Disabilità
Se il turista fa colazione al centro diurno: Villa Angaran, elogio dello sconfinamento
Un centro diurno per persone con disabilità, un appartamento per esercitarsi nell'autonomia, una comunità per minori, un bar, una trattoria e una guest house in cui lavorano persone con fragilità: a Bassano del Grappa da ormai dieci anni Villa Angaran San Giuseppe - un tempo casa per esercizi spirituali - è un crocevia di contaminazioni scomode, che hanno scardinato pregiudizi e promosso inclusione. «Siamo disturbanti rispetto alle altre attività della Villa e vogliamo esserlo, pur con un'inclusione gentile. Non ci interessa “esporre” la disabilità, ma favorire una percezione di normalità», spiega Marzia Settin, coordinatrice degli spazi dedicati alla disabilità per l'associazione Conca d'Oro
Villa Angaran San Giuseppe è un luogo di rara bellezza. Una contaminazione “scomoda” – e inizialmente ritenuta un po’ folle – è divenuta esempio di condivisione virtuosa. Oggi qui vive una comunità inclusiva sotto l’aspetto sociale, economico, ambientale e culturale, che ha mosso i primi passi partendo da un presupposto: le persone con disabilità – anche gravissima – hanno diritto, come tutti, a luoghi belli, dove il concetto di bellezza racchiude anche nuove possibilità di contatti e relazione.
Siamo a Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, in un complesso monumentale del XVI secolo. Di proprietà dei Gesuiti dal 1921, a lungo luogo di esercizi spirituali e corsi per fidanzati, la recente destinazione di hub comunitario prende forma a partire dalle indicazioni di papa Francesco che, a suo tempo, invitò gli enti religiosi gesuiti a ridestinare i propri spazi a fini sociali. A dispetto del forte interesse di molti imprenditori, attratti dal potenziale valore turistico del bene, si è scelta una strada diversa, visionaria e coraggiosa: aprire la villa a persone con fragilità, integrate in un ambiente condiviso e ricco di attività ricettive, commerciali e culturali, per mostrare il valore della differenza e contrastare la marginalizzazione di chi presenta una disabilità, che sia lieve o richieda una elevata intensità di sostegni. La villa palladiana è così divenuta luogo d’incontro e occasione di benessere e scoperta d’identità: un’esperienza che oggi compie dieci anni.

La dimora è ancora di proprietà dei Gesuiti, ma è affidata alla custodia del Consorzio Rete Pictor, unione di tre imprese sociali del bassanese: Conca d’oro, che si occupa di persone con disabilità, Adelante, impegnata con adolescenti, famiglie e animazione territoriale e Luoghi Comuni, che segue inserimenti lavorativi nell’hosting, nella ristorazione e in agricoltura. La nuova vita della residenza ha preso forma tra il 2015 e il 2017, con un’importante ristrutturazione e l’avvio del percorso comunitario per la gestione. All’interno, sono rimasti sempre attivi lo storico bar e il liquorificio che era stato avviato in precedenza dai religiosi.
Un centro diurno “disturbante”
A Villa Angaran ha trovato casa il Centro Diurno Le Carubine, dedicato a persone con disabilità grave e gravissima. Si trova nella parte centrale e più prestigiosa della dimora, circondato dalle diverse attività che quotidianamente si svolgono in villa. «Il nostro Centro Diurno, in gestione all’azienda sanitaria, era in un prefabbricato piuttosto brutto. Nel 2017, in soli venti giorni, siamo entrati in uno spazio che ha cambiato le nostre giornate e anche il nostro lavoro di educatori e operatori», racconta l’educatrice e pedagogista Marzia Settin, coordinatrice dello spazio per l’associazione Conca D’Oro. «Da un luogo completamente chiuso, siamo arrivati in un enorme salone con grandi vetrate, che danno sul giardino della villa e sul bar. Chi siamo e cosa facciamo è visibile a chi prende un caffè o passeggia nel parco. Per scelta, la modalità della villa è quella di massima apertura, per invitare le persone che da qui transitano per vari motivi ad entrare in contatto con tutte le realtà che animano la villa. Siamo stati una delle prime attività ad arrivare» spiega Settin.
Qui c’è nuova mentalità, di massima apertura: la non-esclusività dei luoghi è divenuta metodologia per allontanare la ghettizzazione di certi luoghi
Marzia Settin, coordinatrice centro diurno Le Carubine
In seguito qui hanno trovato casa una comunità diurna per minori e alcune attività imprenditoriali e commerciali, vocate a finalità sociali, con inserimenti lavorativi per persone con fragilità. A Villa Angaran San Giuseppe ci sono una trattoria e una guest house con 40 posti letto. Sono un centinaio le persone occupate a vario titolo in villa e molti i turisti, anche stranieri, che arrivano ogni anno. «Qui non ci sono spazi esclusivi: nemmeno il centro diurno lo è. Nei fine settimana può essere destinato a eventi, persino a matrimoni. Si tratta di una nuova mentalità, di massima apertura, certamente non facile: questa non-esclusività dei luoghi è divenuta metodologia per allontanare la ghettizzazione di certi luoghi» evidenzia Settin.
Oggi nel centro diurno, accreditato dal servizio sanitario, ci sono circa 20 ospiti con disabilità complesse, tre educatori e una decina di operatori sociosanitari. Negli anni – prosegue Settin – è cambiata anche la percezione delle famiglie: «Quando il servizio era in spazi chiusi, molti genitori faticavano a relazionarsi con la disabilità dei propri figli, all’esterno e persino con noi operatori. Oggi, invece, la prospettiva è diversa: c’è una grande differenza tra dire “mio figlio frequenta un centro diurno” e dire “mio figlio va in villa”. Qui gli ambienti non sono dedicati esclusivamente alla disabilità: sono spazi aperti, dove la quotidianità si intreccia con la bellezza del luogo. Dire “mio figlio va a Villa Angaran” significa attribuire una nuova identità, costruita attraverso la narrazione delle attività e delle esperienze che si svolgono qui ogni giorno. Perché nello stesso posto il genitore può trovare relazioni e venire anche a bersi un caffè».
Chi soggiorna alla guest house, volendo, può fare colazione passando dal Centro diurno. Non ci interessa “esporre” la disabilità, ma favorire una percezione di normalità. Siamo disturbanti rispetto alle altre attività e vogliamo esserlo, pur con un’inclusione gentile e una contaminazione che ha sempre il massimo rispetto per le persone con disabilità
Marzia Settin, coordinatrice centro diurno Le Carubine
L’inclusione, in ogni caso, non è mai imposizione: «Non ci interessa “esporre” la disabilità, ma favorire una percezione di tolleranza e normalità. Chi sceglie di soggiornare alla guest house, per esempio, volendo può fare colazione passando dal Centro diurno. Siamo disturbanti rispetto al contesto delle altre attività, ma vogliamo esserlo, pur con un’inclusione gentile e una contaminazione che ha sempre il massimo rispetto per le persone con disabilità. In caso di una disabilità gravissime è lecito domandarsi se gli ospiti del diurno beneficino davvero di questa nuova ubicazione e di queste opportunità di relazione, ma qui da noi il “non c’è nulla da fare” non è contemplato: ne siamo certi, tutti possono beneficiare della vita che si fa in villa» sottolinea la coordinatrice.

