Il dizionario delle aree interne

Serena Giacomin: «Il futuro climatico dell’Italia si decide qui»

La parola clima è cruciale per capire le aree marginali. Da un lato il cambiamento climatico ci sta già facendo riscoprire alcuni territori, più vivibili. Dall'altro perché senza la cura di questi luoghi aumentano i rischi di eventi estremi in tutto il Paese. Nel nuovo numero di VITA magazine dialoghiamo con la direttrice scientifica dell'Italian Climate Network

di Daria Capitani

«Non possiamo evitare tutti gli eventi estremi, ma possiamo fare molto per evitare che diventino disastri». La fisica climatologa e meteorologa Serena Giacomin, direttrice scientifica dell’Italian Climate Network, spiega perché quando si parla di aree interne bisogna adottare una visione che tenga insieme non soltanto qualità della vita, sicurezza e sviluppo locale ma anche, anzi soprattutto, il clima.

Il nuovo numero di VITA è dedicato alle aree interne. Dai territori marginali sta arrivando una lezione di innovazione e cambiamento. Che cosa ci insegnano? La risposta è in sette dialoghi per aprire lo sguardo, ognuno con una parola chiave. La fisica climatologa e meteorologa Serena Giacomin ha scelto cura. Se hai un abbonamento leggi subito Aree interne, l’Italia da scoprire e grazie per il tuo sostegno. Se vuoi abbonarti puoi farlo a questo link.

Quando si parla di territori marginali, la narrazione è appiattita ai poli opposti: declino o rinascita. Sul tema, il numero di dicembre/gennaio di VITA porta un altro racconto: chi sono le persone che scelgono di vivere nella pancia dell’Italia? Un viaggio tra le storie di chi, pur tra fatica e ostacoli, ha deciso di restare, ritornare o arrivare. 
AREE INTERNE, L’ITALIA DA SCOPRIRE

Come impatta il cambiamento climatico sulla vivibilità dei luoghi e sul “ripopolamento” delle aree interne?

Il cambiamento climatico sta già modificando in modo significativo la vivibilità dei territori. L’aumento delle temperature, le ondate di calore più frequenti, la riduzione della disponibilità idrica e l’incremento degli eventi meteo più intensi rendono alcune aree urbane e di fondovalle meno confortevoli e più vulnerabili. Altre zone, in particolare quelle interne e a quote medio-alte, possono apparire, almeno temporaneamente, più vivibili dal punto di vista termo-climatico. Tuttavia, questo non elimina la necessità di considerare con grande attenzione i rischi legati al dissesto idrogeologico, che in molte aree interne e montane rappresentano una criticità strutturale e in crescita proprio a causa dell’estremizzazione climatica. Per questo motivo eventuali dinamiche di ripopolamento non sono automatiche: richiedono visione e capacità di governo. Significa garantire servizi essenziali, infrastrutture materiali e digitali, mobilità adeguata, ma soprattutto una gestione del territorio che tenga insieme clima, qualità della vita, sicurezza e sviluppo locale. Non si tratta di cogliere “opportunità” generate dal cambiamento climatico, ma di trovare nuove soluzioni che rendano questi luoghi realmente abitabili e resilienti nel lungo periodo.

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