Giornata persone con disabilità

Solitudine al museo: per la disabilità intellettiva, servizi inadeguati

La survey, voluta dal Fai e L'abilità onlus sulle modalità di fruizione del patrimonio culturale in Italia e il suo livello di accessibilità, mostra che il 38% dei cittadini ritiene tale patrimonio molto importante, percentuale che sale al 69% tra i caregiver di persone con disabilità intellettiva e al 76% tra gli operatori. Eppure, la frequenza è bassa e le sensazioni negative di solitudine, disagio e abbandono sono la norma

di Nicla Panciera

L’accesso alla cultura è un’occasione fondamentale di crescita e di condivisione per tutti, anche per le persone con disabilità intellettive, che possono sperimentare nuove modalità e nuovi strumenti di comunicazione, anche per entrare in contatto con le proprie emozioni. Lo conferma un’indagine, condotta da IQVIA su caregiver e operatori, volta a esplorare le modalità di fruizione del patrimonio culturale in Italia e il suo livello di accessibilità. Secondo i rispondenti, la fruizione è poco frequente, i servizi inadeguati: servirebbero una maggior formazione del personale impiegato nei luoghi del patrimonio culturale italiano, più materiale informativo facilitato e percorsi dedicati.

La survey, condotta tra marzo e aprile 2025 con la consulenza dell’associazione L’abilità onlus e che ha coinvolto circa 1.200 persone tra popolazione generale, caregiver e professionisti che assistono persone con disabilità intellettive, è stata presentata in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità dal Fondo per l’ambiente italiano Fai, da sempre impegnato a ridurre le barriere sensoriali e cognitive per garantire esperienze di visita sempre più inclusive e partecipative. Tra le iniziative più longeve c’è “Museo per tutti” – ideato e realizzato dall’associazione L’abilità onlus con il supporto di Viatris, azienda globale che opera nell’ambito della salute e già attivo in 16 beni.

Cultura e benessere

Per la popolazione generale, l’istruzione è l’ambito più rilevante per il benessere (68%), seguita dalla crescita professionale (57%), mentre solo il 31% considera centrali per una vita piena e soddisfacente le attività culturali come la visita a mostre e musei. Il dato cambia notevolmente quando la stessa domanda viene posta a operatori e caregiver: pur ritenendo fondamentali formazione e lavoro, attribuiscono grande valore anche alle attività culturali, con un dato raddoppiato rispetto alla popolazione generale (rispettivamente il 67% e 70%). L’importanza del patrimonio artistico e culturale è riconosciuta da tutti, ma con diversa intensità: l’85% della popolazione generale lo considera utile al benessere personale, ma solo il 38% lo ritiene molto importante, percentuale che sale al 69% tra i caregiver e al 76% tra gli operatori. Il divario aumenta sulla sua fruibilità: se per il 23% della popolazione generale il patrimonio risulta poco o per nulla accessibile, la quota sale al 71% tra i caregiver e al 74% tra gli operatori, che vivono più da vicino le difficoltà di inclusione.

Progettare insieme

«Quando parliamo di disabilità intellettiva» spiega Carlo Riva, direttore dei servizi di L’abilità onlus e ideatore di Museo per tutti «ci riferiamo a una condizione che riguarda la capacità di comprendere informazioni complesse, orientarsi in contesti nuovi, comunicare bisogni ed emozioni. Non è una fragilità rara, ma una realtà che coinvolge molte famiglie e che, come mostra l’indagine, oltre la metà degli intervistati ancora non conosce. Questa scarsa consapevolezza genera ostacoli concreti: caregiver e operatori raccontano visite spesso faticose, solitarie, prive di strumenti adeguati. Eppure, l’accesso ai luoghi della bellezza e della conoscenza è essenziale per una vita piena per tutti. È per questo che il percorso di Museo per tutti avviato da L’abilità anche con il Fai è così importante: abbiamo il dovere di progettare insieme alle persone, ascoltare i loro bisogni e rendere ogni esperienza di visita possibile, inclusiva e davvero accogliente».

Troppe sensazioni negative

La poca inclusività emerge ancor più chiaramente dalle sensazioni provate durante una visita culturale in un museo o una mostra: mentre la popolazione generale si sente appagata dall’esperienza (58%) e accolta (38%), il 32% dei caregiver riferisce sensazioni negative, legate a disagio, solitudine, mancanza di spiegazioni adeguate e fatica. In caso di accoglienza inclusiva, si genera quasi stupore per la poca consuetudine a questo tipo di supporto. Anche il 19% degli operatori riporta delle sensazioni negative, determinate da un senso di abbandono, poca inclusività e una necessità di interventi frequenti da parte loro per rendere possibile la fruizione dell’esperienza alla persona con disabilità intellettive. Anche la frequenza delle visite è bassa: dichiara di non andare mai o quasi mai a mostre e musei il 40% della popolazione generale, il 55% dei caregiver e il 57% degli operatori. Le motivazioni differiscono: per il pubblico generale prevalgono mancanza di tempo, costi e difficoltà logistiche (34%, 26% e 19%), mentre caregiver e operatori citano soprattutto la complessità organizzativa (46% e 47%) e la carenza di informazioni adatte alle persone con disabilità intellettive (25% e 12%). Secondo caregiver e operatori, la cultura è l’ambito in cui famiglie e persone con disabilità intellettive ricevono meno supporto (79% e 75%), seguito da lavoro e ambito ricreativo, a differenza di scuola e sport, dove i servizi e il personale dedicato risultano più presenti.

Foto del Fai, Villa Necchi Campiglio, Milano

Cosa fa VITA?

Da oltre 30 anni VITA è la testata di riferimento dell’innovazione sociale, dell’attivismo civico e del Terzo settore. Siamo un’impresa sociale senza scopo di lucro: raccontiamo storie, promuoviamo campagne, interpelliamo le imprese, la politica e le istituzioni per promuovere i valori dell’interesse generale e del bene comune. Se riusciamo a farlo è  grazie a chi decide di sostenerci.