L’approccio alle altre attività è avvenuto con gradualità e gli ospiti de “Le Carubine” sono immersi anche nella vita produttiva della villa: insieme agli educatori realizzano piccola oggettistica e preparano dolci, che sono anche veicolo per un contatto più immediato con chi frequenta la dimora per varie finalità, dai soggiorni turistici a un pranzo in trattoria.
Un appartamento per l’autonomia
L’associazione Conca D’oro segue anche l’esperienza di “Dalle radici alle ali” aperta a Villa Angaran nel 2021. Si tratta di un appartamento ricavato in quella che erano un tempo gli alloggi padronali, con una splendida loggia, dove piccoli gruppi di 5/6 persone con disabilità medio-lieve (in totale circa 30 persone, in grandissima parte giovani) possono vivere pomeriggi di attività ed esperienze di abitazione condivisa, per l’acquisizione di abilità e competenze di autonomia. Anche in questo caso, la possibilità di estendere le opportunità relazionali con altre persone che vivono quotidianamente la villa fa la differenza. Nei progetti pomeridiani si lavora sulla capacità di scegliere ed esprimere desideri, anche complicando le esperienze, per renderle formative.

L’intenzione comune è quella della minor dipendenza possibile, che ha per ognuno ha un’accezione diversa. «“Mettiamo in difficoltà” i ragazzi, perché devono essere loro a pensare alle attività da fare insieme, ovviamente con l’accompagnamento degli educatori. Viene fatto un lavoro ad hoc per invitarli a esprimere i loro desideri, perché è difficile crearsi un’identità personale quando il paradigma della disabilità è vivere in contesti collettivi, organizzati e chiusi. Qui gli spazi portano a vivere imprevisti: ma questo aiuta a far emergere le competenze di ciascuno» conclude Settin.
È difficile crearsi un’identità personale quando il paradigma della disabilità è vivere in contesti collettivi, organizzati e chiusi. Qui gli spazi portano a vivere imprevisti: ma questo aiuta a far emergere le competenze di ciascuno
Marzia Settin, coordinatrice centro diurno Le Carubine
Gli ospiti dell’appartamento sono tutti impegnati anche nella vicina fattoria sociale Conca d’Oro, in inserimenti lavorativi nell’ambito agricolo. Quando gli utenti fanno esperienza di residenzialità in villa, dal pomeriggio precedente, ogni mattina si organizzano tempistiche e colazione, per poi recarsi in fattoria. Magari, prima, bevendo anche un cappuccino al bar della villa e salutando qualche turista di passaggio.
Le immagini nell’articolo sono state condivise dall’Associazione Conca d’oro. In apertura, Marzia Settin
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