Le periferie in tv

«Se io perdo un minuto, ho perso un ragazzo»: la storia della preside di Caivano diventa una fiction

Lunedì 12 gennaio parte su Rai 1 in prima serata la serie tv "La Preside", liberamente ispirata alla storia di Eugenia Carfora, dirigente scolastica di Caivano. Racconta la vita di una donna visionaria e ostinata che, al suo primo incarico da preside, sceglie di guidare l’istituto "Anna Maria Ortese" di Napoli. La protagonista Luisa Ranieri: «È bello portare al grande pubblico il concetto che il singolo fa la differenza». L’ideatore e coproduttore Luca Zingaretti: «Abbiamo gettato la luce su una storia luminosa»

di Ilaria Dioguardi

«Non c’è tempo da perdere. Se io perdo un minuto, ho perso un ragazzo». Con questa frase di Eugenia Carfora, la dirigente scolastica dell’istituto Morano di Caivano, si apre la prima puntata della serie tv che andrà in onda da lunedì 12 gennaio su Rai 1 e Rai Play, La Preside, liberamente ispirata alla sua storia. Da un’idea di Luca Zingaretti, è prodotta da Bibi Film Tv e Zocotoco, in collaborazione con Rai Fiction, la regia è firmata da Luca Miniero e ha per protagonista, nei panni della preside, Luisa Ranieri.

«Quando le cose sono così brutte, è facile immaginarsele più belle»

La serie tv, in quattro serate, racconta la storia della dirigente scolastica di Caivano diventata simbolo di coraggio e determinazione nella lotta per il riscatto educativo e sociale. Eugenia Carfora è una donna visionaria e ostinata che, al suo primo incarico da preside, sceglie di guidare l’istituto “Anna Maria Ortese” di Napoli, tristemente famoso per l’assenteismo degli studenti e la totale mancanza di risorse. Ma quella che ad altri potrebbe sembrare una sfida impossibile, per la dirigente scolastica diventa una missione: «Quando le cose sono così brutte, è facile immaginarsele più belle».


Il singolo fa la differenza

«Questa fiction arriva al momento giusto. Nel buio di una periferia abbiamo raccontato qualcosa di molto bello, nella quale il singolo fa il suo», ha detto in conferenza stampa l’attrice Luisa Ranieri, che nella fiction veste i panni della preside Eugenia Liguori, figura che si ispira appunto a Eugenia Carfora. «È bello portare al grande pubblico il concetto che il singolo fa la differenza. È stato un bellissimo viaggio per me, mi sono messa in sintonia con i ragazzi. Napoli è un po’ la nostra Rio de Janeiro, ci sono tanti strati sociali tutti mischiati insieme: questo crea una grande energia e credo che sia l’estratto dell’Italia. Quello che succede a Napoli succede dappertutto, solo che a Napoli è un po’ più colorato, è una città nella quale le classi sociali sono mischiate. Ho ritrovato una Napoli che conosco, che ho vissuto a scuola».

La potenza della storia di una donna che decide di cambiare le cose

«Durante la Festa del cinema di Roma, dove è stato proiettata in anteprima, abbiamo capito quanto La Preside potesse essere innovativo», ha detto Maria Pia Ammirati, direttrice Rai Fiction. «Mi piace sottolineare che l’istituto della fiction è intitolato alla scrittrice Anna Maria Ortese. In questo prodotto, dentro il contesto della periferia urbana, c’è la potenza rivoluzionaria della storia vera di una sola donna, Eugenia, che decide di cambiare le cose. Lei è unica contro tutto, quel tutto che si è adagiato».


