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Siti porno off limits per gli under18: ma non pensiamo che questo divieto ci assolva

Scatta da oggi l'obbligo di age verification per i siti e le piattaforme che diffondono contenuti pornografici. «Vale per una cinquantina di siti nell’elenco di Agcom, mentre è evidente che sono centinaia. Educare al rispetto di sé e dell'altro è fondamentale, non possiamo pensare che questa partita si giochi solo con le norme», dice Ernesto Caffo, fondatore e presidente di Telefono Azzurro

di Sara De Carli

collo di una ragazza

Dal 12 novembre 2025 entra in vigore l’obbligo per le piattaforme di condivisione video e i siti web con contenuti potenzialmente inadatti ai minori di verificare la maggiore età degli utenti ad ogni sessione, assicurando un livello di sicurezza adeguato al rischio e il rispetto della minimizzazione dei dati personali raccolti in ragione dello scopo»: ossia adottare sistemi certificati di verifica dell’età per proteggere i minori, senza compromettere la privacy degli utenti. È quanto prevede la delibera 96/25/CONS dell’AgCom, approvata in attuazione del “Decreto Caivano”, che al comma 1 prevede appunto per i minori un «divieto di accesso a contenuti a carattere pornografico, in considerazione delle capacità lesive della loro dignità e del benessere fisico e mentale, costituendo un problema di salute pubblica». 

Il 31 ottobre Agcom ha pubblicato sul suo portale un primo elenco di 45 siti porno che dal 12 novembre devono adeguarsi alla normativa: si va da YouPorn a OnlyFans. Per tutti questi siti, sarà obbligatoria l’age verification per continuare a diffondere contenuti in Italia: chi non rispetterà l’obbligo sarà sanzionato fino a 250mila euro.

«È un passo che fa parte di un percorso internazionale che pone un limite legato all’età all’accesso a più contenuti social, digitali e anche di intelligenza artificiale: la Francia, l’Australia, l’Inghilterra sono partite già da alcuni mesi. L’elemento cardine è la verifica dell’età di accesso, su cui si gioca una partita molto importante», spiega Ernesto Caffo, presidente e fondatore di Telefono Azzurro.

I sistemi di verifica dell’età, però, «verificano semplicemente il fatto di avere 18 anni. Quindi limitarsi a dire che solo chi ha più di 18 anni può accedere a determinati servizi è senza dubbio una tutela, ma non è un intervento perfettamente adeguato. Anche perché l’obbligo di age verification vale solo per alcune piattaforme, le grandi: ce ne sono una cinquantina nell’elenco di Agcom, mentre è evidente che ce ne sono centinaia di altre. Il rischio è che i ragazzi e le ragazze si spostino su altre piattaforme o che tramite VPN accedano attraverso altri Paesi, che peraltro è un escamotage di cui sono consapevoli già alle scuole secondarie di primo grado», afferma Caffo. Il punto, precisa, «è che non ci sono ricette facili. E che non possiamo pensare che questa partita si possa giocare solo con le norme. È fondamentale invece educare i ragazzi anche su tema pornografia, lavorare su come disincentivare il fatto che vadano a cercare quel tipo di materiale tossico. Questo si può fare non con i divieti, ma con una educazione che la scuola e i genitori devono fornire. Occorre creare sistemi di educazione e prevenzione, oltre che di controllo e sanzione. Evitare che gli adolescenti vadano alla ricerca di materiali pornografico in rete non è tanto un tema etico, ma di esperienze che possono fare e di comportamenti che possano agire, andando a configurare una percezione della sessualità e del rapporto sessuale che non è quella reale».  

Non possiamo pensare che questa partita si possa giocare solo con le norme. È fondamentale invece educare i ragazzi anche su tema pornografia, lavorare su come disincentivare il fatto che vadano a cercare quel tipo di materiale tossico

Un secondo aspetto, più tecnico, è il fatto che l’attuazione dell’obbligo di verifica dell’età «è affidato ad agenzie che non sono strutturate per fare questa verifica: noi gestiamo un servizio di segnalazioni sul sexting e facciamo rimuovere il materiale segnalato ma ci rendiamo conto che riusciamo a seguire un numero infinitesimo di situazioni rispetto a quel che servirebbe», precisa il professore. 

Un’educazione a questi temi, conclude Caffo, «chiamatela come volete ma è necessaria» e «deve mettere al centro la persona e la sfida del rispetto di sé e dell’altro». Occorre «partire dall’ascolto dei ragazzi, dal renderli protagonisti, perché loro più di altri ragionano in maniera molto matura su queste tematiche. Famiglie e scuola devono impegnarsi di più su questi temi, perché troppe volte le cronache ci dicono che siamo arrivati troppo tardi. Nei ragazzi c’è una sofferenza profonda, non raccontata. Tantissime storie raccolte da Telefono Azzurro ce lo confermano e io mi rendo sempre più conto di quanto non abbiamo ancora fatto: dobbiamo fare tutti di più, non possiamo pensare che con un divieto abbiamo risolto il problema».

Foto di Sam Badmaeva su Unsplash

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