Ricerche e impatti

Società quotate, la sostenibilità tocca il portafoglio dei manager

Più rendi la tua azienda sostenibile più guadagni. Una ricerca congiunta di Cattolica e Luiss sulle 40 società quotate in borsa (al Ftse mib) mostra che quasi tutte (37) prevedono incentivi economici legati a obiettivi positivi su infortuni, sicurezza, inclusione ed emissioni. Ma, avvertono gli esperti, incentivi interni e “racconti” non bastano: le strategie Esg devono essere coerenti soprattutto con la cultura e i valori aziendali

di Nicola Varcasia

Chi pensava che la sostenibilità fosse passata definitivamente di moda dovrà aspettare. Quasi tutte le società quotate alla borsa di Milano (almeno le 40 del Ftse Mib) prevedono attualmente incentivi economici legati agli obiettivi di sostenibilità. La larga maggioranza di loro (il 74%) prende in considerazione incentivi sia di breve che di lungo termine. Quello a breve termine più frequente riguarda infortuni, salute e sicurezza. L’obiettivo di lungo periodo più diffuso riguarda fattori socio-ambientali come diversità, inclusione ed emissioni.

Più governance per tutti

Di questo si è parlato all’Università Cattolica di Milano, dove il gotha della sostenibilità italiana si è ritrovato a discutere dei risultati di una ricerca che ha cercato di capire come le grandi aziende quotate gestiscono al loro interno i temi Esg. Con un focus proprio sulla “G” di governance. A conferma dei dati, sono arrivate le testimonianze di 14 imprese quotate raccontate nel libro Corporate governance e sostenibilità (edito da Egea) scritto da Marco Minciullo (Altis Università Cattolica) e Alessandro Zattoni (Luiss Guido Carli) e presentato per l’occasione dai rispettivi sustainability manager. Tra i presenti, alcuni dei protagonisti della rubrica “I volti della sostenibilità”, lanciata da VITA qualche tempo fa, quali Marco Stampa di Saipem, Matteo Tanteri di Snam e Filippo Bocchi di Hera.

Ci vuole un “luogo”

Da sinistra, Marco Stampa (Saipem), Filippo Bocchi (Hera), Manuela Baduana (A2a), Luigi Sampaolo (Eni), Matteo Tanteri (Snam), Marco Minciullo (Altis Cattolica)

Chiaramente, gli incentivi non bastano per rendere concreto un fenomeno così trasformativo come quello della sostenibilità. Anzi. Due le principali indicazioni che sono emerse dalla ricerca e dal libro, che a breve sarà scaricabile gratuitamente per chi desidera approfondire la materia. La prima è che per integrare la sostenibilità nella strategia aziendale occorre strutturare una governance multilivello. La seconda, non meno importante, è che la sostenibilità deve fondarsi su una cultura aziendale improntata a principi etici e orientata all’innovazione. Senza le persone non si va da nessuna parte. Proprio a questi punti hanno fatto riferimento i due autori della ricerca e del libro per lanciare un messaggio: «I casi analizzati mostrano come sia necessario individuare un “luogo” in cui la sostenibilità possa prendere forma in azienda. Una governance multilivello diventa perciò un presupposto fondamentale per integrarla nella strategia e renderla operativa a tutti i livelli. Questi assetti diventano però efficaci e riconosciuti quando sono coerenti con la strategia, la cultura e i valori dell’azienda, e quando la rendono in grado di gestire e intercettare rapidamente cambiamenti e opportunità di innovazione», ha spiegato Marco Minciullo.

Oltre la Csrd

Mentre Alessandro Zattoni ha sottolineato: «Le imprese intervistate hanno compiuto notevoli passi avanti nell’integrazione della sostenibilità nel business model, dimostrando come una solida governance sia cruciale per il loro successo a lungo termine. L’incertezza normativa e alcuni eventi recenti possono rallentare la transizione verso la sostenibilità, ma le aziende devono continuare ad investire per consolidare o accrescere il loro vantaggio competitivo». La ricerca evidenzia quindi come sostenibilità e corporate governance siano ormai inscindibili nelle grandi imprese italiane.

Marisa Parmigiani (Unipolis), sua la prefazione del libro sulla governance delle società quotate

Quasi tutte le società del Ftse mib hanno comitati consiliari dedicati alla sostenibilità e, come si diceva, Kpi (Key performance index) ambientali e sociali nei sistemi di remunerazione. I sustainability manager e i responsabili delle risorse umane emergono come attori chiave nell’integrazione della sostenibilità nella strategia aziendale e nella cultura organizzativa. I casi aziendali analizzati confermano perciò la diffusione di una governance multilivello e di sistemi di coordinamento manageriale sempre più strutturati.

Competenze diffuse

Tuttavia, la sola ricerca della compliance rischia di limitare l’efficacia delle politiche Esg. Gli esperti raccomandano ai consigli di amministrazione un ruolo più proattivo nella definizione delle politiche di sostenibilità e nel loro allineamento ai sistemi di incentivazione. A livello manageriale, è centrale creare competenze diffuse, migliorare il coordinamento interno e favorire l’innovazione sostenibile. Il messaggio è chiaro: la sostenibilità diventa strategica solo quando governance, processi e cultura aziendale operano in modo coerente verso il successo sostenibile di lungo periodo.

Le foto in apertura e all’interno sono dell’ufficio stampa Università Cattolica.

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