Difesa

Servizio civile obbligatorio? La proposta della Cei, la risposta dei volontari

Di fronte ai venti di guerra e alla nuova corsa al riarmo, la Cei propone un Servizio civile obbligatorio, come alternativa al ritorno della leva militare proposta dal ministro Crosetto. Una proposta percorribile o solo una provocazione? Ne parliamo con due giovani della Rappresentanza nazionale dei volontari: Rosa Melfi, dalla macroarea Estero, ed Emanuele Occhipinti, referente per il Sud Italia

di Chiara Ludovisi

La patria va difesa? Allora non si torni al servizio militare, ma si renda obbligatorio il servizio civile. La proposta è contenuta in un documento pubblicato nei giorni scorsi dalla Cei, come risposta alla “chiamata alle armi” che si sta sollevando nel nostro Paese, come in tutta Europa. Educare a una pace disarmata e disarmante è il titolo della nota pastorale: «Oggi, di fronte al mondo in guerra, dovremmo poter declinare il valore della ‘difesa della patria’ in un servizio civile obbligatorio per ogni giovane, come momento che accompagna la maturità politica della maggiore età con quella civile e morale», si legge nel documento.

E ancora: «Un servizio civile obbligatorio sarebbe un investimento per dare alle prossime generazioni l’occasione di praticare la cura per la dignità della persona umana e per l’ambiente, per opporsi all’ineguaglianza che si fa sistema sociale, all’inimicizia come qualifica delle relazioni fra esseri umani e popoli, alla soggezione dell’altro alle proprie ambizioni».

Una proposta reale e percorribile? Cosa ne pensano i giovani che hanno vissuto questa esperienza? Lo abbiamo chiesto a due componenti della Rappresentanza nazionale volontari di Servizio Civile: Rosa Melfi, rappresentante della Macroarea Estero ed Emanuele Occhipinti, rappresentante nazionale per il Sud Italia.

Un segnale forte contro la logica del riarmo

«Penso che la proposta di rendere il servizio civile universale obbligatorio rappresenti un forte segnale di contrasto alla logica di riarmo che sta prevalendo in questo periodo in Europa», afferma Rosa, 30 anni, che ha concluso a settembre il suo servizio a Lugo, nel nord della Spagna, presso una Fondazione che si occupa di supporto a persone a rischio di esclusione sociale. «Durante l’anno di Servizio Civile ho lavorato molto con migranti e rifugiati politici che scappano da Paesi in guerra. Questo confronto per me è stato significativo. Attualmente i numeri del Servizio Civile Universale si aggirano intorno ai 60mila giovani all’anno: renderlo obbligatorio significherebbe ampliare significativamente questi numeri, ripensare alla sua organizzazione, strutturazione e distribuzione. È certamente una riflessione che si può avviare, ma che richiederebbe un ripensamento dell’attuale sistema», osserva.

Rosa Melfi

Quel che è certo, è che il servizio civile è non solo un modo per rendersi utili alla comunità, ma anche un potente strumento di formazione ed educazione alla pace: «È nato come obiezione alla leva militare, questo fa sì che i valori di pace, solidarietà, difesa civile non armata della patria siano alla base del servizio civile. Noi giovani di oggi, non avendo vissuto direttamente il periodo del dopoguerra, abbiamo sempre visto la leva come qualcosa di ormai superato, “antico”. Abbiamo vissuto un periodo, unico nella storia, di pace tra i popoli europei. Fino al 2022, anno di inizio della guerra russo-ucraina, si pensava che la guerra non potesse più tornare nel continente europeo».