L’idea da un documentario di Domenico Iannacone

«Il documentario di Domenico Iannacone che intervistava Eugenia Carfora, che io e Luisa abbiamo visto nel 2019, è stato la scintilla che ci ha fatto conoscere questa storia», ha raccontato Luca Zingaretti, che ha prodotto la fiction insieme ad Angelo Barbagallo. «Non era neanche finito il documentario che ho telefonato alla preside Carfora, che mi ha attaccato il telefono: le ho detto che ero Zingaretti e lei mi ha risposto “e io sono Napoleone”. Il giorno dopo ero sul treno per Caivano per spiegarle l’idea, che parte dal fatto che lei, contro tutto e tutti, riesce a smuovere la situazione. I ragazzi sono i veri vincitori della storia, capiscono che la mano tesa della preside è l’unica salvezza. In un contesto del genere più che le regole occorre mantenere il giudizio: la durezza va adattata alla realtà che hai vicino», ha proseguito Zingaretti.

I protagonisti del cast (foto di Assunta Servello)

«Abbiamo gettato la luce su una storia luminosa. Mentre sono tutti presi dal Sottosopra di Stranger things, noi abbiamo raccontato il Soprasotto: queste zone della periferia di Napoli sono abitate per la maggioranza da persone perbene, che cercano di vivere dignitosamente. Purtroppo, per assenza dello Stato e per la presenza della malavita organizzata, questi luoghi sono stigmatizzati».

(foto di Duccio Giordano)


Il sapore musicale della fiction

«Questa serie non è stata girata a Caivano, la maggior parte è stata ambientata nella vicina San Giovanni a Teduccio, sempre nella periferia di Napoli», ha detto il regista Luca Miniero. «La vicinanza della scuola ai palazzoni di periferia rende la storia “universale”, non è importante dove è stata girata. È stato un grande viaggio per i ragazzi e per tutti noi, abbiamo avuto una grande accoglienza dalla cittadinanza. È da sottolineare il sapore musicale della fiction, con un repertorio in cui ci sono anche bravissimi cantanti tra i ragazzi», prosegue Miniero.

«Con Luisa Ranieri, che rappresenta perfettamente l’intricato spettro emotivo di questa forza della natura, Alessandro Tedeschi, Daniela Ioia, Enzo Casertano e Ivan Castiglione sono alcuni dei nomi che permettono a questa grande storia di arricchirsi di emozioni». Tra i giovani spiccano Ludovica Nasti, che interpreta Lucia Ruotolo, e Francesco Zenga, che veste i panni di Nicola Russo.


Tra durezza e tenerezza

«È stato bellissimo incontrare Eugenia Carfora e i ragazzi, le storie le abbiamo rubate a piene mani cercando di dare una forma di narrazione», ha detto Maurizio Careddu, sceneggiatore della fiction insieme a Cristiana Farina e Attilio Caselli. «Mi piace sempre ricordare il sogno di Eugenia, che ci sia la legalità e che ognuno faccia il proprio dovere. I ragazzi hanno bisogno dei sogni, tramite i quali si traccia un percorso, un obiettivo, un senso di comunità che abbia solidarietà. Nella fiction abbiamo cercato di rappresentare le due facce di Eugenia, tra durezza e tenerezza».

«La parola rassegnazione nel mio vocabolario non esiste»

«Perché devo aspettare che un ragazzo mi chieda perché non ho insistito di più per fargli frequentare la scuola?», ha detto Eugenia Carfora, intervenendo alla conferenza. «La scuola, come il piacere di crescere un figlio, dura tutta la vita. La parola rassegnazione nel mio vocabolario non esiste. Ho dato tutto, ho sacrificato tanto la mia famiglia, io non mi rassegno mai, costi quel che costi. Mi ritrovo perfettamente nella rappresentazione dei luoghi della fiction, i quartieri diventano città nella città. Il problema di queste realtà è prendersi cura: la fiction ha fatto emergere cosa significhi invece prendersi cura».

Video e foto dell’ufficio stampa Rai (credits nelle didascalie, in apertura foto di Duccio Giordano), tranne la foto della conferenza stampa e il video ad Eugenia Carfora che sono dell’autrice

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