Nuovo welfare

Se l’intelligenza artificiale entra in cooperativa

La Ai e la digitalizzazione sono un’opportunità e rischio per la cooperazione. Perché? In che modo gestirli? Cooperatori a confronto

di Silvia Vicchi

intelligenza artificiale — Ai e la digitalizzazione sono un’opportunità e rischio per la cooperazione. Se n’è parlato a Bologna, in un evento di Agci-Associazione Generale Cooperative Italiane, sulla più grande trasformazione economica e sociale mai vista, guidata da una velocità di cambiamento inedita, un potenziale dirompente e il rischio di una delle maggiori concentrazioni di ricchezza — e potere — della storia, nelle mani di pochi.

 «A Bologna», ha detto il vicepresidente della Regione Emilia Romagna, Vincenzo Colla «c’è il più grande investimento europeo nel settore digitale, 430 milioni di euro, che diventeranno 2 miliardi una volta completato il Tecnopolo: il Centro Europeo per il Meteo e Leonardo, il secondo supercomputer al mondo sull’intelligenza artificiale, la cui ora di lavoro equivale a 920 anni di un comune pc e presto anche l’università dell’Onu. Un trittico unico al mondo, che richiamerà talenti». Per questo  la Regione ha investito in enti del Terzo settore-Ets, dottorati e formazione:  «98 milioni di euro, 10 erogati alle cooperative negli ultimi due anni», ha ricordato Roberto Ricci Mingani, della direzione generale Conoscenza, Ricerca, Lavoro, Imprese.

A supportare le cooperative nel passaggio al digitale c’è anche General Digital: «Accompagniamo nella richiesta, gestione e uso dei finanziamenti, costruiamo una cultura del digitale e in collaborazione con la Fondazione Google, progetti ad alto impatto sociale», ha specificato  il presidente Renzo Colucci.

«L’Ai è una tecnologia velocissima», ha spiegato Cristiano Boscato, direttore didattico della Bologna Business School e ceo di Dinova «e chi non interpreta il cambiamento come intelligenza aumentata è espulso dal mercato. Aiuta a migliorare le scelte, accelera la conoscenza e le persone vanno educate al cambiamento. Chi teme di perdere il lavoro deve capire che l’Ai è la chiave per l’occupazione: non è solo uno strumento, ma una nuova materia prima, per creare interi nuovi mercati».

Nella tavola rotonda con Katia Ceccarelli della coop Ancora, Nicola Comastri di Innova, Renato Lelli di Agci, Pietro Segata, presidente di Società Dolce ha evidenziato il paradosso dell’uso della tecnologia in un ambito ad alta intensità umana: «Le cooperative sociali sono costrette ad utilizzare le tecnologie in sostituzione o a complemento delle attività umane, a causa della crescente carenza di risorse. L’idea di un robot che fornisce assistenza con l’Ai è inquietante, ma necessaria, di fronte all’invecchiamento e a una natalità bassissima. Abbiamo anche sviluppato un welfare predittivo che usa l’Ai generativa, a partire da dati clinici, per anticipare lo sviluppo di percorsi assistenziali ed educativi. Una rivoluzione nella progettazione di risposta alla domanda». Il presidente nazionale di Agci, Massimo Mota, ha precisato che le grandi rivoluzioni portano anche problemi, come gli attacchi digitali e la tutela di cittadini e imprese, invitando «la cooperazione a mutualizzare la tecnologia, trasformandola in intelligenza artificiale sociale». Un grande lavoro, come ricordato dal presidente regionale Emanuele Monaci di Agci: «I prossimi step? Creare cultura e reti digitali, aiutare le coop ad avere coscienza dell’impatto valoriale e politico della tecnologia, del proprio livello di digitalizzazione e facilitare l’accesso ai finanziamenti: l’Europa per mantenere la sovranità politica e la tenuta sociale deve recuperare sovranità tecnologica». 

Nella foto, col microfono, il presidente di Società Dolce, Pietro Segata

Cosa fa VITA?

Da oltre 30 anni VITA è la testata di riferimento dell’innovazione sociale, dell’attivismo civico e del Terzo settore. Siamo un’impresa sociale senza scopo di lucro: raccontiamo storie, promuoviamo campagne, interpelliamo le imprese, la politica e le istituzioni per promuovere i valori dell’interesse generale e del bene comune. Se riusciamo a farlo è  grazie a chi decide di sostenerci.