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Sostenibilità, ritrovarne il senso nel valore sociale

«Se è vero che la stagione delle grandi direttive europee sulla sostenibilità è relativamente recente e oggi attraversa una fase di ripensamento e arretramento, è altrettanto vero che l’idea di una responsabilità non riducibile alla sola dimensione economica delle aziende affonda le proprie radici ben più indietro nel tempo». Pubblichiamo l'introduzione a "La sostenibilità ancora possibile", focus book di VITA, firmata da Valentina Langella e Federico Mento, rispettivamente presidente e segretario di Social Value Italia. Scarica il volume

di Valentina Langella e Federico Mento

Per alcuni, la sostenibilità è ormai una parola non più in voga, da rottamare, per altri, un vincolo burocratico che rallenta la competitività, per altri ancora, un esperimento normativo troppo ambizioso, da ridimensionare e semplificare. Tutte queste letture, per quanto comprensibili nel clima politico ed economico attuale, rischiano tuttavia di alimentare una visione miope del fenomeno, perché se è vero che la stagione delle grandi direttive europee sulla sostenibilità è relativamente recente e oggi attraversa una fase di ripensamento e arretramento, è altrettanto vero che l’idea di una responsabilità non riducibile alla sola dimensione economica delle aziende affonda le proprie radici ben più indietro nel tempo.

Valentina Langella, presidente Social Value Italia

Il dibattito fra obblighi e adesione volontaria

Il dibattito tra obbligatorietà e volontarietà delle pratiche di sostenibilità da parte delle organizzazioni ha accompagnato da sempre l’evoluzione di questi temi. In un certo momento, l’intervento normativo è apparso opportuno non tanto per creare ex novo un cambiamento, quanto per forzare e accelerare un processo che appariva ormai inevitabile. In questo senso, l’Unione Europea ha assunto consapevolmente il ruolo di indirizzo, posizionandosi come modello di riferimento e laboratorio avanzato tramite il Green Deal, che è stato di certo il tentativo più ambizioso di rendere questo percorso più strutturato, coerente e rapido. Tuttavia, la rapida evoluzione economica, politica e sociale – pensiamo all’impatto dell’aumento del costo dell’energia a seguito del conflitto in Ucraina – unita all’intensità dell’azione regolatoria hanno prodotto il timore di un irrigidimento dei processi e di una crescente burocratizzazione, che ha innescato una battuta d’arresto sul piano regolatorio, attraverso il pacchetto Omnibus. Al medesimo tempo, tale dinamica non ha potuto fortunatamente ostacolare il processo di maturazione culturale già intrapreso da alcune imprese e investitori negli anni.

Occorre una cultura della sostenibilità nella quale la misurazione e la gestione del valore sociale non rappresentino una risposta opportunistica alla norma, ma l’esito di un percorso che si costruisce progressivamente nel tempo.

Valentina Langella e Federico Mento, Social Value Italia

Da tempo, infatti, la riflessione più avanzata si muove oltre la sostenibilità, concentrandosi sull’attenzione ai rischi non finanziari e, soprattutto, sulla gestione degli effetti generati dalle proprie azioni. Questa evoluzione precede di molto qualsiasi obbligo regolatorio e nasce dalla pratica: dall’innovazione sociale, dalla finanza responsabile, dall’impact investing, dal dialogo con i territori e con gli stakeholder, intesi non come destinatari passivi, ma come protagonisti delle azioni e degli effetti generati dalle organizzazioni.

L’esperienza di Social Value Italia

L’esperienza di Social Value Italia è, in questo senso, emblematica. L’associazione, composta da organizzazioni, imprese, fondazioni e mondo accademico accomunati dall’interesse per la misurazione e la gestione del valore sociale, nasce oltre dieci anni fa, in un contesto in cui nessun obbligo strutturato di rendicontazione sociale era ancora in vigore, e in cui il tema del valore sociale era affidato quasi esclusivamente alla sperimentazione volontaria, alla riflessione metodologica e alla pratica sul campo.

Federico Mento, segretario Social Value Italia

Nel corso del tempo, Social Value Italia è cresciuta, arricchendosi di esperienze e ambiti di applicazione sempre più articolati, attraverso momenti di confronto, attività di formazione, gruppi di lavoro e occasioni di condivisione, accompagnando l’evoluzione del dibattito sul valore sociale nel nostro paese e contribuendo alla diffusione di linguaggi, strumenti e approcci comuni.

Da questo punto di vista, l’esperienza dell’associazione ha consentito di osservare e al tempo stesso di promuovere attivamente, una cultura nella quale la misurazione e la gestione del valore sociale non rappresentano una risposta opportunistica alla norma, ma l’esito di un percorso che si costruisce progressivamente nel tempo.

Valore sociale come pratica di senso

In tal senso, il valore sociale emerge oggi ancora di più non come un adempimento formale, ma come una pratica di senso, dimensione trasversale e strategica dell’agire organizzativo, capace di rafforzare il dialogo tra gli attori economici e i contesti in cui operano, rendere leggibili gli effetti generati e utilizzare tali informazioni per orientare le scelte in maniera consapevole e sostenibile. Abbracciare il paradigma del valore sociale determina non solo interventi puntuali finalizzati alla mitigazione delle esternalità negativa, né si accontenta di agire in una logica redistributiva, piuttosto intende modificare in maniera radicale i meccanismi di generazione del valore. Si tratta, quindi, di intervenire sulla visione dicotomica che separa il perseguimento prioritario del valore economico, che sino ad oggi ha orientato in via prevalente le decisioni del settore privato, dalla creazione di impatti sociali ed ambientali.

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Usare le lenti del valore sociale amplia lo spettro d’azione degli attori del settore privato, la cui domanda di senso non dovrebbe più limitarsi a rispondere “cosa posso fare per mitigare le mie esternalità”, piuttosto spostarsi sul piano, più ambizioso e di certo complesso, delle soluzioni, ovvero “come posso contribuire a risolvere le sfide sociali/ambientali”. Si tratta naturalmente di processi di lungo periodo, non privi di contraddizioni e barriere; l’esito, pertanto, di questo percorso non può prescindere dal profondo commitment delle governance. Solo attraverso un reale ingaggio da parte di chi prende le decisioni possiamo attenderci di spostare l’enfasi dai processi di compliance e reporting, alla dimensione delle scelte strategiche, che agiscono fattivamente sui modelli di creazione di valore.

Spazi come Social Value rappresentano dei luoghi in cui far incontrare prospettive diverse e creare le condizioni affinché le distanze che vi sono, ad esempio, tra attori della società civile e soggetti del settore privato, possano progressivamente assottigliarsi, creando le condizioni per un autentico dialogo.

Il settore privato si trova dinnanzi a un bivio, a una scelta non più rimandabile, tra continuare ad essere parte del problema, o decidere finalmente di diventare soluzione.

Valentina Langella e Federico Mento, Social Value Italia

Le complessità di quest’epoca, la cui traiettoria appare incerta, non possono prescindere da risposte che debbono essere necessariamente complesse, dall’esercizio di coraggio, dalla capacità di visione; abbracciare la prospettiva del valore sociale è una delle risposte che possiamo articolare alle policrisi che si stagliano all’orizzonte. Il settore privato si trova dinnanzi ad un bivio, ad una scelta non più rimandabile, tra continuare ad essere parte del problema, o decidere finalmente di diventare soluzione.

Nella foto di apertura di AP Photo/Jens Meyer/LaPresse, stabilimenti Volkwagen a Zwickau.

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