Responsabilità d'impresa e diritti
Sostenibilità, società civile chiama Europa: rafforzi il suo impegno
Lo hanno chiesto oltre 140 organizzazioni della società civile in vista del voto del Parlamento europeo sulla direttiva Omnibus I, che potrebbe ridimensionare la Corporate sustainability due diligence directive - Csddd. «Gli obblighi sulla dovuta diligenza rappresentano uno strumento fondamentale per lo sviluppo di economie più eque, sostenibili e resilienti, in grado di avere migliori performance economiche, garantire il benessere umano e ambientale e difendere il futuro delle giovani e prossime generazioni», spiega Margherita Romanelli, responsabile advocacy per Weworld e co-portavoce della Campagna Impresa2030
di Alessio Nisi
Al momento dell’acquisto di cibi o bevande, in Italia 3 persone su 4 prestano attenzione alle aziende impegnate a rispettare diritti dei lavoratori e dell’ambiente. È quanto emerge da un sondaggio condotto dalle organizzazioni umanitarie Weworld e Mani tese, insieme a Campagna Impresa2030 e Asvis, in vista del voto del Parlamento europeo sulla direttiva Omnibus I, che potrebbe ridimensionare la Corporate sustainability due diligence directive – Csddd.
La direttiva impone alle grandi imprese europee e quelle che esportano in Europa di garantire il rispetto dei diritti umani e ambientali lungo l’intera catena di fornitura. Ma, le modifiche proposte nel pacchetto Omnibus I rischiano di ridurre molte di queste tutele in nome della competitività aziendale.
Secondo un sondaggio somministrato da Swg a settembre 2025, poi, l’80% delle persone intervistate in Italia ritiene che gli incentivi pubblici, nazionali ed europei, dovrebbero essere concessi solo alle aziende agricole che rispettano i diritti dei lavoratori e riducono le emissioni. La pensano così anche l’81% degli imprenditori/autonomi intervistati e l’88% delle persone residenti nel nord-est.
Gli stessi intervistati dichiarano inoltre che non può esserci competitività senza tutela dei diritti (74%) e per 4 persone su 5 le grandi aziende dovrebbero essere obbligate per legge a prevenire i danni causati dalle loro attività a persone, ambiente e clima lungo la catena del valore, anche se questo comporta per loro dei costi in più.
L’Ue rafforzi il suo impegno per la sostenibilità
Questi dati sono stati presentati al Parlamento europeo da Margherita Romanelli, responsabile advocacy per Weworld e co-portavoce della Campagna Impresa2030, durante l’evento I parlamentari europei incontrano i raccoglitori, promosso dalla campagna The pickers (I raccoglitori), impegnata a promuovere filiere agroalimentari libere dallo sfruttamento, in particolare delle persone migranti.
«Oltre 140 organizzazioni della società civile» aggiunge Romanelli, «difensori dei diritti umani, sindacati assieme agli investitori e alle imprese più progressiste in tutta Europa chiedono che l’Unione europea rafforzi il suo impegno per la sostenibilità attraverso un voto ambizioso sul pacchetto Omnibus I».
Gli obblighi sulla dovuta diligenza, mette in chiaro, «rappresentano uno strumento fondamentale per lo sviluppo di economie più eque, sostenibili e resilienti, in grado di avere migliori performance economiche come evidenziato da recenti rapporti Istat, garantire il benessere umano e ambientale e difendere il futuro delle giovani e prossime generazioni».
Settore agricolo e alimentare esposto
La riduzione delle tutele garantite dalla Csddd risulterebbe particolarmente problematico proprio per il settore agricolo e alimentare, riconosciuto come uno dei settori a più alto rischio di sfruttamento, con catene di approvvigionamento globali complesse, da una forte dipendenza dalle risorse naturali e da processi produttivi ad alta intensità di manodopera.
200 mila uomini e donne sfruttati. Weworld ha evidenziato negli studi in Campania, nell’Agro Pontino e in Toscana che nelle campagne italiane sono sfruttati 200 mila uomini e donne: qui la componente femminile subisce ogni sorta di discriminazioni di genere fino a vere violenze sessuali collegate all’essere donna e madre.
Inoltre, il sistema agroalimentare è in prima linea anche nella lotta al cambiamento climatico: genera infatti tra il 21 e il 37% delle emissioni globali di gas serra 2 e consuma circa il 70% delle risorse di acqua dolce 3.
Davanti ad un quadro di questo tipo Weworld, insieme a Mani Tese e agli altri partner della Campagna impresa2030, chiede agli eurodeputati italiani di esprimersi a favore di maggiori tutele sociali e ambientali nel pacchetto Omnibus I, al voto il 13 novembre al Parlamento europeo.
La richiesta di Weworld e di Campagna impresa2030 è allineata alla voce degli italiani e delle italiane: 7 persone su 10 (inclusi imprenditori e lavoratori autonomi e l’81% di chi si colloca al centro-destra) ritengono infatti che leggi più severe in campo agroalimentare influiscano positivamente sulla tutela del Made in Italy e della competitività aziendale.

Non smantellate la responsabilità civile armonizzata della Csddd
«Chiediamo di garantire obblighi di prevenzione lunga tutta la filiera produttiva e una legge che si applichi ad un ampio numero di grandi aziende. In particolare, ribadiamo la necessità di non smantellare attraverso Omnibus I il meccanismo di responsabilità civile armonizzata, oggi previsto dalla Csddd, che tutela le vittime allo stesso modo indipendentemente dal Paese dove vengono sfruttate, sia in Europa che nel resto del mondo», spiega Margherita Romanelli, responsabile advocacy per Weworld e co-portavoce della Campagna Impresa2030.
Per Romanelli non smantellare la Csddd «assicurerebbe che le nostre filiere, specialmente quelle agroalimentari, siano libere dallo sfruttamento, prevenendo anche che le realtà produttive virtuose subiscano concorrenza sleale da chi produce in Europa e all’estero senza tutele».
Coinvolgere la società civile
Questo obiettivo, chiarisce Elisa Lenhard, referente advocacy Mani tese e coordinatrice Campagna Impresa2030, «è raggiungibile con un significativo coinvolgimento di tutti gli attori rilevanti, inclusa la società civile, nei processi di dovuta diligenza, imprescindibili quando le violazioni avvengono nei territori e nei paesi più isolati per far emergere pratiche scorrette e accompagnare la risoluzione».
Questi dati, precisa Enrico Giovannini, direttore scientifico di Asvis, «dimostrano come una parte importante del sistema produttivo italiano (in questo caso quello agricolo) chieda una regolamentazione più chiara e orientata ad una produzione sostenibile e responsabile. Il sondaggio conferma, inoltre, che i cittadini sostengono politiche a favore della sostenibilità e non arretramenti come quelli che, invece, si stanno proponendo a livello europeo che rischiano di causare danni sia ambientali sia economici».
In apertura foto di Justin Cherian per Unsplash
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