Il servizio civile può essere uno strumento strategico, perché ha nelle sue radici proprio i valori di obiezione alla guerra. Penso che l’attuale clima politico e sociale abbia rimesso al centro questi valori

Rosa Melfi

Invece, oggi, si inizia a sentire forte l’urgenza di riaffermare valori di pace, di fronte ai numerosi scenari di guerra. E in questo senso, il servizio civile può essere uno strumento strategico, perché «ha nelle sue radici proprio i valori di obiezione alla guerra», afferma Rosa Melfi. «Penso che l’attuale clima politico e sociale abbia rimesso al centro questi valori, che risultano ancora più evidenti nei progetti di servizio civile all’estero, in cui l’operatore volontario si trova a operare in contesti culturali e sociali spesso completamente diversi da quelli di provenienza. In tali contesti il volontario diventa un vero e proprio ambasciatore di pace, promotore all’estero dei valori del servizio civile, che ricalcano i valori richiamati all’interno della nostra Costituzione, in particolare nell’articolo 11».

Rappresentanza nazionale volontari servizio civile

Il servizio civile è volontario: l’obbligo potrebbe snaturarlo

Anche Emanuele Occhipinti, 27 anni, un anno di servizio svolto presso l’Asp (Azienda pubblica di servizi alla persona) di Ragusa, legge con interesse la proposta della Cei, ma non nasconde alcune perplessità: da un lato infatti, il contesto attuale «particolarmente complesso, in cui sempre più giovani faticano a trovare punti di riferimento valoriali solidi e i fenomeni di disagio e devianza giovanile sono in aumento, la proposta di un servizio civile obbligatorio è certamente interessante», dice. 

Emanuele Occhipinti

Dall’altro, però, «nasce come scelta volontaria: lo afferma anche una sentenza della Corte costituzionale. Rendendolo obbligatorio, inevitabilmente lo si trasformerebbe in qualcos’altro. Per questo motivo, sono favorevole ad aprire una riflessione concreta su un eventuale intervento normativo, ma credo che debba essere una scelta ponderata, priva di condizionamenti ideologici o politici, e che tenga conto di tutte le conseguenze».

Ad ogni modo, «se si decidesse di intraprendere questa strada, dovremmo essere pronti a ridisegnare l’impianto del servizio civile», precisa anche Emanuele. «Non è una questione da leggere in termini di “positivo” o “negativo”, ma piuttosto di visione: serve una decisione lucida, ragionata e orientata al bene delle nuove generazioni e del Paese».

Quella del servizio civile nasce come scelta volontaria. Rendendolo obbligatorio, lo si trasformerebbe in qualcos’altro. Sono favorevole ad aprire una riflessione, ma credo che debba essere una scelta ponderata, priva di condizionamenti ideologici o politici

Emanuele Occhipinti

Non ha dubbi, invece, sul fatto che il servizio civile sia strettamente imparentato con la pace: «La normativa stessa lo definisce come difesa non armata e non violenta della patria: una forma di difesa che si realizza attraverso valori fondamentali quali la solidarietà, la partecipazione attiva dei giovani, l’inclusione sociale o la responsabilità intergenerazionale. Si tratta di una vera e propria politica pubblica educativa e civica, che accompagna i giovani in un percorso di crescita personale e, al tempo stesso, li rende protagonisti nello sviluppo delle loro comunità. Gli operatori volontari difendono la patria senza armi, attraverso l’impegno quotidiano accanto alle persone e ai territori. C’è una citazione che mi colpisce particolarmente e riassume perfettamente questa visione: “C’è più difesa nel costruire che nel distruggere”», afferma.

Il servizio civile è quindi uno strumento di educazione alla pace, ma è anche molto di più: «Nel corso degli anni si è evoluto profondamente, trasformandosi in un moderno fenomeno sociale, con significati e finalità più ampie. Oggi i giovani scelgono il servizio civile universale anche perché rappresenta un’opportunità concreta di crescita personale e professionale, permette di sviluppare competenze utili all’ingresso nel mondo del lavoro e offre la possibilità di sperimentare autonomia e responsabilità, spesso per la prima volta in un contesto “adulto”. Oggi, dunque, a parer mio, il servizio civile è vissuto come una vera esperienza di vita, un percorso di arricchimento umano e valoriale». 

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