Modelli di sviluppo
Società benefit al rallenty: dopo dieci anni sono 5.310 su 4,4 milioni di imprese
Allo scoccare dei due lustri dalla loro introduzione nell'ordinamento italiano i numeri faticano a decollare, ma il potenziale resta alto. Lo confermano big (Sammontana), pmi (Nasse animation studio), associazioni (Sodalitas) e la nuova Ricerca nazionale. Versione estesa dell'articolo apparso su VITA magazine di dicembre-gennaio
A che cosa servono le società benefit? Stanno riuscendo a dare una marcia in più alle aziende che vogliono conciliare gli obiettivi economici con quelli ambientali e sociali? C’era bisogno di creare un istituto giuridico per “isolare” le imprese che sposano la sostenibilità a livello statutario? Sono 5.310 le aziende che, negli scorsi dieci anni, da quando, cioè, con la legge finanziaria del 2015 le società benefit sono state introdotte nel nostro ordinamento, hanno risposto in modo positivo a queste domande.
Da Taranto per tutto lo Stivale
Un numero piuttosto circoscritto rispetto alla dimensione complessiva del sistema produttivo nazionale, che conta circa 4,4 milioni di imprese. Ma che genera un valore molto alto. Prima di arrivarci, con i dati forniti dalla Camera di commercio di Brindisi Taranto, punto di riferimento nazionale per le benefit, scopriamo che ci sono voluti quattro anni per convincere le prime 442 imprese a scegliere questa forma giuridica, mentre nel successivo triennio 2019/21, probabilmente in coincidenza dell’aumento dell’attenzione alla sostenibilità nel mondo, si è arrivati a quota 2mila. Ma è nei due anni successivi che il fenomeno comincia ad acquisire maggiore visibilità: tra il 2022 e il 2023 le benefit superano le 4mila unità, con un ritmo di crescita costante.
Molti servizi
Si arriva così al settembre di quest’anno: secondo l’ultima rilevazione effettuata, in Italia operano 5.310 società benefit, con una crescita annuale di quasi il 22% rispetto al 2024. Il settore più rappresentato è quello dei servizi professionali e tecnici (27,4%), seguito da informatica/telecomunicazioni (15,7%) e manifattura (11,65%). Una su sei, pari a 879, è un’impresa femminile. Un dato di una certa rilevanza riguarda il peso economico generato dal complesso delle benefit, pari a 67,9 miliardi di euro di valore della produzione, con una media di 12,7 milioni di euro, una cifra che posiziona il gruppo al di sopra della media nazionale.
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