiano di escludere quelle fasce vulnerabili a cui si è storicamente indirizzato il cosiddetto “welfare mix”. La sostenibilità economica dei processi di mercatizzazione presuppone che l’attore pubblico si faccia carico dei bisogni delle fasce più vulnerabili. In assenza di un mandato pubblico, o almeno di un sostegno da parte di quest’ultimo, l’attuazione di misure dirette ad un target nell’impossibilità di sostenere tariffe medio-alte non è perseguibile. Dunque, tali processi, in assenza di consapevolezza e di un governo attento di tutti rischi implicati, rischiano di accentuare le disuguaglianze.
Quali strumenti o accortezze suggerite per prevenire i possibili effetti “collaterali” della mercatizzazione, in particolare rispetto ad accessibilità, qualità ed equità del welfare sociale?
Alcune cooperative, che nella ricerca abbiamo definito “virtuose”, approcciano la mercatizzazione in maniera più consapevole rispetto ai rischi implicati. Queste riescono a tradurre la mercatizzazione in uno strumento efficace per tutelare il lavoro e al contempo provare a dare risposta a bisogni nuovi ed emergenti. All’interno delle progettualità di queste cooperative troviamo sempre, pur con intensità e caratteristiche diverse, azioni e accorgimenti con cui si cerca di andare incontro a chi non ha la possibilità economica di acquistare i servizi. È, dunque, a partire da questa consapevolezza che è possibile ripartire per inquadrare la mercatizzazione all’interno di un processo che non sacrifichi, anzi rafforzi, il ruolo “politico” delle cooperative sociali, come attori orientati alla giustizia e all’equità sociale.
Il rapporto La mercatizzazione dei servizi sociali nel welfare locale in Italia, realizzato da Euricse nell’ambito dell’Accordo di Programma con la Provincia autonoma di Trento è disponibile qui: https://euricse.eu/it/publications/la-mercatizzazione-dei-servizi-sociali-nel-welfare-locale-in-italia/. Il team di ricerca è composto da Luca Fazzi (Università di Trento) coordinatore scientifico, e dai ricercatori di Euricse Giacomo Pisani, Jole Decorte e Mirella Maturo.
Foto in apertura Stefano Carofei, Agenzia Sintesi. Foto interna Euricse (Daniele Panato/Agenzia Panato)
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