La retromarcia
Sostenibilità, se Strasburgo affossa le direttive
Il voto del Parlamento Ue sull'Omnibus di ieri allenta e di molto i vincoli previsti dalle nuove direttive in materia di rendicontazione, controllo della filiera, standard rendicontativi. È il frutto di un'alleanza inedita dei Popolari con la destra estrema, dopo una lunga trattativa coi Socialisti. La denuncia di Impresa 2030, raggruppamento di ong e imprese impegnate per produzioni responsabili
Una giornata nera, quella di ieri 13 novembre, per quanti sono impegnati per la sostenibilità.
L’approvazione del provvedimento Omnibus I, che doveva produrre una semplificazione delle tre direttive in materia di sviluppo sostenibile – la Csrd sulla rendicontazione, la Csddd sulla diligenza dovuta (ossia la responsabilità estesa alla filiera di acquisto) e quella relativa agli gli European sustainability reporting standards – Esrs, ovvero i criteri europei per la rendicontazione – l’approvazione dell’Omnibus I, dicevamo, si è risolta, come si temeva, in un innalzamento degli obiettivi, che riduce notevolmente la platea delle aziende soggette, dilazionando gli obblighi di applicazione.
È accaduto nel voto dell’aula di Strasburgo, dove i Popolari, che avevano a lungo mediato con i Socialisti, hanno votato a maggioranza con la destra.
Tra le prime a intervenire, già ieri sera, Banca Etica, per voce del suo presidente, Aldo Soldi (qui l’articolo), stamane è la volta di Impresa 2030, raggruppamento di ong, associazioni e imprese responsabili, che definiscono la decisione di ieri «una proposta di deregolamentazione che mira a indebolire in modo significativo le principali leggi europee in materia di sostenibilità recentemente approvate, tra cui la Direttiva sulla due diligence di sostenibilità aziendale (Csddd)».

«L’esito del votoı», scrivono in una nota, «arriva dopo mesi di tensioni politiche, tattiche di ostruzionismo e forti pressioni da parte di alcuni gruppi politici. L’Omnibus I è diventato un caso emblematico delle difficoltà che l’Europa incontra nel mantenere un equilibrio tra interessi economici, strategie politiche e i principi di trasparenza, democrazia e Stato di diritto».
Ong e aziende insieme: «Si è ceduto agli interessi»
La Campagna Impresa2030 non ci sta: «Esprimiamo il nostro disaccordo rispetto alla scelta del Parlamento europeo di cedere agli interessi aziendali attraverso il pacchetto Omnibus I, che smantella progressivamente le tutele conquistate con fatica per i lavoratori, i diritti umani e l’ambiente, invocando in modo strumentale la competitività, a discapito dei piani climatici e di ogni obbligo di responsabilità in caso di violazioni dei diritti umani previsti nella Direttiva sulla due diligence (Csddd). Questo attacco agli impegni politici europei ignora numerosi avvertimenti autorevoli – tra cui quelli della Banca Centrale Europea e la dichiarazione di alto livello firmata da oltre 30 ex leader dell’Ue – contro la deregolamentazione».
Come dice Cristiano Maugeri di Action Aid, uno dei co-portavoce: «Per la prima volta, un testo viene approvato grazie all’alleanza tra il Partito popolare europeo (Ppe) e le forze di estrema destra anti europeiste. Si tratta di un drammatico precedente politico».
Secondo Impresa2030 «a pagarne il prezzo saranno le vittime, i lavoratori e il Pianeta, mentre l’eE rischia di compromettere la propria credibilità come attore impegnato nella giustizia sociale e climatica. La protezione dei diritti umani e la lotta alla crisi climatica non rappresentano una scelta politica, ma un obbligo giuridico che richiede impegno e coerenza da parte degli Stati membri. Come ricordato anche dalla Corte internazionale di giustizia, gli Stati dell’Ue hanno il dovere di adottare misure efficaci per proteggere i diritti delle persone e salvaguardare le generazioni presenti e future».
Due diligence spogliata degli impegni climatici
La proposta Omnibus I approvata a Strasburgo – non dimentichiamo che il sistema europeo si basa sulla governace del trilogo, ossia del negoziato fra Parlamento, Consiglio dei ministri europei e Comissione – secondo Impresa 2030 «elimina tutte le disposizioni sui piani di transizione climatica, privando la Csddd di uno dei suoi strumenti più efficaci per promuovere la responsabilità climatica delle imprese, che non sarebbero più obbligate ad adottare misure concrete per ridurre le proprie emissioni, proprio in un momento in cui interventi urgenti sono fondamentali per contrastare le crisi climatiche». Vale a dire: l’impianto della direttiva sulla diligenza dovuta impegnata a vigilare sulla filiera, per evitare che le aziende si approvvigionassero da aziende inquinatrici.
Nono solo, «la proposta elimina la responsabilità civile armonizzata in Europa e mina l’accesso alla giustizia, riducendo ulteriormente gli strumenti a disposizione delle vittime lungo l’intera catena del valore». Lo spiega bene Margherita Romanelli di WeWorld, un’altra co-portavoce: «La difesa di questi due punti per noi è fondamentale. Infatti, gli obiettivi dell’accordo di Parigi non possono essere raggiunti se non c’è un impegno preciso e verificabile delle grandi imprese di ridurre le emissioni di CO2. Questo passaggio non si farà con la determinazione necessaria se le grandi aziende non saranno sufficientemente spinte a farlo, ne è prova che già nel 2025 abbiamo superato il limite di riscaldamento globale + 1,5°C. Voler eliminare la responsabilità civile armonizzata delle imprese», prosegue Romanelli, «significa continuare a non voler proteggere le vittime allo stesso modo nel mercato comune europeo e continuare a non dare accesso alla giustizia in quei paesi dove ci sono maggiori violazioni. In Italia, ad esempio, non c’è un regime di responsabilità civile per danni provocati da azioni d’impresa eppure abbiamo oltre duecentomila braccianti sfruttati solo in agricoltura».
Impresa 2030 si mobilita
Quelli della Campagna Impresa2030, annunciano mobilitazione: «Continueremo a difendere con determinazione i diritti delle comunità locali e la tutela dell’ambiente, chiedendo responsabilità, trasparenza e impegni concreti da parte di tutte le istituzioni europee». Punteranno cioè alla «reintroduzione di un regime unico e armonizzato di responsabilità civile, che permetta alle vittime di accedere effettivamente a strumenti di tutela», a quella «dei piani di transizione climatica, già alleggeriti nella Direttiva approvata a maggio 2024» e al «ripristino di un ambito di applicazione esteso della Csddd, per garantire l’effettiva applicazione degli obblighi di dovuta diligenza lungo l’intera catena di approvvigionamento».
Resta informato su ProdurreBene.
Nella foto di apertura, di AP Photo/Pascal Bastien/LaPresse, l’emiciclo del Parlamento europeo.
Vuoi accedere all'archivio di VITA?
Con un abbonamento annuale potrai sfogliare più di 50 numeri del nostro magazine, da gennaio 2020 ad oggi: ogni numero una storia sempre attuale. Oltre a tutti i contenuti extra come le newsletter tematiche, i podcast, le infografiche e gli approfondimenti.